Nadalin da Trento. Garbelador e ligador al Fontego dei Tedeschi, ladro sacrilego (1574)

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Canal Grande, Fontego dei Tedeschi - San Marco

Nadalin da Trento. Garbelador e ligador al Fontego dei Tedeschi, ladro sacrilego (1574) 1

Una sera del mese di novembre 1574, ad ora tarda anzichenò, due famigli di cà Badoer2, passando per il Campo di San Tomà, videro un uomo con un sacco in spalla aggirarsi furtivamente intorno la chiesa, quasi volesse penetrarvi. Insospettiti, chiamarono le guardie di Rialto, le quali colsero l’uomo medesimo in atto di sforzare le porte del sacro recinto. Come è ben naturale, l’agguantarono, lo frugarono da capo ai piedi e, cacciate le mani nel sacco, vi ritrovarono tenaglie, scalpelli, leve, una piccola mannaia, un piccolo fanale, esca, pietre focaie, ed altro.

Lo tradussero tosto in carcere, ed, avendo saputo che egli era un Nadalin da Trento, figlio di un sarto, garbelador, e ligador3 al Fontego dei Tedeschi4, domiciliato in parrocchia di San Lio, andarono alla di lui abitazione, assicuraronsi della di lui moglie Cassandra, e scopersero in un nascondiglio alquanti preziosi arredi sacri, insieme a buona quantità d’oro e d’argento colati. Sottoposti ad esame i due coniugi, la prima a far rivelazioni fu la moglie, sicché anche Nadalin, vedendosi scoperto, e sperando con una piena confessione di ritrovare minor severità nei giudici, non dimentico delle frodi e dell’ipocrisia, che fino allora aveva sempre dimostrato, così prese a parlare.

«Sì! fui tentato dallo spirito maligno! L’oro e l’argento ritrovati in mia casa sono frutto delle mie scelleraggini! Nel passato mese di settembre, per un necessario corrispondente al canale, entrai nella Scuola Grande di San Marco ai Santi Giovanni e Paolo5, per tre notti la posi a sacco, né avrei desistito, se, aprendosi la scuola per fare i funerali ad un confratello estinto, non si fosse scoperta la mancanza degli oggetti involati. Vi accorse allora il Guardian Grande6 con un notaio dell’Avogaria, ed anch’io, che gironzava per il campo, ebbi il coraggio di recarmi con molti altri ad assistere al processo instituitosi, ed a vedere qual aria spirasse. Rubai calici, croci, un gonfalone adorno d’argento alla Perugina, l’anello di San Marco, ed alcuni palii d’altare. Voleva eziandio portar via la reliquia della spina di Nostro Signor Gesù Cristo, ma con essa in mano caddi sulla porta dell’albergo, e non potei uscir fuori. Allora l’abbandonai, uscii coll’altre cose, e ritornato per riprenderla, caddi di bel nuovo, laonde dovetti deporla sopra un banco, ed asportare il solo tabernacolo. Pochi giorni dopo per un’arca penetrai nella Scuola di San Rocco7, che spogliai d’un crocefisso con sovrapposta corona d’argento, volendo colare la quale (ahi! giustizia divina!) cadde un mio figlioletto nel fuoco, ed si abbruciò. Altre molte furono le chiese ed i luoghi sacri profanati coi miei latrocini, ed anche quando fui colto io tentava d’entrare nella chiesa di San Tomà per impadronirmi degli arredi onde essa era fornita per la prossima festa di Sant’Aniano8. Me misero! che Sant’Aniano, discepolo di San Marco, da me voluto derubare per l’ultimo, fece le vendette del suo maestro da me derubato pel primo! Me misero! che io aveva stabilito l’anno venturo di recarmi a Roma per il santo giubileo, ove avrei ottenuto piena assoluzione dei miei peccati, e veggo che tal grazia mi è negata dagli imperscrutabili giudizi di Dio!».

Invano il ghiotto tentò con tali pappolate di commuovere l’animo dei Decemviri, che essi, con sentenza 3 dicembre 1574, lo condannarono ad essere appiccato, ed abbruciato in Piazzetta dopo i tormenti consueti9.

ANNOTAZIONI

1Criminali XII, e Codice MDCCXCIV della Marciana.

2Della famiglia patrizia Badoer si è parlato a Pag. 9, Annot. 7 [Cap. I, nota per l’edizione elettronica Manuzio]. Una linea di essa abitava in Campo dei Frari, sotto l’antica parrocchia di San Tomà, presso la Scuola della Passion, ove tuttora vi sono il Ramo, il Sottoportico, e la Corte Badoer. Questa linea concorse all’erezione
del prospetto della chiesa di San Tomà, incominciato nel 1666, e compiuto nel 1670. Vedi Pivoto: Vetera ac nova Ecclesiae S. Thomae Apostoli Monumenta.
3 Avevamo fra le nostre arti i Garbeladori e Ligadori di Comun, ed i Garbeladori e Ligadori del Fontego dei Tedeschi. I primi si radunavano in chiesa di San Giacomo di Rialto sotto il patrocinio della Beata Vergine Annunziata. I secondi riconoscevano per protettore San Nicolò da Tolentino, e da principio avevano scuola in chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, ma poi si trasportarono in quella di San Bartolammeo. Questi venivano eletti dalla nazione Alemanna, essendo per lo più tutti Trentini. Veramente per garbeladori si avrebbe dovuto intendere coloro che vagliavano le granaglie e le droghe, e per ligadori coloro che legavano le mercatanzie. Si ricava però da un codice, posseduto dal cav. Cicogna, che, almeno negli ultimi tempi, tale distinzione non era in pratica, e che tanto gli uni quanto gli altri si occupavano nell’ultimo mestiere soltanto.
4Fino dal secolo XIII assegnossi ai Tedeschi un locale a San Bartolammeo perchè potessero abitarvi e tenervi depositate le loro merci. Questo edificio che si chiamò Fontego (fondaco) dei Tedeschi, ed a cui presiedevano tre patrizii col titolo di Visdomini, essendo stato arso dal fuoco nel 1505, rifabbricossi l’anno susseguente sopra disegno di un Girolamo Tedesco, d’ignoto cognome, ajutato forse dal celebre frate Giocondo. Tuttora sopra le pareti esterne scorgonsi alcune traccie degli affreschi del Tiziano, e di Giorgio Barbarelli, detto il Giorgione.
5 La Scuola di San Marco, una delle sei Grandi, venne fondata nel 1260 in parrocchia di Santa Croce, donde il 25 aprile 1438 si trasportò ai Santi Giovanni e Paolo. Abbruciatosi nel 1485 l’edificio ove essa si radunava, posto sul campo, ebbe il medesimo una rifabbrica nel 1490 sul disegno di Martino Lombardo. Alla soppressione della confraternita fu con altri prossimi edifici destinato a formar parte del Civico Ospitale. Tuttora però se ne ammira la bellissima facciata con vaghe sculture in bassorilievo, rappresentanti alcune azioni della vita di San Marco, dello scalpello, come si crede, di Tullio Lombardo.
6 Il Sansovino nella sua Venezia, parlando delle sei Scuole Grandi, dice che in ognuna di esse si crea dal corpo dei cittadini per un anno un Guardiano, al quale si dà titolo di Grande, rispetto alle cure sue di tante persone, et rispetto all’altro Guardian che è sotto di lui, chiamato de Mattin. Un vicario con altri officiali et ministri et li dodeci della Giunta, l’officio de quali è d’esser adiunti al Guardian et alla banca nelle deliberazioni che si trattano fra loro, sono il nervo di tutto il governo. Il Guardiano Grande col Vicario sono vestiti nella solennissima festività del Corpo di Christo l’uno di color cremesino con le maniche alla ducale, et l’altro di panno pavonazzo a comito, come rappresentanti in questa parte il dominio: et per l’ordinario, si come istituto procedente ab antiquo, si honora il guardiano col titolo di Magnifico.
7 Vedi Pag. 163, Annot. 10 [Cap. XLIII, nota per l’edizione elettronica Manuzio].
8Sant’Aniano ha un altare in chiesa di Santa Tomà, ove si ammirava una pala dipinta da Palma il giovane. Questo altare apparteneva all’arte dei Calegheri, la cui scuola si scorge nel campo. Sulla porta di essa vi è un bassorilievo, diligente lavoro della scuola Lombardesca, operato nel l479, e rappresentante Sant’Aniano risanato da San Marco.
9 Adì III xbrio MDLXXIV. In cons.o di X. Voleno che questo Nadalin diman da matina a bon hora sia posto sopra una piatta, et condotto per canal grando a santa croce, nel qual viaggio fino a santa croce gli sieno date botte sei di tanaglia affogate compartindole per esso viaggio. Et poi sii posto a coda di cavalo, et tirato fin sul campo de San Zuane Polo, ove per mezo la schola di S. Marco gli sia tagliata la man destra si che la si separi dal busto, con la qual appesa al colo, sia medesimamente tirato fino alle due colonne di San Marco, dovendo un comandador così nel viaggio per acqua, come per la terra, proclamare le colpe di esso Nadalin, et fra esse colonne sopra una forca eminente sia appiccato per la gola sì ch’el muora, et doppo el corpo suo sia abrusciato sì ch’el si converta in cenere. (Criminali XII, 33, 34). Con deliberazione del giorno stesso il Consiglio dei X comandò che tutti gli oggetti rubati da Nadalin si restituissero alle chiese ed alle scuole donde erano stati tolti, che, se non si trovasse a chi appartenessero, venissero venduti, ed il ricavato si desse, un soldo per lira, alle chiese e scuole derubate; che si consegnassero a Catterina, serva di Nadalin, i danari ch’egli nel suo costituto disse avere a costei appartenuto; che finalmente la moglie di Nadalin si liberasse dal carcere, ed, ove giustificasse di posseder dote, venisse compensata coi mobili e vestimenti di casa. Criminali, ibidem.

GIUSEPPE TASSINI. Alcune delle più clamorose condanne capitale.  (VENEZIA, Premiata tipografia di Gio. Cecchini 1866)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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