Chiesa di Santa Maria in Broglio vulgo dell’Ascensione

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Calle Larga de l'Ascension. Luogo dove sorgeva la Chiesa di Santa Maria in Broglio vulgo dell'Ascensione

Chiesa di Santa Maria in Broglio vulgo dell’Ascensione

Storia della chiesa

L’ordine religioso dei Cavalieri Templari, già tanto celebre nell’Oriente, fu istituito nell’anno 1118 per mantener sicure le strade ai devoti pellegrini, che viaggiavano per i luoghi di Terra Santa, dalle infestazioni degli assassini, e dei malviventi.

Possedeva questa militare religione nelle città più cospicue della cristianità case e monasteri, e per l’opportunità, che avevano i pellegrini di ritrovar in Venezia facile il tragitto per la Palestina, ivi si erano per i Cavalieri Templari fondate due case con le annesse chiese; l’una delle quali era sorta il titolo di San Giovanni Battista del Tempio, e l’altra si chiamava Santa Maria in Capo di Broglio, ora conosciuta sotto il nome dell’Ascensione, mistero divenuto poi titolo della chiesa.

Ci vuole far credere una popolare tradizione, che per essere stata l’antica chiesa fabbricata vicina all’orto delle monache di San Zaccaria abbia desunta la denominazione di Capo di Broglio; ma constando da pubblici documenti, mai essersi cotanto estesi i confini di quel monastero fondato nei tempi stessi col palagio ducale sotto il governo d’Angelo Participazio doge, è più tosto credibile, che abbia ottenuto tal nome dalla vicinanza del luogo, ove solevano i nobili aspiranti a qualche carica ridursi ad implorare i suffragi; il che dai veneziani si dice brogliare, e far broglio.

Comunque sia della cagione di una tal denominazione, certo è, che la Chiesa di Santa Maria, e le, annesse fabbriche furono possedute dai cavalieri del Tempio sino all’anno 1311, in cui la loro religione fu miseramente soppressa per comando di papa Clemente V nel Concilio di Vienna, ed i loro beni assegnati furono all’altra religione militare dei Cavalieri Gerosolimitani ora detti di Malta.

In esecuzione del pontificio comando si presentarono nell’anno 1311 avanti al doge Giovanni Soranzo a nome della loro religione Niccolò da Parma priore della casa di San Giovanni Gerosolimitano di Venezia e Banarorso da Treviso ambi dell’ordine dell’Ospitale Gerosolimitano, e porgendo lettere circolari del pontefice implorarono, che loro fosse consegnata una casa e chiesa già posseduta dalla religione del Tempio, chiamata Santa Maria dell’Ordine del Tempio di capo di Broglio, la quale ancora era quasi violentemente occupata da un cavaliere templare, nominato Emmanuele, che si vantava priore di essa casa. Soggiunse a ciò il doge, già esser noto, come tanto la casa, che la chiesa, erano state fabbricate col soldo dell’erario pubblico, e delle elemosine dei nobili veneziani, e poi concesse alla religione dei Templari, a condizione però, che dovessero in essa casa alloggiare gli ambasciatori dei principi esteri, ed altri illustri personaggi qualunque volta ne fossero stati richiesti dal Dominio. Che però col patto di tal soggezione non si sarebbe ricusato dall’autorità del governo l’ammetterli in possesso dei luoghi richiesti con l’esclusione del preteso priore ivi abitante. Accettarono di buon grado i deputati della religione gerosolimitana le condizioni proposte, e nel giorno 25 di novembre 1312 fu steso di tutto ciò un pubblico documento.

Come però aveva già l’Ordine Gerosolimitano fissata la principale sua residenza nell’altro più dilatato Monastero di San Giovanni Battista, così riuscendo piuttosto d’aggravio il mantenimento di un’altra casa, ottenuta avendo prima dal pontefice Giovanni XXII la necessaria facoltà, fece di essa chiesa, e dei luoghi annessi assoluta, e perpetua vendita nell’anno 1324 ai procuratori della Chiesa di San Marco, detti di Supra.

Passata dunque la chiesa in possesso della Ducale Basilica, i procuratori, perché in essa non si tralasciasse l’ufficiatura del divino culto, la concessero, (come si rileva da un documento dell’anno 1336) ad un certo frate Molano e a suoi compagni d’ignoto istituto sotto l’obbligo di un’annua pensione, e di dover essi pure fornire di alloggio gli ambasciatori secolari che arrivassero a Venezia secondo il beneplacito del Dominio; essendo pure tenuti di mantener per la celebrazione dei divini uffici almeno due preti: dal che si deduce che il suddetto Molano, e i di lui compagni, quantunque chiamati frati, fossero di stato laicale.

Breve tempo stettero in tal luogo questi frati, ricavandosi dai documenti essere poco dopo subentrati alla custodia della chiesa preti secolari, finché nel giorno 17 d’aprile dell’anno 1516, una pia Confraternita dello Spirito Santo, detta dell’Ascensione del Signore, l’ottenne dai procuratori per uso di loro devote funzioni, obbligandosi a farvi giornalmente a loro spese celebrar il divino sacrificio.

Benedì Iddio il fervore di quei devoti, onde cominciò frequentarsi l’angusta chiesa da numeroso popolo, e qualche tempo dopo fu con permissione del senato restaurata, ed abbellita in forma assai decente, essendosene incisa la memoria nell’esteriore facciata eretta di marmo, da cui si rileva, aversi dato alla rinnovazione il suo compimento nel giorno 20 di marzo dell’anno 1598.

Un frammento del legno della Santissima Croce da Giovanni Dandolo eletto doge di Venezia nell’anno 1280 fu offerto in pio dono a questa chiesa di Santa Maria di Capo di Broglio, allora del Tempio. In essa pure onorevolmente si conserva insieme con altre reliquie il corpo di San Bonifacio martire estratto dai sacri sotterranei di Roma. (1)

Visita della chiesa (1733)

La tavola dell’altare maggiore farà facilmente l’ascensione di Cristo di Pietro Mera. Il quadro laterale dalla parte destra con la nascita di Maria Vergine è del Bellucci. L’altro dirimpetto a questo con Cristo, che entra trionfante in Gerusalemme; è opera degna di Gregorio Lazzarini; Quello che segue passato l’altare, che ha una palla di maniera incerta forestiera, rappresenta Cristo che disputa fra i dottori, ed è opera di Alberto Calvetti. E l’altro in faccia a questo con la probatica piscina, è del Celesti. Il soffitto con Cristo, che ascende al cielo, e gli apostoli sul piano è di Sebastiano Ricci; delle sue prime cose. (2)

Altri eventi più recenti (1839)

Si sa che alla fine del 1400 fu da procuratori affittato il monastero per uso di osteria all’insegna della Luna, destinando un rettore alla chiesa. La Confraternita però dello Spirito Santo, detta dell’Ascensione, eretta quivi sin dal 1233 fece nel 1516 restaurare la Chiesa; ma non la condusse al compimento se non nel 1597 per vari dissidi nati tra essa ed un’altra confraternita, detta, dei ciechi quivi pure istituita e come inquieta in quell’occasione trasportata a San Vitale. Stette su quelle forme la chiesa sino al 1824 in cui venne affatto demolita dopo essere stata soppressa nel 1810. In suo luogo sorge un elegante fabbricato a comodo del vicino albergo della Luna. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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