Chiesa di Santa Maria vulgo dell’Anconeta

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Campiello dell'Anconeta. Luogo dove si ergeva la Chiesa dell'Anconetta - Cannaregio

Chiesa di Santa Maria vulgo dell’Anconeta. Chiesa demolita

Storia della chiesa

Mossi da impulso della devozione, che professavano alla Vergine Madre di Dio alcuni virtuosi giovani, collocarono ad un altare nella Chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato loro parrocchia una sacra immagine, che onoravano con speciale culto nelle maggiori solennità. Suscitate poi fra essi, ed il Capitolo della Chiesa alcune contese, ritolta dall’altare la sacra immagine la collocarono in un angusto Oratorio da loro a tale oggetto fabbricato dentro i confini della parrocchia, e che per la devota immagine che custodiva fu denominato l’Anconetta. A dilatarne le angustie lasciò in pio Legato Agostino Carlotto nell’anno 1620 le contigue case, cosicché con le elemosine dei fedeli potte ingrandirsi il sacro luogo adornato di tre altari di marmo, e che poi nel giorno 22 di febbraio dell’anno 1652, fu per autorità del Senato ricevuto in protezione della Signoria, affinché si continuava il governo della chiesa, e Scuola da persone laiche, proseguissero nella loro devozione con accrescimento di merito, decoro della città ed esaltazione del culto divino. (1)

Sopra la porta verso la calle vi è un miracolo di Sant’Antonio di Padova, opera di Daniel Vandich. L’Annunziata dalle parti dell’altare maggiore è di Domenico Tintoretto. La tavola dell’altare maggiore con il Padre Eterno e diversi angeli è di Giacomo Petrelli. Nel soffitto poi sono nel mezzo tre quadri di Leonardo Corona, vi è nell’uno l’Annunziata, nell’altro la Nascita di Maria, nel terzo la visita di Santa Elisabetta. Gli altri due dalle parti sono del Petrelli cioè l’Assunta e Maria, che sale i gradi. In sagrestia vi è un quadretto di Angelo Leone con la Nascita di Maria, e quattro teste di Evangelisti del Corona, che erano nel soffitto. Vi soni ancora in quella chiesa vari altri quadri d’autori dei tempi più infelici del secolo passato. (2)

Eventi più recenti

Nel 1800 il luogo era in stato di abbandono e nel 1855 si decise per il suo abbattimento. L’edificio era posto dove ora si trova il negozio di scarpe Marinello in campiello dell’Anconetta, una lapide sulla pavimentazione ricorda la zona esatta.

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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