Chiesa di San Samuele

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Chiesa di San Samuele - San Marco

Chiesa di San Samuele

Storia della chiesa

Con varie maniere di titolo vien espressa in diversi tempi questa chiesa nei pubblici documenti. Un autentico istromento dell’anno 1090 conservato nell’archivio di San Giorgio Maggiore, porta il nome di Pietro Regini suddiacono, notaio, piovano di San Samuele, e poi vent’anni dopo nella relazione del trasporto fatto a Venezia di Santo Stefano Protomartire nell’anno 1110 lo stesso piovano viene nominato; Pietro Regini Piovano della Chiesa del Santo Apostolo Matteo e Nodaro Pubblico. Né creder si deve, fosse stato eletto piovano della chiesa di San Matteo in Rialto; poiché la fabbrica di essa chiesa è posteriore più di un secolo alla traslazione del corpo del Santo protomartire. In altro istrumento dell’anno 1161 si legge nominato e sottoscritto Andrea Prete e Piovano della Chiesa di San Matteo e di San Samuele, col qual titolo viene replicatamente chiamata questa chiesa in un codice manoscritto intitolato Consuetudini della Chiesa dei Santi Matteo e Samuele, e così pure esprimono altri molti più recenti documenti del secolo XVI. Differente assai è la frase, con cui si nomina questa chiesa nel catastico vescovile castellano, formato per ordine di Ramberto Polo, eletto vescovo di Castello nell’anno 1303, in cui si numerano le chiese, che dovevano pagar il cattedratico, quando si arriva al giorno 21 di settembre, così si legge scritto, Pagar deve per il Catedratico il Piovano di San Matteo Evangelista, che dicesi esser Contrada di San Samuele, lire tre; ed indi poco dopo dove registra le chiese, che erano tenute mandare al vescovo la notizia delle loro solennità, niente parlando della festa di San Samuele, solo al giorno 21 di settembre fa menzione della chiesa di San Matteo evangelista, che si dice esser Contrada di San Samuele. Queste sono le notizie circa il titolo della chiesa, che ci lasciano perciò ancora incerti, se nell’anno millesimo, quando fu fabbricata dalla famiglia Boldù, fossero eletti ambedue, o pur un solo dei santi per titolare di essa.

Insieme con molte altre chiese fu nell’anno 1105 distrutta da un incendio, dal quale risorta durò oltre sei secoli, finché nell’anno 1683, minacciando imminenti rovine, fu rinnovata quasi per intero. All’ornamento, che le manca di una ben disposta struttura suppliscono gli spirituali tesori di reliquie, onde è arricchita; conservandosi in essa decentemente disposte all’altare maggiore, una spina della corona del Redentore; una mascella di San Tommaso apostolo; un dito di San Spiridione vescovo; un dente di Sant’Apollonia vergine e martire, ed alcune notabili reliquie di Sant’Antonio abbate, e di altri santi. Si conserva pure in altro altare il corpo di San Valentino martire tratto dalle catacombe di Roma.

La solennità della consacrazione si celebra per antica consuetudine nel giorno 16 di luglio.

Anche appresso questa chiesa, come era in uso di molte altre chiese parrocchiali, vi era un romitaggio per donne ritirate, che si chiamavano Recluse, e in questo di San Samuele vi si chiuse con licenza del piovano, e del capitolo una buona donna per nome suor Benedetta nell’anno 1348, in grazia della quale una matrona per nome Beriola Gradenigo lasciò un pio legato alla chiesa, e capitolo di San Samuele, a condizione però , che ricevere dovesse un eremita nel romitaggio eretto dietro la chiesa, e permetterle di ivi dimorar quietamente ritirata finché vivesse. Conoscendo però il capitolo niuna più meritare il favore del pio legato, quanto la sopra lodata suor Benedetta, che da nove anni ivi piamente viveva rinchiusa, essa con solenne istrumento del giorno 28 di agosto 1357, dichiararono e costituirono eremita del Romitaggio di San Samuele. (1)

Visita della chiesa (1815)

A destra della porta maggiore è di Domenico Uberti il quadro con la Adorazione de Magi.

La tavola del primo altare con San Giuseppe è di Pietro Liberi, ma ridipinta da colui che vi aggiunse le figure di San Pietro d’Alcantara e di Santa Agnese.

La miglior cosa che vi sia in questa chiesa, è il basso rilievo con la nascita di Nostro Signore, incastrato nel muro sopra la epigrafe seguente: Pancratio Cappello Bernardi fil. Senat. Opt. Laurentius F. bene de se & suis merito monum. hoc siii posterisq. suis pos. Vixìt annos 66 mens. 8 . Obiit 19 martii 1518.

Seguono varie opere di Girolamo Pilotti, cioè un Cristo morto, già tavola d’altare, come vi si legge , la cena del Signore, Cristo legato, il portare della Croce, Cristo in croce, e dopo l’altro altare, il Redentore in aria con Nostra Donna e San Lorenzo Giustiniani al piano. (2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) GIANNANTONIO MOSCHINI. Guida per la città di Venezia all’amico delle belle arti. (Tipografia Alvisopoli. Venezia 1815)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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