Scuola Grande di San Giovanni Evangelista

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Scuola Grande San Giovanni Evangelista - San Polo

Scuola Grande di San Giovanni Evangelista

Storia della scuola

Tra gli illustri attestati che diede al pubblico di sua pietà la nobile famiglia Badoara, uno fu l’erezione della chiesa dedicata all’apostolo ed evangelista San Giovanni da lei fondata nell’anno 970. Contiguo poi a questa chiesa vi aggiunse Marco Badoaro nel secolo XIII un ospedale, istituendovi un priore, la di cui elezione fosse in perpetuo giuspatronato dei suoi discendenti. Libera dunque essendo nei nobili Badoari la facoltà di elegger il priore, qualche volta vi destinarono uomini d’estranea famiglia, come fu Rogerio Cortesi, che poi in grata riconoscenza lasciò all’ospedale stesso alcuni beni da lui posseduti nel territorio di Padova. Dopo la morte di Rogerio fu chiamato dalla famiglia al priorato Geremia Badoaro, la elezione del quale impugnata da Niccolò Morosini vescovo di Castello, che la pretendeva come diritto di sua dignità, fu con solenne giudizio di Andrea patriarca di Grado nel giorno 11 di dicembre dell’anno 1339 dichiarata giusta e legittima, appartenente al solo giuspatronato dei nobili della famiglia Badoara. Continuò sempre dopo la morte di Geremia il Priorato fra gli uomini della di lui famiglia, dei quali Reniero priore nell’anno 1472 ottenne da Sisto papa IV, nel giorno 13 di luglio un singolar privilegio, che i priori, e la di loro famiglia, e le povere pure abitanti nell’ospedale potessero ricever l’eucaristia, e gli altri ecclesiastici sacramenti anche nel tempo pasquale da un sacerdote, che ufficiasse nella loro chiesa.

Fu poi il priorato, il quale era perpetuo, per concordi voti della famiglia ridotto nell’anno 1582 al solo termine d’ un biennio. Frattanto per concessione della famiglia, che godeva il giuspatronato, pose la sua fede appresso questa chiesa la pia, e celebre confraternita, istituita sino dall’anno 1261 nella chiesa parrocchiale di Sant’Apollinare. Da questo luogo forse meno adattato agli esercizi di loro pietà si trasferirono i confratelli con facoltà ottenutane dai nobili Badoeri, e da Rogerio Cortesi, allora priore dell’ospedale, alla chiesa di San Giovanni Evangelista nell’anno 1307. Concesse poi Geremia Badoaro priore nell’anno 1340 una porzione dei luoghi dell’ospedale ad uso di innalzarvi un ospizio adattato alle riduzioni dei confratelli, il quale mentre si va magnificamente innalzando, morto Geremia priore, il di lui successore Giacomo Badoaro di consenso unanime di tutta la famiglia confermo le convenzioni già stabilite, e pose la Scuola in perfetto possesso dei luoghi ad essa accordati. Eretto dunque nell’anno 1344 l’ospizio nella parte superiore dell’ospedale, fu riservata la parte inferiore per l’abitazione delle donne, che in numero di dodici secondo la disposizione del fondatore ivi erano raccolte; ma questa unione di diversi istituti riuscendo incomoda e molesta ad ambedue, fu con nuova convenzione stabilito, che anche le stanze soggette all’ospizio si cedessero in beneficio e dominio della Scuola, e d’essa poi fosse debito l’erigere in altro contiguo sito, e tener conservato l’ospedale per le dodici povere femmine.

Ottenuto dunque il possesso dell’intera fabbrica, ove era l’ospizio, destinarono i confratelli ergere nel luogo inferiore d’esso un altare per le celebrazioni delle messe; ma essendosi a ciò come a pregiudiziale novità opposto Lodovico Badoaro a quel tempo priore, tradotta la controversia al giudizio di Maffeo Gerardi, patriarca di Venezia, fu con di lui sentenza nel giorno 31 di marzo dell’anno 1493 stabilito, che solo nella parte superiore dell’ospizio celebrare si dovessero i divini uffici.

Mentre dunque nel luogo del loro ospizio si andavano con esemplar pietà impiegando in devoti esercizi i confratelli, credette il loro zelo di dover oltre la santificazione propria attender anco ai vantaggi dell’anime altrui. Per cui cominciarono nei giorni festivi ad istruire nei misteri e precetti di nostra religione i fanciulli poveri della città, allettandoli con piccioli donativi a lasciare l’ozio, ed i divertimenti per concorrere ove fossero ammaestrati nei rudimenti di nostra fede, dal che ebbe origine il tanto vantaggioso istituto della Dottrina Cristiana insegnata caritatevolmente in tante parrocchie della città.

Ammirando dunque il fervore, ed lo zelo di questi uomini devoti Filippo Masserio, cavaliere e gran cancelliere del Regno di Cipro, volle essere aggregato al loro numero, ed offrì a decoro della scuola una insigne porzione del legno della Santissima Croce, a lui pervenuta per disposizione del santo patriarca di Costantinopoli Pietro Tommaso carmelitano, il quale in Cipro sorpreso dall’estrema sua malattia lascio il Masserio commissario dell’estrema sua volontà, e gli raccomandò con fervore di conservare, e collocare onorevolmente l’adorabile reliquia.

Intervenne alla funzione di tal offerta Lodovico Donato dell’ordine dei Minori Conventuali, allora inquisitore generale contro l’eretica pravità, e poi cardinale di santa chiesa, per di cui ordine fu la donazione registrata, e ridotta in pubblico documento, di cui questi sono i sensi. In nome di Cristo Amen. Noi Fra Lodovico de’ Minori Maestro in S. Teologia e Inquisitore contro l’eretica pravità per la Sede Apostolica Deputato. All’onorevole e diletto ser Andrea Vendramin, e a tutti Fratelli e scolari presenti, e futuri della scola del diletto di Cristo discepolo Apostolo e Evangelista Giovanni, posta appresso la Chiesa di esso in Venezia, salute. Operando voi già da tanto tempo opere pie, è conveniente che abbiate anco a goder un così prezioso dono…

Quindi è che a perpetua memoria per il tenore delle presenti s’ indica, e si fa noto, come nell’anno 1369. addì 23. Dicembre nella Chiesa suddetta di San Giovanni il Nobil Uomo e insigne Missier Filippo di Masseri Cavalier e Cancelliere del Regno di Gerusalemme, e di Cipro di man propria spogliato di pallio, del capo nudo, e inginocchiato, cantata prima la Messa, fece donazione a esso ser Andrea Guardiano predetto accettante a nome d’essa vostra Fraternita e Scola d’una buona particola del Legno della SS. Croce, sopra la quale il Redentor del Mondo ha patito; e quantunque il suo grado e meriti richiedessero fede ai suoi detti, nondimeno sopra i Santi Evangeli nelle mani nostre ha giurato indubitatamente, e fermamente creder, quello che afferma esser del legno medesimo, sopra il quale in Croce patì Gesù Cristo Signore nostro, ed espose il mondo, con cui questo tesoro è a lui pervenuto.

Essendosi sparsa per la Siria la fama della guerra mossa nell’anno 1360 dai Cristiani ai Saraceni, vennero alla presenza del Legato Apostolico Fra Pietro Tommaso Patriarca di Costantinopoli certi Religiosi, dei quali il più vecchio e venerabile disse, the dubitando egli nell’occasione della guerra, che si perdesse, o capitasse in mano degli infedeli una preziosa gioia del Legno della Santissima Croce già dai suoi precessori nell’occasione funesta della presa di Gerusalemme piamente tolta, e nascostamente conservata, però essendo essa a lui per successione pervenuta la arrecava in dono ad esso come il maggiore fra li Fedeli di Cristo. Né di tal dono pretese o volle il buon vecchio ricompensa alcuna o donativo; anziché come avesse lungamente vissuto per collocar in sicure mani così prezioso deposito, tosto che lo depose nelle mani del Patriarca raccoltosi in se medesimo passò a miglior vita. Ridotto poi a morte anche il Santo Patriarca donò al Predetto Cavalier e Cancelliere, che aveva già eletto per suo Commissario, la medesima Croce affettuosamente raccomandandogliela.

Però non essendovi intervenuto in tal caso oggetto alcuno di temporale guadagno, e tutte le persone essendo d’ottima vita, e riguardevoli per la dignità e santità dei costumi, perciò ognuno deve piamente, e indubitatamente credere, che appresso di voi sia veramente custodita una porzione del Legno della salutifera Croce del Signore. Sottoscrissero poi al documento fatto nella stanza dell’Inquisitore stesso nel giorno 1 di febbraio dell’anno 1370 i Piovani di San Tommaso, e Santa Maria Mater Domini con altri quattro Sacerdoti ivi presenti.

Con Più evidenti e splendide testimonianze volle Iddio accreditare l’identità di questa sacra reliquia, essendo stati per l’invocazione del di lei aiuto liberati molti in burrasca dal pericolo d’imminente naufragio, ed altri guariti da insanabili malattie. Fra i prodigi che aumentarono la certezza, e la venerazione di questo adorabile deposito, due sono singolarmente da esser narrati, comunque essi eccitarono la pietà del Consiglio dei Dieci ad autenticare con pubblico decreto la verità del fatto, ed a comandarne annua solenne memoria. L’uno fu allorché andata processionalmente la Scuola di San Giovanni secondo l’uso alla chiesa di San Lorenzo, nel di lui giorno festivo, la Croce di cristallo, in cui si conteneva il sacro legno, scossa indiscretamente dalla calca della gente, cadde dal ponte di San Lorenzo nel canale, non però immergendovisi, ma contra la natura del grave suo peso restando diritta a gala dell’acqua. A tal prodigio commossi molti anche dei fratelli della scuola si gettarono a nuoto per riaverla; ma ella si ritirò mirabilmente dalle mani di tutti, finché essendosi anche il guardiano della scuola Andrea Vendramin lanciato nell’acqua, la croce stessa gli si approssimò, e si lasciò recuperare dalle di lui mani. Fu allora ordinato, che in memoria del cospicuo miracolo dovesse la scuola portarsi processionalmente alla chiesa di San Lorenzo nella solennità del Corpo di Cristo; ma poi pochi anni dopo fu restituita, com’era prima, la visita al giorno festivo del martire San Lorenzo.

Fu questa meraviglia un premio della divozione; ma l’altra si mostrò un castigo dell’empietà. Viveva fra i confratelli della scuola un uomo di costumi scorretti, e di pubblico libertinaggio, il quale invitato da altro confratello suo amico, e desideroso di suo ravvedimento ad accompagnare la croce, allorché (secondo l’uso di quei tempi) i portava alle sepolture dei confratelli, giacché doveva essa un giorno onorare anche i di lui funerali, empiamente rispose, né voglio io accompagnarla, né mi curo che ella venga ad accompagnarmi. Passato alquanto tempo morì l’uomo perverso, ed essendosi portata la scuola alla lugubre funzione di sua sepoltura, allorché arrivò al ponte di San Leone (detto San Lio) di lui parrocchia, la Santissima Croce si rese tanto pesante che non vi fu forza umana, che valesse a farla inoltrare. Mentre stavano tutti attoniti e confusi a tal caso, il buon amico, il quale si trovava allora nell’accompagnamento, si ricordò dell’empie parole profferte già da costui, fece conoscere la vera cagione di tal resistenza. Rimossa dunque la venerabile croce dall’accompagnamento, fu poi stabilito, che ella non dovesse portarsi in pubblico se non nelle solennità maggiori. A continuata memoria di tale fatto, ed a durevole ammaestramento degli irriverenti, fu anche con decreto del Consiglio dei Dieci, emanato nel giorno 2 di maggio dell’anno 1474 stabilito che la Scuola di San Giovanni debba ogni anno portarsi alla chiesa di San Leone con quella stessa solennità, con cui visita la chiesa di San Lorenzo, in memoria dell’altro già descritto miracolo.

Oltre questo inestimabile tesoro si conservano pure onorevolmente in questa scuola altre insigni reliquie, che sono: Una spina della corona del nostro Redentore; ed un frammento della colonna, a cui fu flagellato. Una gamba di San Martino, di cui però è incerto, se sia del miracoloso santo vescovo di Tours, o d’altro santo del medesimo nome. Per decreto del Consiglio dei Dieci segnato del giorno 8 di novembre dell’anno 1441 è tenuta la Scuola di San Giovanni portar solennemente la detta Reliquia alla chiesa parrocchiale di San Martino nella festa del suo titolare, ed indi dopo recitare alcune di voce preci riportarla al suo ospizio. Le sacre teste delle Sante Maurina, ed Angelina martiri. Un dente di San Luca Evangelista. Nella chiesa poi si conserva il corpo di San Valentino martire tratto dalle catacombe di Roma. (1)

Visita della scuola (1733)

Nel sottoportico appresso la riva vi è un quadro fatto a tempera con diversi angeli in ginocchio opera antichissima, e buona. Rinnovandosi la prima sala sono stati levati tutti i quadri, e si comincia a porne dei nuovi, cioè il soffitto in tre vani sopra l’altare con San Giovanni, e tre rappresentazioni dell’Apocalisse, opere di Odoardo Perini, Nell’antisala dell’albergo dove si conserva il legno della Santissima Croce entrando dentro, e principiando a mano sinistra vi è un gran quadro con architetture, che rappresenta quando Filippo Maseri cavaliere di Gerusalemme donò il predetto legno della Croce alla scuola, opera di Lazzero Sebastiani. Continua dopo quella il miracolo occorso nella solennità di San Lorenzo dove la Croce caduta nell’acqua non si volle lasciare prendere da altri, che dal guardiano, che fu Andrea Vendramino; opera di Gentile Bellino, e vi è scritto : Gentilis Bellinus eques pio Santissima Crucis affectu lubens fecit 1500. Segue quando essendo passata la Croce verso San Lio non lasciava andar avanti, chi la portava talché il Pievano devotamente la prese, e la portò egli alla chiesa; opera di Giovanni Mansueti. Nella facciata dell’altare alla parte sinistra vi sono bellissime architetture con molte figure, e diversi confrati, che dispensano elemosine, opera di Benedetto Diana. Seguitando dalla facciata delle finestre si vede il Patriarca di Grado, che nella sommità d’una scala libera un indemoniato con quantità di fratelli in vaghe architetture, ed è di mano del Carpaccio, Continua un miracolo seguito ad un fratello della scuola, che fu liberato dalla febbre, ed è opera di Gentile Bellino. Si vede anche il miracolo accaduto ad Antonio Riccio cavaliere dell’Arcipelago, che fu liberato da un naufragio, opera di Lazzero Sebastiani. E in testa della sala all’incontro dell’altare si vede la piazza di San Marco dove un Giacomo Salis votandosi alla Santissima Croce ottenne la sanità di un suo figlio, che si ruppe la testa; opera singolare di Gentile Bellino, e vi è scritto: Gentilis Bellims amore incensus crucis 1496. Si entra poi nell’albergo dove vi sono quattro visioni dell’Apocalisse, ed alcune stame in chiaroscuro opere belle del Palma. Vi è poi il soffitto di mano di Tiziano, e per, vano di mezzo si vede il santo evangelista con alcuni angioletti che contempla il cielo e va alle stampe del Lovisa, e in quattro comparti i quattro simboli degli Evangelisti con alcune teste d’Angeletti in vari altri comparti. Le quattro porte poi del detto albergo sono dipinte da Giuseppe Salviati, e vi è per cadauna un evangelista. (2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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