Scuola Grande di Santa Maria del Carmine vulgo dei Carmini

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Scuola Grande di Santa Maria del Carmine vulgo dei Carmini - Dorsoduro

Scuola Grande di Santa Maria del Carmine vulgo dei Carmini

Storia della scuola

Benché varie scuole di devozione fossero ascritte alla chiesa del Carmine, cioè quelle dei venditori di pesce, sotto il titolo di San Nicolò, quella di Sant’Alberto dei pescatori, che aveva anche il proprio locale fuori della chiesa medesima, quella di San Liberale, ed una adunanza di cinquecento dame sotto la protezione di Maria Vergine, pure questa confraternita, dell’uno e dell’altro sesso tuttavia sussistente, eretta venne nel 1594. In breve tempo divenne forte di ricchezze e di rendite per modo che, oltre lo aver costruito in chiesa l’altare in onore di Santa Maria del Carmine, innalzò ancora nel secolo XVII questo nobile edificio per uso delle sue devote funzioni. Altre volte dispensava annualmente questa scuola 125 grazie, da dieci ducati l’una, affine di collocare o donzelle in matrimonio o perché vestissero l’abito monastico. (1)

Visita della scuola (1815)

È piuttosto ampia e non spregevole la fabbrica, esteriormente coperta di marmo d’Istria, eretta nel secolo XVII.

Nella sala inferiore le pareti si coprirono da Niccolò Bambini con sue pitture a chiaro-scuro. Alla parte delle finestre espresse il viaggio in Egitto, e Nostra Donna trasportata in cielo; all’altra parte le tre virtù teologali in altrettanti quadri, e la circoncisione di Nostro Signore, e rappresentò finalmente l’Annunziata in due comparti innanzi l’altare, la cui tavola con Nostra Donna assunta al cielo si è dipinta di larga maniera da Santo Piatti.

Dal medesimo Piatti si condussero quelle piccole ligure dipinte a fresco nei soffitti fra gli stucchi delle scale, per cui si ascende alla sala superiore.

Qui Giambattista Tiepolo dipinse nel soffitto col suo più bello e più purgato stile otto scompartimenti di virtù e di angeli, di mezzo ai quali vi ha in maggiore comparto Nostra Donna in gloria che porge la cintura al beato Simeone Stoch, il quale le sta prostesissimo d’innanzi, con bell’effetto dell’opera. Dei tre quadri tra le finestre in faccia alle scale, con guarigioni operate da Nostra Donna, è stato autore Antionio Zanchi che però pose maggiore studio nei due più vicini all’altare.

La parete che le sta di fronte è tutta occupata da una pittura eseguitasi da Gregario Lazzarini l’anno 1704. Presso l’altare vi espresse l’angelo che invita i pastori ad adorare il nato Gesù , e sopra la porta vi fece una squisita gloria di angeli, la quale appartiene alla adorazione dei magi , che segue appresso, opera pur troppo eseguita dal pittore con debolezza di colorito.

Non meritano osservazione i due quadretti in faccia all’altare.

Nell’altra stanza le pitture vennero rinnovate l’anno 1745, siccome riconosciamo da iscrizione collocata sopra una porta che mette in altro luogo, del quale or ora diremo.

Gaetano Zompini, vi fece nella parete a destra i due quadri, il primo con Rebecca al pozzo, l’altro con l’incontro d’Jefte nella figlia, e nella parete in faccia dipinse Ester elle sviene innanzi alla maestà di Salomone. Un seguace dello stile tiepolesco vi eseguì e il soffitto in nove comparti, e i due quadri laterali alla porta, dove si esprimono due martiri.

Nel terzo ed ultimo luogo superiore di questa scuola il Padovanino condusse, senza grande impegno, il maggior comparto del soffitto con Nostra Donna che sta per salire al cielo tra cori di angeli; e i minor vani vi furono riempiuti da un pennello più a noi vicino di tempo.

Antonio Balestra si fece onore nei due quadri laterali alla porta, nell’uno dei quali espresse l’angelo che appare in sogno a Giuseppe, e nell’altro il riposo nell’Egitto. Studiarono in quel maestro i pittori che eseguirono gli altri quadri di questa stanza, e soprattutto quegli che vi rappresentò la nascita di Nostro Signore. (2)

(1) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

(2) GIANNANTONIO MOSCHINI. Guida per la città di Venezia all’amico delle belle arti. (Tipografia Alvisopoli. Venezia 1815)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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