Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia

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Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia - Cannaregio

Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia. Scuola secolarizzata

Storia della scuola

Tra chiostri del Priorato di Santa Maria di Misericordia, detta della Valverde, trasse i principi suoi la devota confraternita, ora Scuola Grande della Misericordia, istituita (come asserisce il Sansovino nella sua Venezia) da quei mercanti, che trasferirono la loro Fraterna di Santa Maria della Misericordia dalla Chiesa dei Frati Minori, detti i Frari, alla Chiesa di Santa Maria dell’Orto. Di ciò però non vi è memoria alcuna negli antichi registri della Scuola medesima, i quali anzi manifestano come di nuovo piantata la Confraternita di Santa Maria de Valverde Madre di Misericordia nell’anno 1308, di consenso di Pietro Civran Priore del luogo, e con la permissione del Doge Pietro Gradenigo, e dei di lui consiglieri.

Si diffuse tosto con riputazione di particolare pietà il nome di questa esemplare unione. Onde per maggiormente promuoverne gli avanzamenti, Egidio Patriarca di Grado, Nicolò Patriarca di Costantinopoli, e molti altri Vescovi con loro diplomi concessero spirituali indulgenze a chiunque o desse il suo nome all’istituita compagnia, o in altra maniera ne favorisse gli incrementi, e gli spirituali esercizi, per l’adempimento dei quali Giovanni Donato Priore nell’anno 1310 assegnò ai confratelli uno spazio di terreno, che parte fu occupato con la fabbrica di un ospizio, e parte impiegato nel formarne un cimitero per i defunti della confraternita.

Rendendosi però ogni giorno più numeroso il concorso di quelli, che ricercavano aggregarsi alla devota compagnia, fu necessario pochi anni dopo dilatare l’innalzato ospizio. A tal oggetto il sopra lodato Priore Giovanni Donato nell’anno 1327 assegnò una casa di ragion del Priorato con l’assenso di tre Frati ivi abitanti nel monastero, fra i quali leggendosi nominato anche Fra Niccolò Priore di San Marco di Bocalama Monastero dell’ Ordine di Sant’Agostino, ne viene in evidente conseguenza, che anche i religiosi della Misericordia professassero lo stesso istituto.

Si terminò la nuova fabbrica nell’anno 1341, la quale tuttavia riuscendo angusta all’accresciuto numero dei confratelli, si deliberò nell’anno 1361, di fabbricare il terzo, e più spazioso ospizio, per cui ottenuta fu l’opportuna facoltà concessa nel giorno 28 di febbraio da Bartolommeo Donato Priore, e confermata nel giorno 2 del susseguente marzo da Leonardo Leoni Piovano di San Giovanni Batista in Bragora, e Vicario Generale di Niccolò Morosini Vescovo di Castello.

Come però la pietà verso Dio non mai suole andar divisa dalla carità verso dei prossimi, così offertasi l’occasione, che un certo Francesco di Fiorenza Confratello di Scuola esibì alcune sue case contigue all’ospizio, parte per ingrandimento d’esso, e parte per l’erezione di un ospedale per li poveri necessitosi della Scuola, abbracciarono ben volentieri il Guardiano, e gli altri un tal incontro, ed ottenutane dall’autorità del Maggior Consiglio nel giorno 21 di ottobre dell’anno 1386 la necessaria permissione, eressero una casa di carità a ricovero dei miserabili confratelli, i quali nella loro vecchiezza ridotti si erano all’ angustie di una estrema povertà. Dopo ciò rivolsero i pii uomini l’animo loro ad altra opera di religione. Poiché essendo stata anticamente accanto al Priorato eretta una piccola Cappella ad onore della Vergine, e Martire Santa Cristina, stabilirono coll’assenso così del Priore Giacomo Negri, come della Famiglia Moro, di trasportarne il culto nella chiesa, fabbricando ad onore della santa una più decente cappella. Ciò eseguito, perché si aumentasse la venerazione verso l’illustre vergine, procurarono con forti maneggi di ottenere il sacro corpo d’essa, che riposa nella Chiesa del Monastero di Sant’Antonio di Torcello, e già ne avevano ottenuta Bolla Apostolica di permissione, ma ciò risaputosi dal Consiglio di Dieci, vietò con rigoroso decreto nell’anno 1442, che non dovesse rimuoversi il sacro deposito dall’ antico sepolcro, ma anzi continuar dovesse in custodia delle monache torcellane.

Dopo ciò la confraternita, che quantunque istituita sotto gli auspici della Madre di Dio, non si aveva però stabilito per titolo da solennizzarsi veruno dei misteri dell’ammirabile di lei vita, nel giorno 4 di agosto dell’anno 1493 dichiarò sotto il titolo dell’Immacolata Concezione per sua protettrice e padrona la Vergine Santissima, ed ottenutane nel giorno 20 di settembre dal Consiglio dei Dieci una piena confermazione, cominciarono nell’ anno stesso a celebrarne con grandiosa pompa la prima solennità.

Una tanta pietà allettando i fedeli ad ascriversi nella devota unione, fece accrescere di tanto il loro numero, che si rese incapace l’ospizio ad accoglierli nelle loro devote funzioni; onde si determinarono i Rettori della Scuola di piantarlo con nuova magnifica fabbrica nel dilatato sito, in cui fondato prima avevano l’ospedale. Disposte dunque al ricovero dei poveri confratelli altre case in un sito, che si chiama Corte della Misericordia, eressero con facoltà avuta nell’anno 1498 dal Consiglio di Dieci un magnifico ospizio, di cui ne diede il modello il celebre Architetto Giacomo Sansovino.

Oltre trent’anni furono consumati nella fabbrica del sontuoso luogo, in cui con festoso apparato fu celebrata la prima messa nel giorno 8 di dicembre dell’anno 1532, intervenendo alla solennità della sacra funzione il Doge Nicolò da Ponte coll’accompagnamento del Senato.

Quantunque però il nuovo ospizio fosse con tanta nobiltà fabbricato, tuttavia le sacre reliquie, delle quali è abbondantemente ricca la Scuola, si custodivano nell’antico luogo delle radunanze, donde solo nell’anno 1589 con pomposa processione furono tradotte all’altare del nuovo ospizio, ove con venerazione sono conservate insieme con altre acquistate nei tempi posteriori, delle quali tutte questo è l’indice.

Una spina della corona del Redentore famosa già per molti miracoli nel Regno della Morea, donde la trasferì a Venezia Paolo Friuli patrizio veneto, e dopo la morte di esso Samaritana di lui moglie con pio legato la donò alla Scuola nell’anno 1593. Porzioni della Croce, della Colonna, della Porpora, e del Sepolcro del Nostro Redentor Gesù Cristo. Porzione del Velo di Maria Vergine. Un osso di San Venereo Martire, il di cui corpo fu condotto a Venezia, e collocato nella Chiesa di Sant’ Agnese nell’anno 1379. Porzioni d’ ossa dei Santi Apostoli Paolo, Andrea e Matteo, e di molti altri Santi Martiri e Confessori dispose in nobili reliquiari d’argento.

Deve si annoverava fra le più riguardevoli reliquie anche una devotissima immagine della Madre di Dio, dipinta (come costa da antichi documenti) già in Gerusalemme nell’anno 421, e poi rinnovata dal Santo Pittore e Monaco Lazzaro, il quale quantunque per ben due volte abbia dovuto tollerare il tormento di sentirsi abbruciare le mani con lastre infuocate, pure ricuperato per miracolo l’uso d’esse, continuò a ristorare tutte le sacre immagini deturpate , e guaste dall’ empietà degli iconoclasti. Fu poi portata questa sacra immagine alla città di Corone, e l’anno 1499, essendo caduta quella infelice città nelle mani dei Turchi, fu concessa agli Schiavi Cristiani, fra i quali operò molti miracoli. Ripreso Corone nell’anno 1665 dall’esercito dei Veneziani, fu la venerabile immagine per divozione di un pio uomo chiamato Domenico Luigi adornata con ricchi abbellimenti, e trasportata a Venezia fu donata alla Scuola di Santa Maria di Misericordia, ove riverentemente si custodisce. (1)

Visita della scuola (1733)

Nella stanza terrena sopra l’altare vi è in mezzaluna la Santissima Trinità, e diversi angeli di Matteo Ponzone. La tavola dell’altare con Maria, che riceve sotto il manto alcuni confratelli, era di Paolo Veronese, ma fu restaurata dal Padovanino, che vi aggiunse appiedi un bel angioletto; fu intagliata da Agostino Caracci da quella di Paolo. Sul primo ramo della scala la mezzaluna a parte sinistra con un’opera della misericordia è di Paolo Pagano. Da un lato poi della scala vi è Mosè, che fa scaturire l’acqua, d’Antonio Pellegrini. Dirimpetto vi è il Castigo dei Serpenti di Ambrogio Bono. Dalle parti di un Crocifisso vi è l’Annunziata, di Gregorio Lazarini. Segue la fuga in Egitto del detto, e sopra una porta in faccia vi è un angelo pure dello stesso autore. Vi è poi la Strage degli innocenti d’Antonio Zanchi. E in faccia una storia sacra del Bono suddetto. In un altro volto l’opera della misericordia di visitare i carcerati è di Francesco Pittoni e l’albergare i pellegrini del Cav. Bambini. L’albergo della scuola è dipinto tutto da Domenico Tintoretto con varie rappresentazioni, e ritratti. (2)

Eventi più recenti

La confraternita in essa raccolta era una delle sei così dette grandi della città; e grandi rendite invero essa aveva, tutte impiegavate in opere pie. Per tacere di molte altre, maritava ogni anno sessanta donzelle, la metà con trenta ducati e l’altra, metà con dieci ducati di dote. Nel giorno di Pasqua liberava i carcerati per debiti che non avessero oltrepassato i 240 ducati. Ma espilata prima nei rivolgimenti del 1797, indi soppressa nel 1807 rimase il suo locale ad uso di magazzino. In addietro la sua stanza terrena era adorna di marmi e di statue, e l’albergo superiore era tutto dipinto da Domenico Tintoretto. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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