Chiesa di Santa Maria della Cà di Dio o di San Gioacchino

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Ospizio della Cà di Dio - Castello

Chiesa di Santa Maria della Cà di Dio o di San Gioacchino. Ospizio per donne.

Storia della chiesa e dell’ospizio

Dopo che acquistò la pace il cristianesimo sotto Costantino il Grande, si cominciarono ad aumentare con le Chiese anche i pii ospizi sì per ricovero dei poveri infermi, che dei pellegrini; cosicché appena si vedeva monastero, che congiunta non avesse una tal fabbrica di carità. Alcuni di tali luoghi erano diretti da qualche monaco insignito di carattere sacerdotale, ed altri erano custoditi da uomini laici, che quantunque ammogliati, pure per la loro caritativa incombenza s’intitolavano frati e priori. Di tali ospizi sopra ogni altra città del cristianesimo abbondava Venezia nei secoli XI e XII per la moltitudine di pellegrini, che si riducevano a questa città per intraprendere fu veneti convogli il sacro viaggio di Terra Santa. Come però opere di tanta pietà erano singolarmente grate a Dio, così le case, in cui si esercitavano cominciarono a chiamarsi Case di Dio, nome che tutta via comunemente si conserva al dì di oggi appresso i francesi.

Uno di questi caritatevoli ospizi nominato Casa di Dio, o come lo chiamano i veneziani Cà di Dio, vi era in Venezia circa la metà del secolo XIII al di cui rettore, o amministratore chiamato fra Lorenzo donò nell’anno 1264. Marco Bollani Abbate di San Giorgio Maggiore, una palude di ragione del suo monastero, acciocché sopra d’essa fondasse una Casa di Dio per ricovero dei passaggieri. Qualunque ne fosse la cagione, la Casa di Dio non si fondò su quella palude, ma bensì sopra un fondo posto nella parrocchia di San Martino, che nell’anno 1272, allo stesso fra Lorenzo rettore della Casa di Dio donò Maggio Trevisano di professione pellicciaio, a condizione che in esso si fabbricassero una chiesa ed un ospedale, che chiamare si dovessero Casa di Dio. Approvò la donazione del pio uomo con la sua autorità il maggior consiglio nel giorno 29 di agosto dell’anno stesso, e stabilì che fermo dovesse restare all’ospedale da erigersi il nome di Casa di Dio. Cinque priori dopo il soprallodato fra Lorenzo diressero questa casa col titolo apposto di frati, che durò sino all’anno 1340.

Oltre molte case, delle quali dal fondatore era stato dotato il pio luogo, molte altre rendite vi furono di tempo in tempo aggiunte per le oblazioni dei fedeli, con le quali si alimentassero i poveri dell’ospitale, che assistiti erano nelle loro infermità da frati d’istituto ora a noi ignoto. Ora avvenne, che nell’anno 1360. (come raccontano alcuni registri antichi del pio luogo) essendovi tra frati inservienti al pio luogo alcuni di nazione genovese, eccitati da uno scorretto amore della loro patria, disposero d’attaccare fuoco al contiguo Arsenale: ma scoperto il diabolico loro disegno, si sottrassero al castigo con la fuga. Dopo ciò fu stabilito con legge del maggior consiglio nell’anno 1367, che il priore dell’ospedale essere dovesse cittadino veneto, ed ogni due anni rendere dovesse al doge ed ai consiglieri conto di sua amministrazione, restando fissato il numero delle povere in 25. Quante potevano allora sostenersi con le rendite del pio luogo. Fu poi questo numero ampliato nell’anno 1556, con altro decreto del maggior consiglio, che avendo assegnato al priore una spaziosa casa con trecento ducati di stipendio, comandò, che tutto il rimanente delle rendite fosse impiegato nel mantenimento del luogo, e negli alimenti delle povere. Come però al principio erano le povere dell’ospedale scelte da qualunque anche più vile condizione di persone, così a suffragio dei necessitosi civili ordinò la suprema autorità del maggior consiglio nel giorno 19 di agosto dell’anno 1623, che in avvenire non dovessero esser ammesse nel pio luogo, che povere donne o di sangue patrizio, o dell’ordine dei cittadini originari, di vita onesta, e sciolte dai legami del matrimonio. Molte altre leggi di tempo in tempo emanarono nel maggior consiglio a favore e tutela di questo pio ospizio, le quali tutte si leggono registrate nella promissione ducale. (1)

Visita della chiesa (1839)

Una chiesetta esiste annessa a questa casa per i bisogni spirituali delle donne ricoverate; ma non meritando le attenzioni dell’intelligente. (2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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