Chiesa e Monastero di San Giovanni Battista della Giudecca

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Antonio Canal detto il Canaletto. Punta della Dogana con la Giudecca. Kunsthistorisches Museum Vienna. Al centro la Chiesa di San Giovanni Battista.

Chiesa e Monastero di San Giovanni Battista della Giudecca.  

Storia della chiesa e del monastero

Allorché nei principi del secolo XIV erano con frequenza dal Monastero di San Mattia di Murano, rinomatissimo a quei tempi per la severa osservanza dell‘istituto Camaldolese, tradotti eremiti in diversi luoghi per fondare nuove colonie, Buonacorso Benedetti cittadino lucchese, abitante a causa di commercio in Venezia, essendo gravemente infermo dispose dei suoi averi, ordinando al priore degli eremiti di San Mattia, ed ai due nobili destinati suoi commissari, che fondar dovessero nell’Isola della Giudecca una chiesa dedicata al precursore di Cristo San Giovanni Battista, ed accanto di essa un Monastero di Monaci Camaldolesi in dipendenza dal priore di San Mattia di Murano. Volendo poi, a questa opera di religione, aggiungerne altra di misericordia, prescrisse, che contiguo alla chiesa istituir si dovesse sotto l’invocazione di San Francesco un ospedale, dove potessero esser ricoverati, e mantenuti venti poveri. Essendosi poi riavuto il Benedetti della sua malattia, volle intraprendere egli stesso l’opera raccomandata ad altri, e nell’anno 1333 acquistò alcune possessioni nel territorio trevisano per alimento dei monaci, dopodiché prima di dar incominciamento alle fabbriche morì nell’anno 1339, come si rileva dall’iscrizione sepolcrale incisa nella di lui urna. Il di lui corpo, terminato il monastero, fu trasportato, e sepolto nel chiostro.

Per adempiere fedelmente le prescrizioni del defunto, i di lui commissari fabbricare fecero il monastero, che già nell’anno 1344, si trovava compiuto, e fu poi nell’anno 1369, con maggiore estesa di fabbriche dilatato. Fu poi il monastero accolto sotto la protezione della Repubblica. Che però avendo Giovanni XXIII nell’anno 1413 a favore di un monaco Camaldolese, chiamato Girolamo Tagliapietra, disposto di quel priorato, commosso da ciò il senato accetto bensì in riverenza dell’apostolica sede il nuovo priore, ma scrisse efficaci lettere al pontefice, perché in avvenire fosse il monastero mantenuto nella sua prerogativa di eleggersi liberamente il priore; al che con amplissime risponsive lettere segnate nel giorno 2 di agosto dell’anno stesso 1413, assentì di buon grado il Pontefice. Con egual vigore di protezione fu dalla pubblica autorità sostenuto questo monastero in caso più grave, allorché volendo nell’anno 1442 il pontefice Eugenio IV, concederlo alla congregazione dei canonici secolari di San Giorgio in Alga, resisté con costanza la religione del Senato sul rifesso principalmente, che fino dalla prima erezione di quei chiostri era stato solennemente promesso alla religione Camaldolese di conservarlo sempre in di lei dominio. Per questo stesso fervore di pia difesa, essendo nell’anno 1502, vicino a morte il priore di San Giovanni della Giudecca, operò il senato appresso il pontefice Alessandro VI, con forti uffici, perché lasciare volesse quel monastero unito agli altri due di San Michele, e di San Mattia; perciò quei religiosi di vita e costumi esemplari per la solita loro virtù attendevano al culto divino con somma soddisfazione del dominio, e della città.

L’ospedale frattanto, che (come si è detto) era stato eretto sotto il titolo di San Francesco, continuò per qualche tempo sotto la direzione di particolari rettori; finché mancando col decorso del tempo le rendite, terminò pure in esso il caritatevole accoglimento dei poveri.

Continuò dalla sua origine il Monastero di San Giovanni Battista di Venezia nella giurisdizione dell‘Eremo di San Mattia, finché separato dalla di lui podestà (come scrivono le Storie Camaldolesi) si unì alla congregazione, detta dei nove luoghi, istituita nell’anno 1496 e poi aggregato alla congregazione di San Michele di Murano divenne uno dei 17 luoghi che la compongono; dal qual tempo cominciò ad avere il suo particolar abbate, che ne amministra il governo.

L’annua memoria della dedicazione della chiesa si celebra per immemorabile tradizione nel giorno 12 di febbraio, ignorandosi per altro in quale anno, e da quale vescovo ottenesse il decoro dell’ecclesiastica consacrazione. (1)

Visita della chiesa (1733)

E’ ricca questa chiesa di pitture di artisti celebri. La tavola alla sinistra della maggiore, rappresenta una mezza figura di Santa Maria Maddalena, opera di Domenico Tintoretto. Una tavola di Giovanni Bellino con diversi comparti; in uno al di sopra vi è la visita di Santa Elisabetta; poi San Mattia Apostolo, San Giovanni Battista, e San Romualdo; sotto vi è la storia di San Mattia, quando fu posto nel luogo di Giuda traditore; sotto San Giovanni; vi è la sua Decollazione; sotto San Romualdo vi è il Santo Doge Pietro Orseolo, che fu poi Monaco di questo abito assieme con la consorte Malipiera. Nella Sagrestia vi sono le portelle dell’Organo cioè l’Annunziata, e Santi Giovanni Battista; e Matteo opere rare del Conegliano.(2)

Eventi più recenti

Il convento venne soppresso ai tempi della Serenissima nel 1767. Infine venne messo in vendita nel 1774, mentre la chiesa continuerà a funzionare fino all’arrivo dei napoleonici.

La chiesa di San Giovanni Battista, abbandonata nel 1808, subì (fin dai primi anni dell’ottocento) alcune trasformazioni funzionali con l’attivazione del punto franco all’isola di San Giorgio Maggiore, l’intera isola della Giudecca fu investita da tutta una serie di iniziative in rapporto al funzionamento del porto.

Napoleone avrebbe voluto trasformare l’intera punta della Giudecca in giardino pubblico, come fu per Sant’Elena, realizzando così la “Passeggiata alla Giudecca”, poiché la sua ubicazione domina splendidamente tutto il bacino di San Marco. Il progetto però fu realizzato soltanto per quanto concerne l’intervento demolitore, mentre nulla si fece per adattare l’edificio rimasto all’uso chiesto dai generali dell’epoca che pensarono di situare al posto della chiesa di San Giovanni un edificio osservatorio per il movimento delle truppe. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) http://www.gdf.gov.it/chi-siamo/organizzazione/specializzazioni/ comparto-aeronavale/servizio-navale/reparti/veneto/stazione-navale-venezia/la-stazione-navale/ informazioni/cenni-storici

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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