Chiesa e Monastero dei Santi Cosma e Damiano vulgo San Cosmo

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1727
Chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Giudecca

Chiesa dei Santi Cosma e Damiano vulgo San Cosmo. Monastero di Monache Benedettine. Chiesa e Monastero secolarizzati

Storia della chiesa e del monastero

La Divina Provvidenza volle con modo mirabile da un chiostro d’illanguidita disciplina trarre una pia vergine, per destinarla fondatrice di un monastero, in cui si istituisse l’esatta osservanza della regola benedettina. Fu questa Marina Celsi, che avendo nel Monastero di San Matteo, detto San Maffio di Murano professato l’istituto di San Benedetto, per l’esimia sua virtù appena arrivata all’età sufficiente vi fu creata abbadessa. Cercò tosto l’ottima superiora d’eccitare nelle sue monache quello spirito, onde essa era ripiena, studiandosi di ridurle dall’introdotta languidezza al primiero vigore, che avevano professato. Ma sorde queste alle fervorose esortazioni dell’abbadessa, conobbe ella d’inutilmente combattere contro volontà ostinate nel disordine: che però desiderosa di servir a Dio in luogo di più severa osservanza ne fece premurose suppliche al suo prelato, cioè al vescovo di Torcello. Ricusò egli alla prima proposta di aderirvi; ma poi vinto dall’importunità dell’istanze la trasferì al Monastero di Sant’Eufemia di Mazzorbo privo allora di capo, ed ivi la costituì abbadessa, affinché col suo esempio rilevasse la regolare disciplina da quei gravi discapiti, che erano di giorno in giorno maggiori. Assunto il nuovo governo si avvide ben tosto la savia vergine di aver mutato bensì luogo, ma non greggia: per cui dopo aver tentati i più forti mezzi per ridurre al lor dovere le monache scorrette, conosciuto vano ogni sforzo, pregò nuovamente il Vescovo, affinché facoltà le concedesse di poter insieme con altra pia monaca Donata Trevisana di nome condur vita monastica in casa privata dei fratelli, poiché più non voleva vivere fra costumi secolareschi nel monastero.

Ottenuta dunque la, permissione dal vescovo si ritirò appresso suo fratello, ed ivi vivendo ritirata in piccola stanza ivi ritrovò quella pace di solitudine, che giammai potuto non aveva rinvenire fra i chiostri. Ma non per questo era interamente quieto il di lei cuore; perché interiormente eccitata da Dio alla fondazione di un monastero, andava incessantemente pensando come potesse ella priva d’ogni umano aiuto intraprendere quest’opera grande, che ella destinava dedicare allo Spirito Santo.

Ricorse perciò con fervore all’orazione, ed ebbe in rivelazione esser volontà di Dio, che nell’Isola della Giudecca ricercasse di una divora donna di nome Elena, perché ivi nella di lei casa si edificassero una chiesa, ed un monastero sotto il titolo dei Santi Martiri Cosma, e Damiano.

Ubbidì alla divina voce Marina, e trasferitasi alla Giudecca trovò tosto sulle soglie della sua casa la ricercata donna, che al primo veder della sconosciuta monaca mossa da interiore giubilo corse tosto ad abbracciarla. Risaputo poi il motivo di sua venuta, non solo la propria casa d’abitazione le offrì con esultanza, ma alcune altre contigue altresì, che erano di sua particolar ragione.

Animata da sì fausto principio si portò poi ad implorar l’assistenza del doge Giovanni Mocenigo per di cui opera il senato non solo le impartì facoltà di poter fabbricare i nuovi chiostri, ma per mezzo del suo ambasciatore Zaccaria Barbaro le ottenne le necessarie ecclesiastiche licenze per istituire la nuova fabbrica in forma di monastero.

Furono indirizzate le bolle pontificia di Sisto IV a Marina Celsi abbadessa del Monastero di Sant’Eufemia di Mazzorbo in data del 7 maggio 1481, permettendole il fabbricare una chiesa, ed un monastero, in cui potesse introdurre monache osservanti dell’Ordine di San Benedetto, le quali partecipar dovessero dei privilegi tutti concessi alle monache dello stesso istituto.

Nel giorno 20 del susseguente luglio benedisse il patriarca Maffeo Gerardi la prima pietra da porsi nei fondamenti, e ridotta poi a perfezione la fabbrica ne costituì nel giorno 21 di marzo dell’anno 1492 prima abbadessa Marina Celsi già abbadessa di Santa Eufemia di Mazzorbo.

Per il corso di ventisette anni governò la fondatrice il suo monastero con tal lode di pietà, e di prudenza che il patriarca Antonio Contarini desideroso di introdurre la riforma nel rilassato Monastero di San Secondo, niuna credette più opportuna all’ottimo oggetto, che l’abbadessa di San Cosma, benché aggravata dagli anni, e dal peso della carica. Dal di lei monastero dunque di già felicitato da Dio con un numeroso coro di nobili, e devote vergini la trasferì il patriarca nell’anno 1519 all’Isola di San Secondo, ed ivi poi nell’anno 1521, la costituì abbadessa coadiutrice della Monache Conventuali di San Secondo. Ivi per sei continuati anni indefessamente aveva faticato per la desiderata riforma, finché partite poi, o morte le monache conventuali, ed estinto nell’isola il titolo abbaziale, e l’istituto benedettino, ne ottenne per la maggior parte le rendite a favore del Monastero da sé fondato.

Ridonatasi indi alle sue figlie nell’anno 1523, pochi giorni dopo il suo arrivo, sorpresa dall’estrema malattia, contando il nonantesimo primo anno di sua età, piena anche più di meriti che di giorni, riposò in pace nel giorno 25 di agosto, e fu con onorevolezza deposta in particolar sepoltura.

Fu dopo la morte della fondatrice solennemente da Giulio Superchio vescovo di Caorle nel giorno 30 di maggio dell’anno 1583, consacrata la chiesa, in cui riposano i corpi dei Santi Martiri Liberato, Ilaria, e Donata con tali attribuiti nomi dalle catacombe romane là trasportati.

Più antico è il possesso dell’altre reliquie, che ivi si venerano; e sono: Una parte della spalla di San Cosma, ed una porzione del cranio di San Damiano martiri titolari; Un dito di San Secondo martire; ed alquante ossa dei martiri fanciulli di Betlemme. (1)

Visita della chiesa (1733)

Entrando in Chiesa a mano sinistra vi è un gran quadro con Mosè, che fece scaturire l’acqua opera insigne di Sebastiano Ricci. Degne di singolare osservazione sono le particolarità di questa rara pittura, scorgendosi in essa primieramente un non ordinario modo di comporre, e di colorire, una espressione mirabile, ed ogni cosa universalmente, ed ottimamente dipinta sia in figure, in arie di teste, negli animali, e nel paese finalmente, che è mirabile, e nel quale vi coadiuvò molto il non mai abbastanza lodato Marco suo nipote di cui altrove abbiamo parlato.

La tavola, che segue con la Madonna, i Santi Cecilia, Teodoro, Marina, Cosmo, e Damiano è opera del Tintoretto. Segue un altro gran quadro col trionfo dell’arca, opera pure famosa del sopraccitato Ricci. Nella Cappella alla destra della maggiore vi è una tavola di Cristo in Croce, e le Marie opera del Tintoretto. La tavola dell’Altare maggiore con la Madonna in alto, e abbasso i Santi Benedetto, Sebastiano, e Francesco è opera del Palma. Dai lati due quadri fono, del Fumiani. Dal lato destro poi della Cappella vi è un quadro grande con Salomone, che parla al popolo opera questa pure distinta di Sebastiano Ricci. Dirimpetto vi è un Sacrificio della legge antica, opera delle belle d’Antonio Molinari. Nella volta sopra l’Altar maggiore vi è dipinta a fresco la Santissima Trinità, e i Santi Pietro, Giovanni Battista, e molti Angeli; opera di Girolamo Pellegrini. Negli angoli della cupola vi sono i quattro Evangelisti a fresco di Paolo Farinaio, il resto tutto a fresco è del Pellegrini suddetto. Sopra le cornici dell’Altare maggiore a destra, e a sinistra vi fono due storie del vecchio testamento, e negli angoli due Profeti di Antonio Zanchi. Nella Cappella alla sinistra dell’Altare maggiore la tavola con lo sposalizio di Santa Catterina è opera rara del Padovanino. Appesa al muro vi è un’altra tavola cori la Madonna sedente con bella architettura, e i Santissimo Cosmo, e Damiano, Benedetto, Eufemia, Dorotea, e Tecla, opera distinta di Giovanni Buonconsigli con il nome dell’autore fatta nel 1497. Segue un quadro con Cristo, che scaccia i mercanti dal tempio, opera celebre di Angelo Trivisani. Un altro col moltiplico del pane, e del pesce è opera degna, e famosa di Giovanni Battista Pittoni. Sopra il coro vi è un quadro del Cavalier Liberi col martirio di un Santo. (2)

Eventi più recenti

Stettero aperti la chiesa e il monastero fino al 1810, sebbene nel 1807 siano quelle monache state concentrate nel monastero di San Zaccaria di Venezia. In seguito si ridusse a caserma militare. (3)

I fratelli Herion, provenienti dalla Germania, fondano nel 1877 una fabbrica di maglieria con sede dapprima a Venezia, poi dal 1887 alla Giudecca nell’ex chiesa dei Santi Cosma e Damiano (XV secolo), dove vengono costruiti solai, impianti per il vapore, per l’aspirazione, vasche di cemento. Nel 1906 la ditta è la fornitrice ufficiale di maglieria per la spedizione di Umberto Nobile al Polo Nord.

La fabbrica attualmente è stata riconvertita in un incubatore di imprese. Edificio di circa 2850 m2 a disposizione di aziende giovani dotato di infrastrutture tecnologiche dedicate che convivono negli stessi spazi degli antichi affreschi, accuratamente restaurati. (4)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

(4) https://it.wikipedia.org/wiki/Fabbrica_Herion

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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