Isola del Lazzaretto Vecchio

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Isola del Lazzaretto Vecchio - Giacomo Guardi (Venezia 1764-1835

Isola del Lazzaretto Vecchio. Chiesa di Santa Maria di Nazareth o Santa Maria Stella del Cielo. Ospedale. Monastero di Monaci Agostiniani. Chiesa demolita, monastero parzialmente demolito

Storia dell’isola, della chiesa e del monastero.

Quantunque sia ora a noi ignoto in qual tempo gli Eremiti religiosi dell’Ordine di Sant’Agostino fossero introdotti nel possesso dell’isola chiamata col titolo di Santa Maria di Nazareth, contuttociò è verosimile che fosse lor concessa nei principi del secolo XIII, leggendosi in un antico, ed autentico documento, che Pietro Pino vescovo di Castello nel mese di maggio dell’anno 1249 ad istanza e richiesta del priore, e dei frati Eremitani di Santa Maria di Nazareth benedisse la prima pietra, e la pose nel luogo, ove abitavano i detti frati, e dove disegnavano i fabbricare una chiesa di Dio, e della Beata Maria Vergine.

Fu destinato priore al governo di questo convento nell’anno 1421. Gabriele Garofoli da Spoleto, uomo di singolare virtù, dalla di cui riputazione tratti quattro giovani riguardevoli per la loro nobiltà, ed anche più per la loro pietà, vollero venire nell’isola per mettersi sotto la di lui direzione. Furono questi Andrea Bondumiero, fatto poi patriarca di Venezia, Michele Morosini, Filippo Paruta, eletto dappoi arcivescovo di Candia, e Francesco Contarini, i quali avendo poco prima assunto l’abito secolare ecclesiastico, aspirando a maggiore perfezione di stato, si ritirarono a vivere in dipendenza dal governo del sopra lodato priore Gabriele, il quale allora senza veruno compagno abitava in quell’isola ritirato. Mentre però ivi attendevano ad istruirsi nei doveri della vita spirituale gli ottimi giovani, accadde, che la città di Venezia fu attaccata da una feroce pestilenza, per cui periva ogni giorno quantità grande di cittadini. Che però la prudenza del Senato attenta alla possibile preservazione dei sani stabilì (con il consiglio anche di San Bernardino dì Siena, come si legge nella di lui vita) che gli infermi infetti di peste dovessero essere condotti, e curati in qualche luogo capace, e remoto dall’abitato. La più opportuna a ciò fu creduta l’isola di Santa Maria di Nazareth, benché di ampio circuito, e lontana per molto tratto dalla città, e con decreto del senato fu assegnata per ospitale a quei miserabili, che languivano con pericolo degli altri nell’infermità contagiosa.

Dopo stabilita la caritatevole assegnazione del luogo, il priore Gabriele insieme coi nobili suoi novizi, che non avevano per anche professata veruna regola, si ritirò nel Monastero di San Daniele in Monte della diocesi padovana, donde poi unitamente tutti passarono all’Isola di Santo Spirito nelle lagune venete, ed ivi sotto la regola di Sant’Agostino (già professata da essi nel suddetto Monastero di San Daniele) vestirono l’abito di canonici regolari, istituendo (come si è detto altrove) la congregazione di Santo Spirito di Venezia. Il priore Gabriele però dopo aver per qualche tempo vestito l’abito di canonico regolare ritornò fra i suoi agostiniani, e fu poi dichiarato vescovo di Nocerra.

Cessata poi l’occasione della peste, e riflettendo il senato, che nei tempi remoti per la lontananza dell’isola erano nati fra quei religiosi alcuni disordini di grave scandalo, onde il monastero era rimasto vuoto, ed abbandonato alla sola custodia del Priore, pensò di assegnare la chiesa, e le abitazioni ad un più caritatevole uso, istituendovi un ospitale. Fu d’uopo perciò di ricorrere alla suprema autorità del pontefice Eugenio IV, dal quale con apostolico diploma nel giorno primo di giugno dell’anno 1436 furono soppressi nel monastero stesso l’ordine di Sant’Agostino, e la denominazione di Nazareth, e prescritta l’erezione di un ospedale sotto il titolo già anche per l’avanti adoperato nello stesso luogo (come si rileva da vecchi documenti) di Santa Maria Stella del Cielo, la di cui solennità assegnata fosse secondo l’antico uso al giorno festivo dell’Annunziazione di Nostra Signora. Restò anche stabilito nello stesso diploma, che l’ospedale stesso dovesse in due parti dividersi; onde in una gli uomini, nell’altra le donne vivessero in perfetta separazione. Al priore, che fu dichiarato superiore del luogo, ai sacerdoti, ed ai ministri, che ivi alla cura degli infermi assistessero, fu concesso il contrassegno di una bianca stella, che dovevano portar affissa al petto, e furono stabilite opportune regole per la buona direzione del pio ospizio. Probabile cosa è, che l’ospedale o non restasse secondo gli ordini apposti perfettamente istituito, o pure avesse breve durata. Poiché essendo indispensabilmente necessario un luogo all’accoglimento dei viandanti, che provengono dall’oriente, affinché con la stabilita contumacia assicurino la città dai pericoli, il senato decretò, che in quest’isola disposte fossero le opportune abitazioni per tali alloggi. Fu perciò determinato il Lazzeretto, e vi si aggiunse il titolo di vecchio, allorché per maggior comodo degli espurghi delle merci, e del ricovero delle milizie soggette a contumacia si fabbricò per ordine pubblico in altra remota isola, la quale era di ragione del Monastero di San Giorgio Maggiore, nell’anno 1468 un altro Lazzaretto, che per distinguersi da quello di più antica istituzione fu chiamato Lazzaretto nuovo.

Si rinnovarono nell’anno 1565 le fabbriche già rese rovinose del Lazzaretto vecchio, e nell’anno 1716 fu eretto nella chiesa, in cui vi era un solo altare di legno, altro nobile altare di marmo dedicato a Nostra Signora della Salute, e pochi anni dopo aggiunti vi furono altri due altari sotto l’invocazione dei due santi protettori contro la peste Sebastiano martire , e Rocco confessore; nel qual incontro comando il Senato, che aggiunta fosse nell’altare di San Sebastiano l’immagine di San Bernardino di Siena , in grata memoria degli eccitamenti dati da esso per lo stabilimento del luogo. (1)

Visita dell’isola

La figura di quest’isola è un quadrilungo di circa 200 passi nei maggiori lati e di 100 nei minori. Un ponte la congiunge ad altra isoletta seminata di ortaglie, nella quale sorge una conserva di polvere con presso un alloggio pei soldati di custodia. Sotto il ponte scorre un canale da cui si scende nell’isola; e scendendo s’incontra prima una piazzetta, ove si vedono le abitazioni del priore, del suo assistente, i magazzini degli attrezzi, ed il serbatoio d’acqua per l’espurgo delle cere e de le spugne. Si apre ivi l’ingresso alle due più antiche gallerie, nelle quali gli uomini sospetti esaurivano la quarantina. Sulla porta loro si vede un basso rilievo rappresentante San Marco, ed i Santi Rocco e Sebastiano protettori contro la pestilenza.

Dalla piazzetta si passa in un cortile che fu già l’antico chiostro. I due lati si formano dalle abitazioni riserbate un dì ai baili di Costantinopoli, ai provveditori generali, ed ai rettori veneti che ripatriavano dal levante. Il terzo lato si forma dalla chiesetta. Ella è piuttosto umile che semplice. Chiusi sedili la circondano e la divide una serie di recinti, nei quali sono separati i passeggeri provenienti da paesi diversi. Sino ai principi del secolo scorso aveva un solo vecchio altare; ma nel 1716, per opera dei devoti, ne fu in sua vece uno edificato ad imitazione di quello della Salute con la statua della Vergine avente ai lati le due figure di Venezia orante e della Peste fuggitiva. Due minori altari anche furono in seguito aggiunti, l’uno a San Rocco e l’altro a San Sebastiano. Su questo ultimo per ordine del senato si pose l’immagine di San Bernardino, non solo per la caritatevole sua sollecitudine verso gli appestati, ma per le esortazioni date al senato per l’erezione del primo lazzaretto.

Oltre il chiostro descritto trovasi un secondo cortile interno al quale si edificarono gli appartamenti per i passeggeri. E possono, senza disagio e senza timore di contatto, abitarvi sino a 100 dal tramonto al levare del sole in camerette del tutto simili, le quali mettono sopra una loggia di molteplici accessi, con parecchie divisioni ad impedimento delle comunicazioni reciproche.

Al secondo cortile segue una via attraversante tutta la lunghezza dell’isola e che fa capo a sette praticelli, lungo i quali si stendono sette ampie tettoie sbarrate da cancelli di legno e distinte secondo le varie contumacie. Nelle prime si difendono le merci dalle ingiurie delle piogge e dall’ardore del sole, nei secondi si rimuovono, si sbattono, si sciorinano, si asciugano le stesse merci giusta i prescritti regolamenti. Arbusto non vi si lascia crescere, animale domestico non può vagarvi, spesso si falcia l’erba, affinché fiocchi di lana, di cotone, ec. non si rapprendano.

Alle estremità stanno in fine li: abitazioni del guardiano e dei facchini ai quali non è lecito uscire, finché compiuto non sia il termine assegnato all’espurgo degli oggetti ad essi affidati. (2)

Eventi più recenti

Dal 1846 al 1965 l’isola, come molte altre, passò alle autorità militari, prima austriache e poi italiane. Durante questo periodo ha luogo la demolizione di due ali del chiostro, della chiesa con il campanile, del parlatorio e di altri edifici.

Successivamente, Lazzaretto Vecchio fu dato in concessione dal Comune di Venezia ad un gruppo cinofilo, per ospitare un ricovero per cani randagi.

Fra il 2004 e il 2008 l’isola ha conosciuto importanti interventi di recupero da parte del Ministero ai Lavori Pubblici e del Ministero Beni Culturali, in previsione dell’allestimento del “Museo della Città e della Laguna di Venezia”. Nell’occasione, gli scavi hanno portato alla luce fosse singole e comuni con oltre 1.500 scheletri di appestati, la cui analisi fornirà informazioni relative alla vita dei veneziani del Cinquecento. Poi il progetto è stato sospeso per mancanza di fondi e l’isola ha quindi rischiato nuovamente l’abbandono e il degrado.

Dal settembre 2013 la Soprintendenza Archeologica del Veneto ha attivato un protocollo d’intesa per servizio di vigilanza, visita pubblica e piccole manutenzioni per mezzo del contributo gratuito dell’associazione Archeoclub di Venezia, già attiva da decenni nell’isola del Lazzaretto Nuovo. Grazie ai volontari e a un significativo passaparola, l’isola è oggi aperta mensilmente ospitando migliaia di visitatori. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Lazzaretto_Vecchio

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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