Chiesa e Monastero di Santa Maria dei Miracoli

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Chiesa di Santa Maria dei Miracoli

Chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Monastero di monache Francescane.

Storia della chiesa e del monastero

La moltitudine dei miracoli, per i quali si rese celebre un’immagine di di Nostra Signora, fu cagione che a questa chiesa fabbricata a di lei onore si desse il nome di Santa Maria dei Miracoli. Fu questa immagine fatta dipingere da Francesco Amadi pio e ricco cittadino, e per eccitare gli altri pure a quella divozione, che vivissima egli professava alla Madre di Dio, la fece rinchiusa in una piccola nicchia di tavola attaccare al muro di una casa vicina, che era di proprietà della Famglia Barozzi nella Parrocchia di Santa Marina. Fu la pietà dell’Amadi secondata da Marco Rasti ivi vicino d’abitazione facendo ardere perpetuamente una lampada, e nei giorni di sabato accendendo fiaccole dl cera innanzi alla veneranda immagine, con che se ne diffuse la venerazione nel vicinato. S’accrebbe questa per un insigne miracolo accaduto nell’anno 1480, in cui una pia vedova solita a portarsi ogni giorno a riverire l’esposta immagine, mentre nella sera del giorno 23 di agosto pagava alla Divina Madre il solito tributo di fervorosa orazione, fu da un suo congiunto, per motivo d’ ingiusta lite da lui promossa, a tradimento assalita, e con replicare ferite lasciata semiviva sul suolo. Chiamo ella in suo aiuto a gran voci Maria Vergine Santissima; onde allo strepito accorsi i vicini ritrovarono la spaventata donna salva ed illesa. Concorse alla fama del miracolo il popolo di Venezia, e moltissimi infermi condottisi a vista della prodigio a immagine, invocando a lor soccorso Maria Vergine, ottennero la salute. Moltiplicatosi dunque il numero dei miracoli, Angelo nipote del sopra lodato Francesco Amadi, nella di cui Famiglia erano insiti l’amore, ed il rispetto verso la Santissima Vergine, fece tosto innalzare di tavole contigua alla sua abitazione una piccola cappella, nella quale collocata la sacra immagine, ottenne dal Patriarca Maffeo Gerardi, che ivi si potesse celebrar il divino sacrificio. Si aggravò di ciò Lodovico Barozzi padrone della casa, a cui affissa era la virginale immagine, e desideroso di trasportarla alla Chiesa di San Moisè sua Parrocchia, espose al Patriarca Gerardi le sue querele, il quale conosciuta anco la causa della famiglia Amadi confermò nuovamente le concessioni già fatte. Propose poi il Barozzi le sue pretese avanti dei consiglieri, i quali udite avendo e considerate le ragioni di ambe le famiglie, concordi decisero, appartenere agli Amadi il possesso della venerabile immagine.

Furono poi da Marco Tazza Piovano di Santa Marina col consenso di Angelo Amadi istituiti procuratori per l’erezione di una chiesa, ed unitili questi nel giorno 28 di settembre dello stesso anno 1480, con le elemosine dei devoti fecero l’acquisto di alcune contigue casette, nelle rovine delle quali con permissione del patriarca disegnarono la pianta della nuova magnifica chiesa. Nel giorno ottavo di dicembre consacrato all’Immacolata Concezione della Vergine ne benedisse la prima pietra, e la collocò nei fondamenti il patriarca Maffeo Gerardi, e nell’anno susseguente 1481, il pontefice Sisto IV, permessa con apostolica autorità l’erezione della nuova chiesa, la ricevette in protezione di San Pietro, esentandola da qualunque giurisdizione parrocchiale.

Ciò ottenuto, fu la sacra immagine nel giorno 25 del febbraio susseguente condotta ad una ben disposta cappella di tavole, situata nel centro del piano destinato alla nuova chiesa, con pomposa processione, a cui per decreto del Consiglio dei Dieci intervennero col più festivo apparato le Scuole Grandi della Città. Concorrendo intanto sempre più le pie offerte dei fedeli, si eresse nello spazio di sette anni con enorme spesa un magnifico tempio, che per la copia, e preziosità dei marmi dopo la Ducale Basilica è, come scrive il Sabellico, il più cospicuo di Venezia; decorato anche di preziose reliquie, e del capo di San Teodoro Martire tratto dalle Catacombe di Roma.

Mentre però il sacro edificio si andava avanzando alla sua perfezione, pensarono saviamente i Procuratori di consegnarlo a persone, che giorno e notte ivi lodassero Dio, e chiamassero le divine benedizioni sopra dei benefattori, e della Repubblica. Che però a tal oggetto acquistrono a titolo di compera da Lodovico Barozzi quelle case stesse, ai di cui muri era stata dagli Amadi fatta affiggere la prodigiosa immagine. Tra tutti i sacri istituti fu scelto quello delle monache dell’Ordine Serafico, e dall’esemplare Monastero di Santa Chiara di Murano nell’anno 1487, furono tratte dodici vergini destinate fondatrici del nuovo chiostro. Arrivate queste all’abitazione destinata loro sopravvenne pochi momenti dopo il patriarca Gerardi, ricevuto delle suore alla porta a ginocchia piegate, dall’angelica modestia delle quali si commosse il buon prelato, lagrimando per il contento, benedisse prima esse, e poi tutti i luoghi del nuovo monastero. Pubblicata dappoi la pontificia bolla di Sisto IV, con la quale si concedeva l’istituzione del Monastero col mezzo delle Monache di Santa Chiara di Murano, il patriarca destinato commissario apostolico ad eseguirla assegnò una delle monache per nome Margherita per prima abbadessa e fondatrice, a cui consegnò le chiavi del nuovo monastero. La chiesa poi pochi anni dopo fu consacrata nel giorno primo di settembre da Dionisio di nazione greca, e d’istituto francescano vescovo di Millopotamo. (1)

Visita della chiesa (1815)

L’anno 1481 fu quello, nel quale si cominciò ad alzare questa chiesa con disegno di Pietro Lombardo. La facciata è adorna di due ordini di pilastri, il primo corintio, l’altro jonico, i quali sostengono un ricco sopraornato, sopra il quale si solleva un maestoso ornatissimo fronzone di mezzo cerchio. Sulla magnifica porta, i cui pilastri offrono graziosi arabeschi, vi è una mezza statua di Nostra Donna in marmo con la epigrafe: Pyrgoteles.

Il tempio ha una certa composizione sul gusto greco; lo si potendo anzi chiamare uno sfogo di quest’arte, la quale cominciava allora a risorgere. E poiché si rimase assai contenti dell’opera di Pietro, perciò l’anno 1484 gli si diede anche la impresa della cappella maggiore e del vólto, che non erano nel disegno: a quella maniera stessa, che avendo egli soddisfatto al comun genio anche con questa cappella, sorprendente per la eleganza, diligenza e varietà degli intagli, ebbe pure il carico del monastero, compiuta essendo di già ogni cosa l’anno 1489.

Il soffitto di questa chiesa bellissimo è diviso in cinquanta comparti, ciascuno con una mezza figura di un santo o del vecchio o del nuovo testamento. Pier-Maria Pennacchi che ne fu l’autore, seppe trovare belle forme, usar di colore vago e saporito, per cui il tempo stesso ebbe rispetto; ma non si mostrò diligente delle regole del di sotto in su.

La tavola del primo altare fu dipinta da Giulia Lama. Sant’Antonio di Padova nell’atto di ricevere il Bambino ne è il soggetto. Pier-Antonio Novelli vi aggiunse la figura di San Luigi Gonzaga, e vi ha messo alcun altro suo ritocco.

Nell’altarino a lato della scalea è bell’opera di Girolamo Campagna che vi lasciò il suo nome, la statuetta in marmo di Santa Chiara.

Passato questo altare, per una scala di sedici gradi si ascende alla maggiore cappella, la quale è di circa la metà della larghezza del quadrilungo della chiesa. Tale elevazione accordandole molta maestà, giova anche al comodo delle sacrestie, cui l’autore giudizioso collocò al di sotto per trarre ogni maggiore vantaggio dalla ristrettezza del sito. Nobilissime sono le balaustrate che circondano le piazzuole laterali della scalea, con quattro mezze figure rappresentanti l’Annunziata, San Francesco di Assisi e Danta Chiara; sono nobilissimi pur i pilastri con minuti lavori di basso rilievo stiacciato e arabeschi, tutto di ottimo disegno e buon gusto, come anche lo sono i quattro evangelisti nei pennacchi della cupola. Nobilissimo vi è anche l’altare, dove vi sono statuette che rappresentano i Santi Pietro e Antonio abate, non meno che due angioletti, bellissimi getti, con la epigrafe: Bart. s Rubellinus Mediolanensis conflavit 1606.

Né vuol lasciarsi di osservarvi e la finestra nell’alto, ove è dipinto sul vetro il salvatore, e l’altra circolare, ove è similmente dipinta Nostra Donna fra due angeli.

Scendendo dalla scalea, sull’altro altarino vi è una statuetta rappresentante San Francesco di Assisi, questa pure scolpita da Girolamo Campagna che vi lasciò il suo nome.

Nell’ultimo altare è bell’opera di Giambattista Pittoni la tavola con i Santi Pietro di Alcantara, Girolamo ed altro santo.

Nessuno dei quadri di sotto al coro merita osservazione. (2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) GIANNANTONIO MOSCHINI. Guida per la città di Venezia all’amico delle belle arti. (Tipografia Alvisopoli. Venezia 1815)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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