San Giorgio e la leggenda del drago

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Vittore Carpaccio. San Giorgio e il drago. La Scuola Dàlmata dei Santi Giorgio e Trifone, detta anche Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

San Giorgio e la leggenda del drago

San Giorgio nacque in Cappadocia, figlio di Geronzio, persiano, e Policronia, cappadoce, che lo educarono cristianamente. Da adulto diventò tribuno dell’imperatore di Persia Daciano, o dell’armata di Diocleziano imperatore dei romani, il quale con l’editto di Nicomedia prese a perseguitare i cristiani in tutto l’impero.

Il tribuno Giorgio, distribuì i suoi beni ai poveri e dopo essere stato arrestato per aver strappato l’editto, confessò davanti al tribunale dei persecutori la sua fede in Cristo. Venne invitato ad abiurare, e al suo rifiuto venne sottoposto a svariati supplizi e poi buttato in prigione. In carcere ebbe la visione del Signore che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre volte la resurrezione e qui la storia di San Giorgio, si diversifica a seconda dei suoi agiografi e diventa immaginaria.

Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, Giorgio resuscitò, operando la conversione del magister militum Anatolio con tutti i suoi soldati, che vennero uccisi a fil di spada; entrò in un tempio pagano e con un soffio abbatté gli idoli di pietra; convertì l’imperatrice Alessandra, che venne martirizzata. A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscitò due persone morte da quattrocentosessant’anni, le battezzò e le fece sparire. L’imperatore Diocleziano lo condannò nuovamente a morte e il santo, prima di essere decapitato, implorò Dio che l’imperatore e i settantadue re fossero inceneriti; dopo la sua preghiera, San Giorgio si lasciò decapitare, promettendo protezione a chi avesse onorato le sue reliquie

La leggenda del drago comparve molti secoli dopo nel Medioevo, quando Jacopo da Varagine nella sua «Legenda Aurea», fissò la sua figura come cavaliere eroico, che tanto influenzerà l’ispirazione figurativa degli artisti successivi e la fantasia popolare. Essa narra che nella città di Silene in Libia, c’era un grande stagno, tale da nascondere un drago, il quale si avvicinava alla città e uccideva con il fiato quante persone incontrava. I poveri abitanti gli offrivano per placarlo, due pecore al giorno e quando queste cominciarono a scarseggiare, offrirono una pecora e un giovane tirato a sorte.

Un giorno fu estratta la giovane figlia del re, il quale terrorizzato offrì il suo patrimonio e metà del regno, ma il popolo si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere: la giovane fanciulla piangente si avviò verso il grande stagno. Passò proprio in quel frangente il giovane cavaliere Giorgio, il quale, saputo dell’imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, promettendole il suo intervento per salvarla. Quando il drago uscì dalle acque, sprizzando fuoco e fumo pestifero dalle narici, Giorgio non si spaventò: salì a cavallo e lo trafisse con la sua lancia.  (1)

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/San_Giorgio

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Ca’ Dandolo Paulucci; Campo Nazario Sauro; Corte Bollani; Rio de Ca’ Sandi o Corner; Ruga Vechia San Giovanni; Calle de le Carozze; Calle dei Greci; Campo Rusolo o San Gallo; Fondamenta Ognissanti; Salizada dei Greci; Calle dei Avvocati; Calle dei Proverbi; Campo San Zulian; Rio Sant’Antonin; Scuola San Giorgio dei Schiavoni

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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