La Giustizia “gentile”, ai tempi della Serenissima

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La Giustizia (sopra la Porta della Carta). Palazzo Ducale

La Giustizia “gentile”, ai tempi della Serenissima

Nei documenti e nelle tradizioni antiche veneziane risulta il grande rispetto alla donna e le pene severe a chi l’offende, e non solo verso la donna, ma anche verso i fanciulli, quasi volesse la serenissima affermare sempre più la sua qualità gentile di mare (madre) benedetta come veniva dai veneziani chiamata.

Nel 1340 una donna al ballo vietò ad Antonio de Canal, di Candia, di darle la mano, come è sostume. Egli per rappresaglia le pestò un piede ed i Consigli dell’isola lo multarono di 500 scudi, mentre da tutti si riprovava l’ingiura. Antonio venne due volte a Venezia per ottenere il perdono, ma soltanto gli si concesse di pagar l’ammenda in dieci anni.

Simenone da Capodistria dava una spinta a Cristina, moglie di Nicolò sarto da giubbe, mentre andava verso la Celestia e la faceva cadere in modo inhonesto. La Quarantia criminale lo condannava a venticinque sferzate nella Camera dei Signori di notte, a porte aperte, e ad un mese nei pozzi.

Antonio Avonal e Giacomello, varoteri (pellicciai) a San Zulian, si divertivano nel maggio del 1406 verso l’ora di vespro, sulla porta della Basilica, e punger di nascosto, con un lungo ago, le schiave. Scoperti, il primo fu condannato a quattro mesi nei pozzi, il secondo a due.

Mattea, moglie di Giovanni da Patrasso, si recava la vigilia di Natale del 1409, dopo terza, dalla Chiesa di San Marco all’Ospedale, “more solito faciendo sua devocione“, quando fu pizzicata in un fianco da uno sconosciuto, mentre Piero dagli Organi, di Giovanni Bonaventura, le spegneva la candela che teneva in mano per risciararsi la strada. La donna arrabbiata lo percosse con la canela ed egli la ricambiò con uno schiaffo “in grande disonor suo e del marito“; tale offesa costò a Piero degli Organi tre mesi nei pozzi, quasi a voti unanimi della Quarantia.

Non solo di doveva rispettare la donna, ma anche i fanciulli e lo seppe, per propria esperienza, messer Andrea Gradenigo che venne multato di cento ducati, perché al cospetto dei Consiglieri sedenti a Rialto, al banco dell’incanto delle galere, diede uno schiaffo al fanciullo undicenne Marco, del nobile sier Antonio Bollani, per allontanarlo da una panca dove si era seduto. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 27 dicembre 1923

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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