Case dello IACP a Santa Marta, già Quartieri “Benito Mussolini” e “SADE”

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Case dello IACP a Santa Marta, già Quartieri "Benito Mussolini" e "SADE" - Sestiere di Dorsoduro

Case dello IACP a Santa Marta, già Quartieri “Benito Mussolini” e “SADE”

Il progetto del quartiere risale al 1920, quando il comune di Venezia aveva ottenuto dalla Società Cotonificio Veneziano 20.000 mq adiacenti alla fabbrica dove ridurre e costruire nuove case destinate in principalità alle maestranze di detto cotonificio. Nel 1921 il Comune di Venezia finanziò con un mutuo di 8 milioni il progetto. Così nel 1924 lo IACP iniziò la costruzione dl quartiere, dedicato a Benito Mussolini, che venne ultimato nel 1928 con la costruzione di 14 edifici per complessivi 148 alloggi destinati a lavoratori ai quali la casa deve riservare gli agi più riparatori, cui seguì pochi anni dopo la realizzazione di altri blocchi residenziali costruiti dalla Cooperativa dei Ferrovieri. Un ulteriore ampliamento venne promosso alla fine degli anni venti: il 16 luglio 1929 la Gazzetta di Venezia annunciava l’offerta allo IACP da parte della SADE, 3 milioni di lire per la costruzione di nuove case a Santa Marta in cui alloggiare 1.000 persone; la donazione era stata decisa personalmente da Volpi. In questa seconda fase vennero costruiti 365 nuovi alloggi, su piano di Paolo Bertanza, di schietto sapore veneziano, perché gli ingegneri dell’Istituto fecero ogni sforzo per mantenere popolarissimi, un’impronta di architettura veneziana, e crearono sottoportici con campielli e movimentarono la rigidezza dei nitidi cubi edilizi, come si legge sulle Tre Venezie. (1)

TOPONOMASTICA:

Le nuove strade che si vennero a formare in seguito alla nuova urbanizzazione furono chiamate come molti toponimi della contrada di Santa Marta, interamente demolita per fare posto al Cotonificio Veneziano (1883) e alla nuova Stazione Marittima (1880). La contrada comprendeva una strada principale, chiamata Calle Larga Santa Marta, che partendo dalla Fondamenta de le Terese (di fronte alla Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli) arrivava alla Chiesa di Santa Marta, da questa calle larga si dipartivano, le calli e le corti che, da un lato arrivavano alla Spiaggia di Santa Marta (verso il Canale della Giudecca), e dall’altro al Canale dei Rimurchianti. Queste nuove strade erano: Calle Minestra, Calle Longhi, Calle dei Baghei, Calle dei Sechi, Calle Larga Santa Marta, Calle dei Rimurchianti, Calle Larga de Cà Matta, Calle e Rami de le Case Nove, Campiello de le Orsoline, Calle Larga del Magazzenetto, Calle Larga Riosa, Calle Formenti, Calle de le Boldine, Campiello del Stendardo, Calle drio i Magazeni, Corte de la Pozetta, Corte Chisiola, Corte dei Visentini .

Calle Minestra. Dalla famiglia Dabalà soprannominata Manestra. Si legge nelle notifiche presentate ai X Savi in occasione della Redecima del 1740 che un Maria D. Savelli possedeva varie case in contrada di San Nicolò, presso Santa Marta, in Campiello di Manestra, una delle quali era appigionata ad Amala relita del q. Nadalin Dabalao detto Manestra, ed un’altra ad Innocente Dabalao detto Manestra. A questa famiglia appartenne Vincenzo Dabalà, detto Manestra, ultimo doge dei Nicolotti.

Calle dei Baghei. È chiamata nella Descrizione della Contrada di San Nicolò per il 1740 Calle delle Baghelle, e colà presso in quell’anno si scorge domiciliata un’Amola Baghella. Un Gasparo Baghello concorse nel 1700 alla dignità di Doge o Castaldo dei Nicoloti, che poteva venir scelto soltanto fra gli abitanti delle due parrocchie di San Nicolò e dell’Angelo Raffaele.

Calle dei Sechi. Secchera o Secchi, si chiamavano quei luoghi che, venendo coperti dall’acqua al momento del flusso marino, ne restano asciutti al momento del riflusso.

Calle dei Rimurchianti . Nell’Anagrafe Sanitaria per l’anno 1761 ben 38 remurchianti si vedono domiciliati in parrocchia di San Nicolò. Così si appellano quei barcaiuoli che, vogando in alcuni grossi battelli, sogliono attaccare delle corde alle navi ed alle barche per trarle al sito proposto. In questa calle venne a morte Vincenzo Dabalà, detto Manestra, ultimo doge, o gastaldo, dei Nicolotti, il quale, caduta la Repubblica fu anche membro della Municipalità Provvisoria nel 1797. Ciò si può rilevare dalla seguente annotazione mortuaria: 2 aprile 1830, Vincenzo del fu Giuseppe Dabalà e della fu Caterina d’Inocenti, pesatore e stimatore di pesce nel dazio di finanza, Veneziano, nubile, di anni 81, mori oggi alle ore 10 antimeridiane per colpo d’apoplesia jeri accaduto di sorpresa fuori di casa. Può esser seppelito domani verso il mezzogiorno. Abita in Campiello Remurchianti, S. Nicolò, al N. 2998. Francesco Ongania medico fisico. Registrato e rimesso alla sala anatomica per dissezione, e licenziato.

Il doge, o gastaldo, dei Nicolotti era un capo delle due contrade dell’Angelo Raffaele e di San Nicolò, insignito di alcuni privilegi, ma di poca o niuna autorità. Eletto dagli abitanti delle due suddette contrade, egli indossava nelle pubbliche funzioni un’ampia veste che era, secondo le stagioni, ora di raso, ora di tabi chermesino, ora di panno scarlatto con pelli di dossi, o di vai. Usava calze chermisine, scarpe di marocchino dello stesso colore, piccola parrucca nera rotonda, berretta da gentiluomo, guanti bianchi ecc. Aveva il privilegio di seguitare il doge con una barchetta legata alla poppa del bucintoro nella cerimonia dello Sposalizio del Mare; il diritto di esigere una tassa sopra tutte le barche pescarecce della sua contrada; e quello di tener due panche da pescajuolo nelle pescherie di San Marco e di Rialto. Doveva poi pagare al doge, al Cavaliere del doge, ed ai Giudici del Proprio un piccolo tributo.

Calle de Cà Matta . Nel 1560 un Ferigo Franceschi notificò di possedere due terzi di casa posta a San Nicolò sotto un coperto nominato la Cha Matta. Questa fabbrica desunse probabilmente il nome dalla famiglia Chamatta, o Camatta, la quale un tempo abitava in parrocchia di San Nicolò. Un Jsepo Chamatta venne ammesso il 30 giugno 1565 nell’arte dei Compravendi Pesce. Vedi il Capitolare dei Giustizieri Vecchi presso il R. Archivio Generale.

Calle de le Orsoline Volendo nel 1571 Scipione Bardi del q.m Donato destinare alcune sue casette al ricovero di povere donne ascritte alla compagnia di Sant’Orsola, ne affidò l’incarico ai Governatori della Congregazione dei poveri vergognosi di questa città, e ne sorsero quindi due ospizi, l’uno in parrocchia dell’Angelo Raffaele, e precisamente in Calle delle Colonelle, o Colonette, ora Calle Catenella, l’altro in parrocchia di San Nicolò dei Mendicoli presso Santa Marta, nella calle che stiamo illustrando. Ecco perchè i Governatori della Fraterna dei Poveri Vergognosi, come commissari di Scipione Bardi, notificarono nel 1661 ai X Savi sopra le Decime in Rialto, esistere a Santa Marta diverse casette una drido (dietro) l’altra, nelle quali stanno dieci povere Orsoline, cioè una stanza per una, che si danno loro per l’amor di Dio. A queste femmine i Governatori medesimi contribuivano anche quanto si ricavava da altri beni della suddetta commissaria, purché insegnassero la Dottrina Cristiana ogni giorno festivo il dopo desinare in chiesa di Santa Marta alle povere fanciulle della contrada di San Nicolò. Per disposizione del Bardi, le ricoverate si trasceglievano dapprima fra le vedove, non eccettuate quelle che avevano figlie, ed anche figli non oltrepassanti i sei anni di età. Ma poi nel 1580, essendosi scorto che il ricoverare vedove con figlie originava degli inconvenienti, si stabilì che ne dovessero essere senza, e che insieme si accettassero vergini della compagnia con l’incarico a tutte di educare povere orfanelle. L’elezione di tali donne, oltreché ai Governatori della Congregazione dei poveri vergognosi, spettava alle dame governatici della Compagnia di Sant’Orsola, la quale contava molte affigliate, dimoranti anche nello loro proprie case, ed aveva altare sacro a Sant’Orsola, decorato da una pala del Tintoretto, nella chiesa degli Incurabili. Vedi le carte appartenenti alle Orsoline di Venezia presso l’Archivio Generale.

Calle dei Magazzenetto . Ecco come il Boerio nel suo Dizionario del dialetto Veneziano definisce il magazen, o magazzino: Bottega dove si vende vino al minuto, e dove ai tempi Veneti si ricevevano effetti in pegno, per i guali si ritraevano due terzi in danaro, ed un terzo in vino pessimo, detto appunto Vin da pegni. I Magazenieri da vin avevano Scuola di devozione, secondo la Guida del Coronelli (Edizione del 1700), in chiesa di San Salvatore, sotto il patrocinio di San Nicolò I vescovo di Bari. Più di una strada di Venezia trasse il nome da siffatte botteghe. A San Nicolò vi è anche la Calle del Magazzenetto (piccolo magazzino).

Calle Riosa . Un Lodovico Rosa notificò nel 1740 di possedere alcuni beni dotali di ragione della madre Catterina Formenti in Arzere a San Nicolò, e Santa Marta.

Calle Formenti . La famiglia Formenti, venuta da Poveglia, si ritrovava fra noi fino dal 1340, e si divise in vari colonnelli. Fra parecchi altri uomini distinti produsse un Giovanni, eletto, dopo più di 20 legazioni e residenze, a Cancellier Grande nel 1580, di cui così parla nelle sue Cose Notabili di Venetia il Bardi Fiorentino: Giovanni da fanciullo datosi alle cose di cancellarla e maneggi del Dominio, in modo col tempo si avanzò pratica e teorica di cose simili che si può dire non vi essere potentato alcuno ove egli non sia stato in servigio di questi signori, e pur nel trattar la Lega che fu tra il Papa, il Re di Spagna e questo Senato contro il Turco si conobbe la virtù sua palese. Dal che mossi, in guiderdone di tante fatiche, lo hanno ora assunto al grado di Cancellier Grande che è il maggior che si possa acquistare dai cittadini. Giovanni Formenti morì nel 1585.

Calle de lo Stendardo. Un’antenna, dalla quale nei giorni festivi sventolava lo stendardo di San Marco, ed una colonna di marmo con il leone, tuttora qui sussistenti, indicavano, al tempo della Repubblica, che la parrocchia di San Nicolò era comunità separata dal restante della popolazione, ed arricchita di privilegi.

Calle de le Boldine . I NN. UU. fratelli Lombardo notificarono nel 1740 di possedere una casa in parrocchia di San Nicolò, appigionata a Camilla Baldina. A tale parrocchia la Corte Baldini era anticamente soggetta. (2)

(1) http://circe.iuav.it/Venetotra2guerre/02/marghera04.html

(2) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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