La Madonna dell’Apparizione, Santuario della Madonna dell’Apparizione, nell’Isola di Pellestrina

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La Madonna dell'Apparizione. Santuario della Madonna dell'Apparizione. Pellestrina

La Madonna dell’Apparizione, Santuario della Madonna dell’Apparizione, nell’Isola di Pellestrina

Le prime notizie su Pellestrina, l’antica “Fossiones Philistine“, che si trovano nella storia di Venezia risalgono al dogado di Agnello Partecipazio, primo doge eletto a Rialto nell’ottocento e undici, il quale volle ricostruirla dalle devastazioni prodotte dai Franchi, succeduti ai Longobardi nel dominio d’Italia, e condotti da re Pipino.

La ricostruzione fu lenta: però prima del mille Pellestrina era fiorente e approdavano al suo litorale le barche cariche di merci che giungevano da Ravenna; aveva grandi depositi di mercanzie e di animali e i terreni intorno al paese erano assai ricercati perché prosperi e fecondi.

Le cronache di allora dicono che un Vitale nel 1098 abitante a Pellestrina avendo ricevuto a livello per anni ventinove dal convento dell’isola di San Giorgio Maggiore una pezza di terra si obbligava di contribuire per censo annuo tre soldi di Verona, un paio di grossi polli, un maialetto da latte, e se l’avesse ridotta a vigneto il terzo del prodotto del vino. Dati i tempi, il valor del denaro e le derrate promesse, la terra di Pellestrina era tra le più care dell’estuario.

La prosperità della cittadina, che stava a cavallo tra il golfo dell’Adriatico e le acque della laguna, ebbe il suo crollo nella famosa guerra di Chioggia, tra Genova e Venezia, vinta nel 1380 dai Veneziani, ma la vittoria di San Marco, di cui fattori principali furono Carlo Zeno e Vettor Pisani, fu amareggiata dalla devastazione di Chioggia e dalla completa distruzione di Pellestrina.

Il fiorente paese non aveva più case, non aveva più chiese, gli abitanti erano o morti combattendo o fuggiti gridando vendetta, gli orti scomparsi, le vigne distrutte, i Genovesi avevano sparso il sale con la ferocia dei barbari antichi, quando videro delusa la speranza superba d’imbrigliare i quattro cavalli della Basilica Marciana. Nella vittoria la Repubblica decretò per far risorgere Pellestrina che “cinque casade de Chioza:li Busetto, li Vianelli, li Zennari, li Gavagnin et li Scarpa” emigrassero nel paese distrutto; mandò operai a fabbricare case, contadini a rigorvernare i campi e la piccola città venne divisa in quattro brevi contrade: Santa Maria, San Giacomo, San Nicolò e Sant’Andrea.

Quasi nel centro del paese, verso la laguna, s’innalzò un modesto oartorio con un unico altare dove fu messa una devota immagine di Maria dipinta sopra una rozza tavola con ai lati i due Santi Vito e Modesto, un quadro forse appartenente alla scuola spagnola del duecento, ritrovato tra le macerie dopo la vittoria alla quale si volle dedicare il nuovo oratorio. Così ricominciò nel paese rifabbricato la vita attiva e feconda sotto la protezione della Repubblica, vita di lavoro tra il mare, le ortaglie e i vigneti, e il paese veniva spesso visitato dai patrizi della Dominante che non dimenticavano mai di recar cere e doni al Santuario della “Vittoria“.

Nel 1716 la Repubblica era in guerra con il Turco, il quale dopo di averle nel precedente anno usurpato il regno della Morea, posto si era in cuore d’impadronirsi della fortezza di Corfù.  Già con tale disegno l’armata Ottomana contava sessanta grosse navi da linea e quaranta mezze galere, e fino dal 5 luglio era entrata nel canale dell’isola sopradetta, e fatto vi aveva uno sbarco di trentamila fanti e tremila cavalli, alle quali milizie altre se ne aggionsero poi, fino ad oltrepassare il numero di quarantamila, che stretta tennero quella fortezza parecchi giorni in assedio .

Il 4 agosto di quello stesso anno, un giovanetto di Pellestrina chiamato Natalino, perché era nato la notte di Natale del 1701, figlio di Giovanni Scarpa soprannominato il Muto e di  Francesca Vianello, passando quella mattina davanti la chiesuola di San Vito e Modesto,  adocchiò  presso la porta, una donna, di bassa statura, di età avanzata, di bianchissime guancie, che stando ritta in piedi con velo bianco sul capo, ed abito azzurro indosso ricamato di stelle, la quale lo chiamò dicendogli ad uso del paese: “Vien quà fio“. Quando Natalino gli fu  vicino, quella toccandolo con la mano quasi carezzevolmente fra il polso ed il braccio con voce sommessa soggiunse: “Va dal Piovano, e digli che faccia celebrare delle Messe per le Anime del Purgatorio se vogliono avere vittoria“. Il giovane proseguì il suo cammino alla volta della parrocchia, e quando vide il parocco Don Paolo Zennaro raccontò l’accaduto.

Nel frattempo accorsero in un baleno uomini e donne alla chiesuola di San Vito e Modesto a venerare l’immagine di Maria nostra Avvocata, che da tutti s’interpretava essere stata la Signora che favellato aveva al giovane. E molti di loro videro allora che la beatissima immagine della Vergine apriva e chiudeva gli occhi, come testimoniarono Giovanna Rosada vedova, Piero Vianello bottegaio, Domenico Scarpa pescatore, Domenico Vianello calzolaio.

La notizia del miracoloso evento e dell’esortazione della Vergine venne saputa in Senato ed esaltò gli animi, nuove galere partirono per Corfù, e all’arrivo di queste si sparge tra i combattenti la nuova del prodigio e spronò ad ardite e magnanime imprese.

Nella notte del 18 al 19 agosto Corfù era liberata: i Turchi in fuga abbandonarono armi, munizioni, cannoni, bagagli, trofei e l’annuncio della vittoria giunse a Venezia accolto con tripudio. A ricordo perenne la Serenissima decretò a Pellestrina l’erezione di un tempio: l’architetto fu Andrea Tirali, “proto al Magistrato delle acqua” e il 2 marzo 1723 venne consacrato. Due mesi dopo l’immagine miracolosa di Maria dalla vecchia chiesetta, oggi demolita, faceva il suo solenne ingresso nel Tempio che prese il nome di “Santuario di Maria Santissima dell’Apparizione“.

Gli abitanti di Pellestrina furono sempre tra i più fedeli sudditi della Serenissima, nel marzo del 1797 offrirono al doge Ludovico Manin di difendere da soli il loro Litorale lieti di dare la vita per il vecchio e glorioso San Marco, ma il principe rifiutò l’offerta. (1).

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO. 2 novembre 1930 e Giambattista Contarini. I Lidi Veneti. 1745

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Madonna dell’Apparizione; Madonna dell’Apparizione; Santuario della Madonna dell’Apparizione (esterno); Tabernacolo della Madonna dell’Apparizione; Santuario della Madonna dell’Apparizione (interno); Tabernacolo della Madonna dell’Apparizione; Targa a ricordo di Natalino Scarpa; Luogo dove apparve la Madonna

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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