La Compagnia dei Cortesi

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Campiello Querini a Santa Maria Formosa. Sestiere di Castello

La Compagnia dei Cortesi

Scrive il Sanudo nei suoi Diari che, il giorno 14 febbraio 1533, quattordici nobili veneziani domandarono la licenza ai Capi del Consiglio dei Dieci,  per costituire una nuova Compagnia della Calza, in modo di rendere più pompose le feste, gli spettacoli e i divertimenti nella città, ed avuta la licenza, firmarono gli atti costitutivi preparati dal notaio Girolamo da Canal, la compagnia si chiamava i Cortesi.

Il 18 maggio dello stesso anno, i Cortesi, che nel frattempo erano aumentati di numero, andarono con le loro barche, tutte parate a festa, a prelevare sier Agostino Querini Stampalia nel suo palazzo in contrada di Santa Maria Formosa, il loro “signor de la Compagnia” (priore), il quale era vestito “di sotto damaschin cremexin, di zendado di sora et un manto di raso cremexin aperto su la spala destra, con campanoni d’ oro, et una cadena d’ oro grossissima al collo fata, qual è di uno ciprioto, di valuta di ducati 1000“, e in testa aveva una berretta di veludo nero alla spagnola, con al centro un bel gioiello, e gli altri diciotto suoi compagni erano vestiti di damasco cremisi, becheto (stola) in velluto nero, e con una berretta di lana.

I Cortesi si portarono con le loro barche fino a San Vidal, qui scesero, ed in corteo preceduto da trombe e tamburi, si diressero verso la chiesa di San Stefano, la quale era preparata in modo splendido “con bellissime tapezarie el uno pulpito in mezo, con l’altar in chiesia grando, sul qual era da 240 candeloti et il San Marco d’arzento di la chiexia di San Marco, el li candelieri grandi d’arzenlo con torzi suso“. Giunti in chiesa fu iniziata la messa, celebrata dal loro cappellano il prete Francesco Rizo, con suoni, canti, e musica eccellentissima d’organo. Il cappellano fece un’orazione in lode della compagnia, e successivamente tutti i compagni andarono a “zurar li loro capitoli sopra li messali,  e a basar il signor et darli ubedientia“.

Finita la messa, tutta la compagnia si inoltrò, a due a due, con il loro priore davanti a tutti, con trombe e piffari, fino a San Marco, dove andarono in Consiglio a presentarsi. Alla sera diedero una grande festa alla Giudecca, nella corte di Ca’ Vendramin, la casa di uno di loro, al fresco sotto il portico, e alla festa furono invitate sessanta donne.

Fino a quell’anno, sottolinea il Sanudo, vi erano state trentaquattro Compagnie della Calza dalla loro costituzione, e le elenca in ordine inverso di tempo della loro formazione: i Cortesi, i Floridi, i Reali, i Valorosi, i Trionfanti senza calza, gli Ortolani senza calza, gli Zardineri senza calza, gli Inmortali, i Fortunati, gli Eterni, i Fausti, i Modesti, gli Eletti, i Prudenti, i Potenti, i Fraterni, i Perpetui, gli Sbragazai, i Liberali, i Trionfali, i Principali, i Semprevivi, i Fideli, i Felici, i Puavoli, i Regali, i Signorili, i Soprani, gli Ziati (o Giliati), i Solenni, i Pigna, gli Zenevre (Ginevra), i Belli, gli Illa (i l’ha) a conservare.  (1)

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(1) Marin Sanudo. I Diari. Volumi LVII e LVIII

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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