Una povera donna sepolta viva nella Chiesa di Santa Maria Mater Domini

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Chiesa di Santa Maria Mater Domini

Una povera donna sepolta viva nella Chiesa di Santa Maria Mater Domini

A Venezia i pizzegamorti erano le persone che si occupavano della preparazione dei cadaveri e della loro sepoltura. C’erano quelli per ogni singola contrada e quelli delle Scuole grandi, era un lavoro che si tramadava di padre in figlio, e su di loro vigilavano i Provveditori alla Sanità. I pizzegamorti, durante le pestilenze, erano invece persone reclutate tra i galeotti, gli sbandati e i vagabondi, e destinati a trasportare gli appestati nei lazzaretti e i morti nei cimiteri.

Pare che la parola pizzegamorto (l’equivalente di beccamorto o becchino in altre parti d’Italia) derivasse dal metodo che usavano queste persone per accertarsi del decesso del morto, e cioè quello di pizzicargli (mordergli per i beccamorti) l’alluce di un piede, e se il defunto non reagiva voleva dire che era proprio morto. Ma questo metodo non fu applicato o applicato male a una povera donna della contrada di Santa Maria Mater Domini.

Scrive infatti il Sanudo, il 27 settembre 1531, nei suoi Diari, che in quel giorno accade, cosa seguita altre fiate (volte), che una donna gravida, “moier di un fenestrer”, che pareva morta venne portata a seppellire nella Chiesa di Santa Maria Mater Domini, nelle arche di una Scuola, all’ora del vespro.

Il giorno dopo volendo alcuni chierici andare a suonare l’ora nona, sentirono battere dentro l’arca, e provando una grandissima paura chiamarono altre persone per aprire la tomba.  Aperta la tomba trovarono la povera donna in braccio ad un’altra donna sepolta qualche giorno prima, l’arca era talmente piene di morti che l’infelice, battendo con la fronte la pietra tombale, si era ferita alla testa in modo grave.

Conclude il Sanudo, la sua breve cronaca, scrivendo che alcune persone sostenevano che la poveretta venne tratta mezza morta dall’arca e portata in una bottega di barbiere per essere medicata, mentre altri sostenevano, che “non fo trata di archa perchè la era già morta“, e il diarista non dice se il pizzegamorto della contrada provò a pizzicargli l’alluce, per sincerasi nuovamente, che fosse effettivamente morta. (1)

ConoscereVenezia

(1) Marin Sanudo. I Diari Volume 54

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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