Chiesa e Monastero dei Santi Rocco e Margherita

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Chiesa dei Santi Rocco e Margarita - San Marco

Chiesa e Monastero dei Santi Rocco e Margherita. Monastero di Monache Agostiniane. Monastero secolarizzato

Storia della chiesa

Nella parrocchia di San Samuele fu sin da remoti tempi fabbricato un oratorio sotto il titolo di Santa Susanna, della fondazione di cui si ignora il tempo, come anche il nome del fondatore. A questo nell’anno 1485, trasferissi la celebre Confraternita di San Rocco, la quale dopo aver ottenuto il corpo del santo suo titolare area risolto d’ivi innalzare una chiesa, ove onorevolmente collocarlo, e per tal effetto acquistare alcune case contigue all’oratorio, che servivano ad uso infame di postribolo. Avendo però Iddio altrimenti disposto di quel luogo, succedette, che dal monastero cisterciense di Santa Margarita di Torcello minacciato d’imminente rovina arrivò a Venezia una monaca del numero delle sorelle dette Converse, per nome Chiara, donna pia, e d’animo virile per cercare ricovero in luogo opportuno all’angustiate sue religiose. Alloggiata questa in una casa contigua all’ antico postribolo determinò nell’animo suo di procurare, che quel sito già contaminato da tante laidezze si tramutasse a favore delle sue monache in un santuario di vergini, che ivi lodassero e servissero a Dio in compenso alle molte offese ivi commesse contro la divina giustizia per tanto corso di tempo. Apri la buona vergine i suoi desideri ad alcuni devoti gentiluomini, col consiglio, ed aiuto dei quali disposte le cose opportune, e cedute dai confratelli della Scuola di San Rocco le acquistate case, si cominciò a fabbricare il monastero. Perché però illustri ne fossero i principi, e la carità dei fedeli eccitata fosse al presto proseguimento, fu scelto il misterioso giorno del Venerdì Santo per dar mano in esso con solenne funzione alla fabbrica.

In quella mattina dunque il Predicatore della vicina chiesa di Santo Stefano dell’ordine di Sant’Agostino per nome Giovanni Signori di nazione genovese, dopo aver con eloquenza e con zelo eccitato il suo uditorio alla compassione di Gesù Crocifisso, inalberata la di lui sacra immagine, si portò accompagnato dai suoi religiosi, e da numerosa turba di popolo al luogo destinato alla fondazione del nuovo monastero.

Quivi animo egli i circostanti fedeli all’aiuto della pia impresa, dopo di che fu sul fatto eretta nel detto sito una cappella di tavole, e pochi giorni dopo il patriarca Maffeo Gerardi nel giorno 23 di aprile dell’anno 1488, pose la prima pietra benedetta nei fondamenti della nuova chiesa, la quale in memoria delle beneficenze ottenute dalla Confraternita di San Rocco, e a riguardo del Monastero di Santa Margarita di Torcello fu illustrata col doppio titolo di San Rocco, e di Santa Margarita. Mentre però col divino favore va prosperamente avanzandosi la fabbrica, le monache di Torcello, alle quali da benefica mano erano stati risarciti, e tolti dal pericolo di rovina gli edifici, ricusarono di voler più portarsi in Venezia, al qual male (per cui disaminati si erano i governatori destinati al nascente luogo) accorrendo la provvidenza divina mise in cuore ad una nobile vedova Stella Balanzano di donar se stessa con tutti i suoi averi al nuovo monastero, onde potesse ridursi a compimento, ed alimentarsi le Suore, che in esso dovevano dedicarsi al divino servigio. Accettata però dai governatori suddetti in qualità di madre, e fondatrice scelse per l’osservanza del futuro convento la regola di Sant’Agostino, e portatasi al Monastero di Sant’ Andrea, detto di Zira, le di cui monache professavano lo stesso istituto, ivi per mano della priora vestì l’abito della religione mutando l’antico di Stella nel nuovo nome di Lucia. Ritornata poi al suo non ancora perfezionato chiostro, ivi, dopo a ver a di lui vantaggio rinunziati tutti i suoi beni, professò solennemente nelle mani di Marco Marchetti piovano di San Samuele, e confessore destinato del luogo. Dopo ciò assunse Lucia il governo del monastero, e Dio ne prosperò in si felice maniera i principi, che nel breve giro di due anni non solo erano quasi perfezionare le fabbriche, ma in esse si erano già volontariamente chiuse molte vergini anche di patrizie famiglie, fra le quali Lodovica Usnago monaca di Santa Margarita di Torcello, la quale per dispensa pontificia insieme con la sopra lodata Chiara già conversa professò in pubblica forma nel nuovo chiostro la regola di Sant’Agostino. Quale fosse il lodevole tenore di vita, con cui servivano a Dio queste buone religiose, l’attesta un decreto del senato, con cui nel giorno 30 di novembre 1490 (erano di poco passati i due anni dalla fondazione) comanda ad Ermolao Barbaro suo ambasciatore in Roma di ottenere dal pontefice indulgenza plenaria per chiunque visitasse, e con elemosine aiutasse questo monastero, nel quale vivevano molte religiose di esemplare vita, caste, religiose, e osservanti.

Sin dalla sua prima origine fu arricchita questa chiesa d’una sacra mascella del Santo suo titolare, prezioso dono dei devoti Confratelli della Scuola di esso santo, i quali nella partenza dal luogo vollero lasciare questo nuovo attestato della loro pia liberalità. Una mascella pure di Santa Margarita vergine e martire ottennero le monache dalla Cattedrale di Caorle; dopo di che ebbe la chiesa nel giorno 12 di settembre dell’anno 1574 il decoro ecclesiastico della consacrazione per mano di Marzio dei Medici fiorentino vescovo marsicense.

Con antico e devoto culto è venerata in questa chiesa una devota immagine di Maria Vergine, del di cui arrivo in Venezia si conserva in una cronichetta del monastero la relazione, ed in compendio è tale.

Allorché l’impero orientale caduto era in poter dei Latini, nella città di Sparta del Regno di Morea era celebre per i miracoli una immagine della Vergine Madre di Dio, collocata sull’altar maggiore della cattedrale, detta di Santa Maria Ortocasta. Continuò il culto della sacra immagine finché nella declinazione dell’impero di Costantinopoli, fu la città di Sparta insieme con tante altre incendiata e distrutta dal furore dei Saraceni. Essendosi poi qualche tempo dopo l’afflitta città rimessa dalle sue rovine, una povera fanciulla contadina, riducendo le sue pecore nell’imbrunire del giorno all’ovile, in una villa del territorio di Sparta, detta Zaconia, vide appresso una fonte quest’immagine circondata di raggi, onde corse tosto a renderne avvertiti gli abitanti circonvicini.

Sparsa la fama del mirabile ritrovamento accorsero i popoli da tutto il Regno della Morea a venerare la sacra immagine, e con elemosine raccolte dai devoti fu eretta nel luogo stesso dell’apparizione una chiesa, che dal nome della distrutta cattedrale fu chiamata di Santa Ortocasta. Quivi fu decentemente collocata, e vi si conservò finché invaso il regno tutto dall’armi dei Turchi fu da un pio soldato prima che Sparta soggiacesse al saccheggio, portata a Napoli di Romania, città allora soggetta ai veneziani, e riposta nella chiesa del martire San Teodoro, dal qual luogo (come è tradizione) si trasferì spontaneamente alla chiesa dei Santi Apostoli.

Essendo poi nell’anno 1541 caduta la città suddetta in potere degli Ottomani, Francesco Barbaro, che ne era rettore, trasportò seco venerabile immagine, e in pio dono la offerse al monastero di San Rocco, e di Santa Margarita, ove era monaca una sua sorella di nome Cassandra. Risentirono ben tosto gli effetti della protezione della gran Madre di Dio le religiose, essendo alcune di loro state istantaneamente sanate da gravi infermità, ed il monastero, che penuriava sommamente di viveri, ben tosto dalla divina provvidenza con abbondanza soccorso.

Essendosi poi nell’anno 1597 eretto nella chiesa un nobile altare di marmo, vi fu nel secondo giorno di luglio dell’anno stesso riposta la prodigiosa immagine, e vi intervenne con l’accompagnamento di quattro vescovi e numeroso clero il cardinale Lorenzo Priuli patriarca di Venezia.

All’intercessione di Maria Vergine implorata dalle monache con fiducia innanzi la prodigiosa di lei immagine, deve il monastero la sua preservazione dai due furiosi incendi, l’uno dell’anno 1744, in cui nel giorno 6 di febbraio avvampando contigue all’abitazioni delle monache alcune case fabbricate di tavole, minacciarono pressoché irreparabile una totale desolazione; e l’altro dell’anno 1747 allorché nella notte precedente la prima domenica d’ottobre restò incenerito in poche ore il vicino teatro detto di San Samuele. E nell’una e nell’altra disgrazia apparve evidente la protezione della Vergine Santissima. Poiché spingendo un furioso vento le fiamme verso il monastero, e cadendo numerosi entro il recinto dei chiostri gli accesi carboni, al primo invocare della loro protettrice, col venerare devotamente la di lei immagine, retrocessero le fiamme, e si pose fuor di pericolo il sacro luogo.

Essendosi poi per lodevole attenzione dell’abbadessa allora reggente rinnovata pressoché interamente, e in ornata forma abbellita la chiesa circa la metà del secolo XVIII fu ad onore di Maria ed a custodia della prodigiosa immagine eretto un nobile altare di fino marmo, a cui fu con pomposa solennità trasportata nel giorno 11 di Luglio dell’anno 1751 da Alvise Foscari patriarca di Venezia. (1)

Visita della chiesa 1733

Sopra l’altare della Madonna vi è l’Annunziata opera di Matteo Ingoli. La tavola dell’altar maggiore coll’Assunta, e abbasso i Santi Rocco, e Margherita è opera bellissima di Montemezzano. Un’altra tavola con la Beata Vergine, il Bambino e i Santi Agostino, Francesco, Giustina, e Catterina è opera di Girolamo Pilota. (2)

Eventi più recenti

Soppresse quelle monache agostiniane, insieme con tutte le altre nel 1810, rimase chiusa la chiesa sino al 1817, in cui riducendosi l’annesso convento in istituto di educazione femminile si riaprì ai divini uffici la chiesa sebbene sia stata ristretta e ridotta a tre soli altari onde dar modo alle nuove ordinazioni di quell’istituto. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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