Le chiavi di volta sugli archi dei portici della Zecca, della Libreria Marciana, e delle Procuratie Nuove e Nuovissime

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Procuratie Nuove. Piazza San Marco

Le chiavi di volta sugli archi dei portici della Zecca, della Libreria Marciana, e delle Procuratie Nuove e Nuovissime

La Zecca. Affermano alcuni cronisti avere Pietro Badoaro, intorno il 950, edificate due zecche, l’una per le monete d’oro, l’altra per quelle d’argento, ambe in capo la piazza sul gran canale. Affermano altri, esservi stata una zecca all’Ospedaletto presso i Santi Giovanni e Paolo,  quest’ultima, siccome sembra, per servire alla fabbrica delle monete di rame.

Ad ogni modo però, mostrandosi l’antica zecca in stato di rovina, decretava il senato, nel 1535, fosse ricostrutta nel medesimo luogo, ma in più bello aspetto di prima. Perciò chiamati vari architetti, e da essi prodotti alquanti modelli, fu scelto ed eseguito quello di Jacopo Sansovino. L’ingresso da terra è sulla piazzetta di San Marco, nel portico dell’edificio posteriormente da lui eretto per la pubblica biblioteca.

Biblioteca Marciana. I legati di Francesco Petrarca e dei cardinali Bessarione, Girolamo e Leandro Grimani, che mettevano a disposizione della repubblica i preziosi volumi da essi raccolti, furono il motivo che determinò il senato a decretare la fabbrica della libreria dirimpetto al palazzo ducale, allo scopo di decentemente disporli e custodirli.

Perciò nel 1536 fu commesso ai Procuratori de supra questo carico; ed essi scelsero il modello prodotto da Jacopo Sansovino. Ed egli veniva divisando la sua fabbrica in due ordini, dorico l’uno ornatissimo, l’altro ionico gentile, il cui sopraornato reca un fregio grandioso nobilmente ripartito, coronato poi da una cornice reggente una balaustrata, su i cui piedistalli s’innalzano statue pregiatissime di marmo, figuranti i Numi degli antichi miti, lavorate da Bartolommeo Amanati, da Pietro da Salò, da Danese Cattaneo e da altri.

Gira intorno alla fabbrica un portico, che a mezzogiorno fa testa con la fabbrica della Zecca, e che girando a ponente e di fronte al palazzo ducale s’involta poi ad austro per seguire i portici delle procuratie. Ventun archi prospettano la piazzetta, sedici dei quali servono a botteghe, due di volta testa, e tre infilano: il primo l’ingresso alla zecca; secondo quello della libreria; l’ultimo mette alle procuratie nuove che più sotto descriveremo. 

Procuratie Nuove. Nel 1584, quattordici anni dopo la morte del Sansovino, decretava il Senato di continuare la magnifica fabbrica della libreria sulla piazza maggiore fino a San Geminiano, divisa in abitazioni, per otto procuratori di San Marco, e perciò chiamata fabbrica delle procuratie nuove per distinguerla dall’altra di fronte che si appello poi procuratie vecchie.

Fu commesso il disegno allo Scamozzi, il quale presentò un modello, che, ottenuta l’approvazione, gli fu ordinato di eseguire. Ognuna di queste procuratie, scrive il Selva, era un comodo e grande palazzo, e formavano tutte insieme un solo edificio, che cominciava dal quarto arco (contando dall’angolo al campanile) e si estendeva con trentasei archi fino all’estremità della piazza, in una retta linea lunga piedi 384, e di là girava con altri sette archi fino alla chiesa di San Geminiano. Sette di esse procuratie avevano l’entrata dal portico sulla piazza, e l’ottava da quello della libreria. Lo  Scamozzi condusse questa sua fabbrica fino al decimo arco, il che si ravvisa dalla mancanza dopo questo di statue alle gotiche sui frontispizi delle finestre del terzo ordine.

Quindi condotta l’opera a più riprese in tempi diversi e da vari architetti, tra i quali da Baldassare Longhena. È lunga quest’ala maggiore da un capo all’altro della piazza metri 133.52 , ha l’altezza di metri 22.43. Dalla parte del rivo è congiunta questa fabbrica, mediante un ponte, ai giardini regali costruiti poi. (1)

Procuratie Nuovissime. (Ala Napoleonica). Nel luogo ove si erigeva il piccolo tempio di San Geminiano, architellato dal Sansovino, cinto da due ali, quindi delle nuove e quindi delle vecchie procuratie, si statuiva dal governo di occupazione francese (1806-1814) di continuare l’ordine delle nuove, e perciò, demolita la chiesa e l’ala delle vecchie, si progrediva secondo il divisato progetto formando questo lato della piazza eguale alle nuove procuratie, meno però del terzo ordine già compiuto dai successori dello Scamozzi al penultimo arco dell’ala maggiore. Ai sette archi già esistenti se ne aggiunsero altri otto per la lunghezza complessiva di metri 57. 72 , e fu opera questa eretta nel 1810 da Giuseppe Soli. Parve allora non fosse delitto l’atterrare un’opera insigne del Sansovino per erigervi una scala ad uso del palazzo reale. (1)

Centoquarantasei sono le chiavi di volta, sugli archi dei portici e sugli archi della finestre delle Procuratie Nuove e delle Procuratie Nuovissime, con teste di uomini barbuti e di donne alternate a teste di leone.

(1) Venezia e le sue lagune. Volume II. Stabilimento Antonelli 1847

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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