Il Fontego dei Tedeschi

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Fontego dei Tedeschi. Sestiere di San Marco

Il Fontego dei Tedeschi

Fra le grani istituzioni commerciali di Venezia una fra le più importanti era il Fontego dei Tedeschi dove si raccoglieva tutto il fiorente commercio di esportazione e di importazione fatto con la Germania per la via più breve, attraversando il Tirolo e diretta a Norimberga, mantenuta in gran parte dalla Repubblica, quasi sicura dai ladri, e dall’infuriare dei temporali.

Nella Dominante fin dal secolo decimoterzo numerosi erano i Tedeschi, tanto che su proposta di sier Marco Bragadin, il Senato assegnò loro come dimora e deposito delle mercanzie un gran casamento sul Canal Grande, contiguo al ponte di Rialto. L’edificio, che fin da quell’epoca di chiamava “fontego dei Tedeschi“, con il crescere del commercio divenne alquanto ristretto e per ampliarlo si dovette nel 1315 comperare alcune case della famiglia Polani, che si stendevano verso la chiesa di San Giovanni Grisostomo, e dare così un po’ di respiro alle mercanzie affestellate alla rinfusa.

Nel 1505 un violento incendio ridusse tutto in cenere, e allora il Senato collocati provvisoriamente i Tedeschi nelle case dei Lippomano nella contrada di Santa Fosca, decretò la ricostruzione del fabbricato tutto a sue spese, e chi dice affidandone l’opera a Pietro Lombardo, altri a frate Giocondo da Verona. Ma né l’uno né l’altro ebbero tale incarico, due documenti da qualche tempo scoperti danno il nome del vero autore, un tale Girolamo tedesco, di nome ignoto e non meglio conosciuto, ma sembra di ardito e vivace intelletto: un decreto del Senato 19 giugno 1505 dice chiaramente che avendo i mercanti tedeschi “suplicado se vuogli tor el modelo, fabrichado per uno dei suoi, nominado Hieronimo, homo intelligente et practico, l’anderà parte che, per autorità de questo Conseglio, la fabrica del Fontego sopradicto far se debi justa el modelo composto par el prefato Hieronimo tedesco“.

Così il Senato, e Marin Sanudo conferma la notizia: “1505, 19 Zugno. Fo posto per el Consegio tuor el modelo dil Todesco, et secundo quello si fazi rl Fontego di Todeschi et si fazzi le botteghe attorno; et el Colegio hebbe libertà per le do parti a bossoli, et balote terminar quelo li parerà“.

Sorse il Fontego dalla facciata di ritmo semplice ed equilibrato, nelle sue proporzioni vaste, con un portico di fabbrica mediano e un portico in basso, coronato alla sommità da merlature, affiancato da due ali a guisa ditorri, demolita la parte superiore nel 1836, che ricorda il tradizionale aspetto delle vecchie fabbriche veneziane, illeggiadrita però originariamente dalla vasta decorazione a fresco che Giorgione di Castelfranco eseguì disponendo con concezione nuova, negli spazi tra finestra e finestra, nudi fantastici, di cui un misero irriconoscibile avanzo ingabbiato rimane ancor oggi in alto sotto il cornicione, mentre Tiziano, in gara con lui, alle sue prime prove, attendeva a ricoprire a fresco il prospetto verso la calle i cui miseri avanzi sopra il portale lasciano a mala pena intravedere il gruppo di “Giuditta ed Oloferne“.

Il fondaco aveva duecento stanze per abitazione, magazzini enormi per depositi, e sale vastissime per refettori e convegni. Al governo del fondaco erano preposti i “visdomini” presi dai patrizi e che dapprima erano due, poi tre, e per qualche tempo furono anche quattro, e da loro dipendevano gli scrivani, i pesatori, i bastagi, i bollatori, gli uscieri.

Ma la più importante carica era coperta dai sensali, poiché nessun mercante poteva vendere o comperare senza il loro concorso, ed erano i sensali che impedivano qualunque frode alla dogana e rappresentavano in quella colonia tedesca i diritti della Serenissima. Essi venivano eletti dal Consiglio dei Quaranta e tra i sensali del fondaco troviamo nel 1537 anche il grande Tiziano con centoventi ducati annuali, più le non indifferenti provvigioni sulle vendite.

Essendo Venezia per la Germania il naturale e più vicino emporio per il commercio del levante, era grande il concorso dei Tedeschi che trovavano nella Dominante ottima accoglienza, buoni affari, viver tranquillo anzi una ducale del 1510 del doge Leonardo Loredan dichiarava che i Tedeschi erano riguardanti a Venezia come concittadini.

Nel fondaco aveva perfino i cuochi della propria nazione, e racconta il capitolare dei Visdomini che “uno de li cuochi serviva a tutti i mercanti sottoposti a Signori et l’altro i mercanti sottoposti alle comunità” onde si mettevano due grandi tavole e mangiavano separatamente i sudditi dei principi, dai cittadini di città libere. I Tedeschi avevano speciale servizio divino e speciale predicatore nella chiesa di San Bartolomeo, dove evavano fatto costruire anche un comune sepolcro. Ogni anno, alla vigilia di Natale il clero di San Bartolomeo, si recava in processione a visitare il fondaco e finita la funzione era ragalato di frutta, dolci e belle drapperie tedesche.

Il fondaco conobbe nei suoi vari secoli di vita il lavoro incessante, attico, fruttuoso, ma conobbe anche le feste; aveva del veneziano del Tre e Quattrocento per il lavoro, ma per le feste seguiva la grande Repubblica del Cinquecento delle sue feste di fama mondiale. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 22 luglio 1934

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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