La Riva degli Schiavoni

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Riva dei Schiavoni. Sestiere di Castello

La Riva degli Schiavoni

La Riva degli Schiavoni iniziata sul termine del 1780, finita nel 1785, fu insieme con i Murazzi, la bonifica di Imoski in Dalmazia, la spedizione di Tunisi, e i progetti della diversione del Brenta, di risanamento delle Valli Veronesi, d’irrigazione fra Tagliamento e Cormons, uno degli ultimi lampi di vitalità della nostra Repubblica. Prima di essa non si stendeva in larghezza più dell’attuale Ponte del Vin (Danieli) e così rimase per secoli.

Il diacono Giovanni, vissuto sul termine del 900 ci racconta che, al principio del suo secolo (901) il doge Pietro Tribuno, per timore degli Ungari, i quali scorrevano sul margine del continente e si gettavano nelle isole, oltre a sbarrare con una catena il Canal Grande fra San Gregorio e Santa Maria Zobenigo, tirava pure un muro da questa chiesa alla bocca del Rio di Castelloa capite rivuli de Castello usque ad Ecclesiam sanctae Mariae, quae de Jubenico dicitur“. Con questo muro, egli avrebbe riunito in una sola difesa il Palazzo ducale con Olivolo o Castello, la sede del Vescovo.

Ma allora Rialto e Castello costituivano forse ancora due unità urbane a se stanti (infatti ben distinte si trovavano nei diplomi imperiali del tempo); dall’uno all’altro luogo stendevasi isole, come le Gemelle e l’Adrio su cui sorgevano San Giovanni in Bragora, San Biagio, ecc. rivi ed ampi specchi d’acqua, la piscina di San Zulian, quella di San Basso che metteva capo nel Rio di Canonica, di San Giovanni Novo, di San Martino, il lago San Daniele.

Un’antichissima pianta, disegnata fra il XII e il XIII secolo, ci dà una vaga idea di quello che la nostra riva doveva essere subito dopo il mille; con una spiaggia sinuosa, interotta dagli sbocchi dei rii e da qualche canneto, come quello di San Zaccaria con molti “squeri” (cantieri), rari, modesti, edifici privati e con poche chiese, come San Zaccaria con il suo convento (secolo IX) e San Biagio (1052).

Alle spalle si ergevano le chiese di San Martino, San Giovanni in Bragora, Sant’Antonin, San Giovanni del Tempio, San Severo, San Giovanni Novo, Santi Filippo e Giacomo. L’unica strada che correva fra Castello e San Marco, passava vicino a queste chiese, all’Arsenale di Stato (1104) ed ai laghi di San Daniele e San Martino. L’attuale Riva degli Schiavoni non esisteva neppure in abbozzo, perché la spiaggia, di cui parlammo sopra, era senza continuità.

Fra il 1205 e il 1299, quando la Piazza di San Marco aveva acquistato, per opera di Sebastiano Ziani, più largo respiro, con l’abbattimento della muraglia che lo recintava, e la Piazzetta si era adornata delle colonne portate da Costantinopoli (1182), la riva, fino allora divisa in più sezioni, cominciò a saldarsi, sul Rio di San Zaccaria, con una via ed un ponte che fu di legno come tutti o quasi tutti gli altri.

Allora gli abitanti della Bragora e di Castello, desiderosi anch’essi di aprirsi una via più diretta alla Piazza, domandarono che la riva terminante a San Zaccaria continuasse fino all’attuale capo di Via Garibaldi. Si opposero le monache di San Zaccaria sostenendo che il terreno e la spiaggia dal Rio della Bragora al Palazzo era di loro proprietà; ma il doge Pietro Ziani (1205-1229), cui entrambe le parti si erano rimesse, udito il Consiglio Minore, ispirandosi al bene Generale, sentenziò in favore dei Castellani.

Costituitasi, con ponti in legno attraverso gli sbocchi dei rii, la nuova strada che da San Marco, lungo la laguna, conduceva a Castello, si pensò costantemente di migliorarla.

La Riva dalla Terranova (Giardinetti Reali) fino alla punta di Sant’Antonio (Giardini Pubblici), era tutto un arsenale; si bolliva pece, si piantavano pali, si fabbricavano o tiravano in secco barche e navi di ogni capacità, e poiché la posta allora a San Biagio richiamava qui presso tutto il traffico marittimo, la riva presentava un turbinar di uomini e di cose poco adatto alla tranquilla convivenza.

Con lo sviluppo dell’edilizia si sentì quindi il bisogno di limitare tanta attività in punti ben definiti. Si cominciava con il proibire l’esercizio dei cantieri da San Marco alla Bragora; si trasformavano i depositi di sale di San Biagio in granai, disponendo che il fronte alla chiesa non ancorassero se non navi da grano; si allargava l’Arsenale con la piscina di San Daniele, asciugando ed interrando le altre piscine maleodoranti che qui esistevano.

In seguito si ordinava la sospensione del passaggio ai cavalli (di cui ancora andava piena Venezia) sul ponte piccolo e congestionato di San Biagio (1323), si vietava la vendita del vino nelle vicinanze dall’attuale Hotel Danieli, perché “vi si fanno molti rumori e si commettono ogni giorno omicidi” (1348), e infine si stabiliva di selciare in cotto e coi margini in marmo tutta la riva, e di rifare in pietra qualche ponte di legno. (1)

(1) ATI’. IL GAZZETTINO, 20 e 24 dicembre 1934

La Riva dei Schiavoni dal Campanile di San Giorgio Maggiore

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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