I madonnari della Scuola Veneto-Cretese

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Emmanuel Tzanes. L'Evangelista San Marco. Benaki Museum

I madonnari della Scuola Veneto-Cretese

L’isola di Candia (Creta), entrata a far parte della realtà politico-amministrativa della Repubblica nel 1211, quando in seguito alla Quarta Crociata l’isola fu acquistata dai veneziani, divenne gradualmente uno dei maggiori centri culturali del mondo greco.

Sotto il dominio veneziano, l’isola si elevò a punto d’incontro tra la civiltà bizantina e quella rinascimentale dell’Occidente, e conobbe una straordinaria fioritura culturale in vari campi dell’arte e della letteratura. Un frutto di questa commistione culturale fu anche la cosiddetta Scuola Veneto-Cretese o postbizantina, di cui l’inizio si data intorno al 1457, che sviluppò un particolare stile pittorico marcato dalla fusione di elementi bizantini e occidentali.

Pur attenendosi in gran parte alla tradizione iconografica bizantina, alcuni esponenti della Scuola Veneto-Cretese furono influenzati in modo significativo dai maestri del Rinascimento veneziano, quali Bellini, Tiziano, e più tardi Veronese. Entrando in fecondo dialogo con loro, gli artisti candiotti apportarono considerevoli innovazioni ai metodi, le tecniche e lo stile dell’arte bizantina.

Come dimostrano gli archivi veneziani, verso la fine del Quattrocento ed ai primi del Cinquecento, il commercio di icone tra Creta e Venezia manifestava segni di intensa attività ed era difatti divenuto una produzione di massa. Al fine di essere più vicini ai loro committenti, ai loro maestri o per altri motivi, alcuni dei rappresentanti della Scuola cretese si mossero spesso in quegli anni alla volta di Venezia.

Il primo importante pittore greco a mettere piede nella città di Venezia fu Ioannis Permeniatis (Zuan o Giovanni Permeniate), nella prima metà del Cinquecento arriva a Venezia anche il pittore cretese Markos Strelitzas-Bathàs (o Vathàs), autore di icone e di alcuni disegni in una serie di codici manoscritti in greco e di alcune opere nella chiesa di San Giorgio dei Greci. Su invito della Confraternita greca e con l’impegno di decorare la chiesa di San Giorgio, arrivava verso la seconda metà del Cinquecento anche un altro cretese, il pittore Michaìl Damaskinòs (Michele Damasceno), il quale risiederà in laguna per un periodo di circa dieci anni. Nella chiesa della comunità, Damaskinòs eseguirà decine di icone, ancor oggi conservate nell’iconostasi e nell’abside. Successivamente fu accolto il pittore Ioannis Kyprios (Zuane Ciprioto), il pittore ricevette l’incarico di compiere gli affreschi della cupola della chiesa nel 1589, completando la figura del Pantokrator, sotto la supervisione di Tintoretto.

Pochi anni prima di Ioannis Kyprios, si trovava a Venezia anche il giovane ed ancora ignoto pittore cretese Domenico Theotokopoulos detto El Greco (Candia 1541 – Toledo 1614). Già divenuto maestro e, probabilmente, proprietario di una bottega nella sua isola natale, dove si era formato come pittore di icone bizantine. El Greco fece il suo apprendistato nella bottega di Tiziano, entrando in contatto con le correnti del Rinascimento veneziano.

Nato all’isola di Milos nel 1556, Antonios Vassilakis chiamato l’Aliense (dal latino alienus, straniero) arrivava a Venezia intorno al 1572,  accompagnato dalla sua famiglia, e ci rimarrà fino alla sua morte, avvenuta nel 1629.  Vassilakis mostrava un talento precoce nel disegno e venne inviato dai fratelli alla bottega di Veronese, ove imparerà la precisione e l’uso dei colori. 

Un altro pittore greco che visse per molti anni a Venezia fu Thomàs Vathàs (Bathàs) (1544-1599). Originario di Creta Vathàs soggiornò a Venezia ininterrottamente a partire dal 1588 e fino al 1599, anno in cui morì.  Stando per lo più fedele alla tradizione iconografica e stilistica bizantina.

Allievo di Vathàs, sullo scorcio del Cinquecento arrivava a Venezia seguendo, probabilmente, il maestro anche Emmanuìl Tzanfurnaris (Manuel Zanfornari) (Corfù tra il 1570 ed il 1575 – Venezia 1631).  Datata 1595 si trova, presso l’Istituto Ellenico di Venezia, una sua icona raffigurante la Dormizione di San Spiridione con scene della sua vita, in cui il pittore si mostra strettamente legato alla tradizione della Scuola cretese.

Nei primi del Seicento, dal 1602 al 1628, operò a Venezia anche il pittore cretese Emborios Venediktos, autore di alcune icone, tra cui anche l’ “Ultima Cena” completata intorno al 1606, che ancor oggi adornano la chiesa di San Giorgio dei Greci

Di stile rigorosamente bizantino era il pittore  Filotheos Skoufos di Canea che operò intorno alla metà del Seicento a Venezia, occupando il posto di maestro della comunità greca e quello di parroco nella chiesa di San Giorgio dei Greci dal 1655 al 1659.

Con Filotheos Skoufos collaborò a Corfù, prima di trasferirsi anche lui a Venezia, il suo conterraneo Emmanuel Tzanes (detto Bunialìs), considerato, assieme a Theodoros Poulakis, uno dei due più significativi pittori dell’ultimo periodo della Scuola cretese. 

L’altro esponente di spicco dell’ultimo periodo della Scuola cretese, il pittore Theodoros Poulakis (1620/1622 – 1692) arrivava a Venezia intorno al 1644. Nella città dei Dogi, Poulakis rimase per 13 anni consecutivi e in seguito si trasferì a Corfù. Durante questo suo periodo veneziano entrerà in contatto con la vasta produzione contemporanea di calcografie europee e ne subì l’influenza. Nelle sue icone, il Poulakis si distinse per il carattere barocco e per la familiarità con la pittura fiamminga (1)

(1) Per mano dello “straniero”: pittori greci nella laguna veneziana (XVI – XVII sec)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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