La festa del Corpus Domini del 1509, e “il benedito populo visentin”

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Le colonne con il Leone di San Marco e il Redentore. Piazza dei Signori. Vicenza

La festa del Corpus Domini del 1509, e “il benedito populo visentin”

Avvicinandosi il 7 giugno 1509, giorno solenne del Corpus Domini, solito si celebrava a Venezia con una magnifica processione, il Senato si raccolse per discutere se fosse opportuno, stante la scomunica avuta e le tristi condizioni della guerra, procedere come per il passato.

I pareri erano discordi: chi voleva si facesse la processione con lo splendire tradizionale quasi sfida all’oltraggio patito, chi si oponeva ricordando che in quel momento il popolo aveva bisogno di pane e non di feste; altri mettevano in campo il timore di qualche sollevazione prodotta dall’eccitamento degli animi e ricordavano alcuni cartelli comparsi in quei giorni a Rialto e a San Marco contro la Signoria.

Prevalse alla fine la proposta di sier Nicolò Michielche se dovesse far, ma senza pompa et per solo honor de Missier Dio“, dando però il Senato l’incarico al Consiglio dei Dieci per una attiva sorveglianza della Piazza durante la solenne cerimonia.

Il 6 giugno, alla vigilia della festa, nelle prime ore del mattino Missier grande trovò appeso ad una colonna del cortile del Palazzo Ducale un cartello bene in vista, sul quale si leggeva a grossi caratteri “che il populo doman se saria movesto contro la Signoria et li patrizi della terra et era subscito uno amigo de santo Marcho“.

Il consiglio dei Dieci a quell’avvertimento, sebbene non vi prestasse fede, pure prese nella notte tutte le disposizioni per reprimere qualsiasi sommossa che eventualmente potesse accedere. E difatti “fo ordinato donne non fosseno a li balconi, ni puti fosse lassar intrar, ni femene niuna in piazza“, e in quella mattina del Corpus Domini, narra Marin Sanudo, nei suoi Diari: “in piaza erano zercha milia armati soto i mantelli con spada e targa e curazine indosso et zercha venti de questi erano posti per li cantoni dove se intra in piaza, quali si fusse armati“, ma pochissimi furono coloro che entraronoa San Marco mentre sulla Riva degli Schiavoni e per le Mercerie si accalcava la folla curiosa di notizie.

La processione uscì dalla chiesa “di bona ora“; venivano prima le scuole, ma non c’era quella di San Giorgio Maggiore allontanatasi da Venezia, dopo la scomunica, “poi li preti et li canonici senza arzenti et con poca sontuosità; poi venne il corpo di Cristo soto l’ombrela, et il patriarcha, et questa è la prima volta habbi dito messa a san Marco, poi il dose, andava tremando in mezo di sier Bortolo Minio et sier Nicolò Pisani, consieri“. E tutto intorno alla processione, specialmente ai lati della Signoria, stavano uomini armati e la Piazza era quasi vuota e silenziosa.

Spettacolo strano per un giorno tanto solenne! Di solito in quelle processioni, riprodotto nella loro richezza da Gentile Bellini nel suo famoso quadro “La processione della Croce in Piazza san Marco“, intervenivano numerosi pellegrini da tutti gli Stati d’Europa, ma in quella del 7 giugno 1509, “non era alcun pellegrin che sono soliti in tali zorni venir perché Venezia era scomunicada“.

Girando intorno la Piazza, senza mai fermarsi, la triste processione fu presto finita e, ritornata la Signoria in Palazzo ducale, vennero aperte le lettere arrivate nella mattinata: la terra di Asolo aveva innalzato le insegne dell’impero e Vicenza si era ribellata “et per furor di alcuni cittadini era stà butà zoso un lion de san Marco di marmo, era su la Piaza granda qual andò in pezi“. Ma il popolo fedele alla Serenissima “tolse li pezi suso ed li asunò (raccolse) per salvarli“.

Sier Bortolo Minio, consigliere ducale, a quella notizia esclamò commosso: “Sestu benedito o populo visentin!“. (a) Così finì la giornata del Corpus Domini del 1509, anno primo della Lega di Cambrai contro Venezia. (1)

(a) Il 6 giugno 1509 il filo-imperiale vicentino Leonardo Trissino entrò in città con una schiera di soldati e ordinò di deporre la statua del leone, simbolo della Repubblica di Venezia, e di farla a pezzi. Un mese dopo, la statua venne sostituita dall’aquila bicipite con corona d’oro, simbolo dell’Impero. Tuttavia, anche il regale volatile non rimase a lungo a scrutare la città dall’alto, dal momento che venne tolto con il ritorno dei veneziani nel novembre del 1509. Il successore del primo leone arrivò da Venezia solo nel 1520 e rimase a vegliare sulla città fino alla caduta della Repubblica di Venezia per mano dei francesi, il 27 aprile 1797. Terminata l’operazione di smantellamento, che costò al leone la coda e parte delle zampe, la statua venne posta nel cortile del teatro Olimpico. Soltanto nel 1863, durante gli ultimi anni della dominazione austriaca in città, si decise che fosse tempo di ricollocare il leone nella sua posizione originaria, onore che toccò all’ingegnere Luigi Dalla Vecchia.(2)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 10 febbraio 1929.

(2) https://guidaturisticavicenza.com/it/le-colonne-di-piazza-dei-signori-a-vicenza/

Da sinistra a destra, dall’alto in basso: Le due colonne viste dalla Piazza dei Signori; La Torre Bissara; Il Leone marciano sulla colonna; Il Leone marciano della Torre Bissara; Le due colonne viste da Piazza delle Biade; La colonna con il Leone marciano

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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