Una infornata di nobili

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Giovanni Grevembroch. Gli abiti dei veneziani di quasi ogni età. Nobile in abito d'inverno

Un infornata di nobili

La guerra cominciava terribile: i Turchi erano improvvisamente sbarcati a Candia si erano impadroniti del forte di San Teodoro avevano preso la Canea e alla repubblica occorrevano denari per armare le navi, assoldare truppe, apparecchiare difese. Nonostante l’opposizione dei vecchi nobili che non volevano fra loro infiltrazioni cittadine, il Maggior Consiglio decise di creare patrizi coloro che davano allo Stato centomila ducati, e così furono cinquantaquattro le famiglie elencate nella nota “famiglie nobilitate per soldo nell’occasione della guerra col Turco nel 1664” contenuta nei Codici Storici della Collezione Foscarini, conservati nella Imperiale Biblioteca di Vienna:

Dolce, Crota, Correggio e Bonfadini ,
Dressa, Antelmi, Cavazza e Beregani ,
Medici, Labia, Mora e Videmani ,
Fonte, Gozzi, Zanardi e Girardini.

Zollo, Zacco, Zaguri e Soderini ,
Piovene, Papafava e Valmarani,
Sansasofia, Rubini e Soriani ,
Ariberli, Zanobio e Ravagnini.

Stazio, Lazari, Nave ed Ottoboni ,
Dondiorologi, Tasca e Maccarelli,
Ferramosca, Lombria, Luca e Polloni.

Angarani, Manini e Martinelli ,
Sangiatoffetti, Gambara e Leoni ,
Vianoli, Condulmer, Fini e Minelli;

Questi, con i Zambelli,
Col Maffetti , col Zoni e con i Catti ,
In fino adesso nobili fur fatti

Tale infornata aveva portato quasi sei milioni di ducati. Ma, subito avvenuta la nomina, apparve una satira a Rialto e a San Marco che figurava Pasquino e Marforio incontratisi sulla strada postale. “Dove corri?” chiedeva Marforio, “A Venezia a farmi nobile!” rispondeva Pasquino. E il Gobbo di Rialto guardandoli brontolava: “La nova nobiltà, dano e malano porta a la cità“. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 18 luglio 1926

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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