Andrea Loredan alla battaglia della Motta di Costabissara, durante la guerra contro la Lega di Cambrai

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L'altare maggiore della Chiesa di San Michele. Isola di San Michele (cimitero)

Andrea Loredan alla battaglia della Motta di Costabissara, durante la guerra contro la Lega di Cambrai

Sorgeva appena l’alba del 7 ottobre 1513, un’alba nebbiosa sui campi intorno a Vicenza. La Repubblica era in piena lotta contro la Lega di Cambrai; la battaglia pareva imminente tra veneziani da un lato, tedeschi e spagnoli dall’altro, quando all’improvviso i due collegati approfittando della nebbia, in fretta e furia tolsero il campo e batterono in ritirata.

Se ne accorse subito il Provveditore generale sier Andrea Loredan e avverti Bartolomeo d’Alviano, capitano nostro. Il campo fu ordinato in tre corpi di battaglia, al centro Guido di Rangone, ai due lati Antonio de Pif e Giampaolo Baglioni, e di corsa si mossero le truppe dietro il nemico. Tedeschi e spagnoli, visto fallito il loro progetto, decisero di affrontare la battaglia che cominciò terribile e spaventosa. Già la vittoria sorrideva a Venezia, quando sopraggiunse Raicondo di Cardona, condottiero di Spagna, e fu allora che a nulla valsero né il coraggio, né l’eroismo, né il sacrificio: dinanzi al numero, San Marco fu vinto. Il Provveditore generale Andrea Loredan, eroe fra tutti, combattendo come un leone, cadde morto con ventinove ferite. (a)

Il 12 ottobre il corpo di sier Andrea giunse a Venezia: “era in una cassa, et la barca tutta a negro che lo portava se fermò a San Marcuola et era tante cere e tanti fiori“. Alla riva lo accolsero i preti di San Marcuola, i parenti, i gonfaloni, e portato in chiesa e deposto a terra sopra un tappeto, venne aperta la cassa. E comparve l’eroe nella serenità della morte “non puzava, et si vedeva le ferite aute (avute) da li nemici, ben ventinove“. Dalla folla sorse un mormorio di ammirazione e di dolore, i gonfaloni delle Scuole si piegarono, parecchi patrizi piangevano.

Dopo i funerali, sollevato sulle spalle il cataletto sul quale era distesa la salma, si ricompose il corteo che giunse fino al palazzo del defunto in Fondamenta dei Ormesini e poi il morto “con piate et gondole assae fo portato a San Michel de Muran” dove venne sepolto “in la Cappella granda“. Mentre la bara veniva calata nell’arca, squillarono dinanzi la chiesa le trombe dei banditori e si gridò tre volte “Sier Andrea Loredan, provedador zenerale dil campo nostro, virilmente si portoe sotto Vicenza et è morto da vero patricio. Sia paxe a l’anema soa!“. (1)

Testo inciso nella targa posta nella cappella maggiore della Chiesa di San Michele in Isola:

“ANDREAS LAVREDANVS NICOLAI F / MAGNI ANIMI VIR VENETI Q EXERCITVS / LEGATVS CVM HOSTIBVS AD VINCEN / TIAM ACERRIME PVGNANS NE ANTE A / CTAE VITA E BENE GESTA MINVS HONESTO / SUCCESSV FOEDARET HOSTILI MANV / FORTITER CADERE MALVIT QVAM / TVRPI FVGA LIBERE SVPERESSE / MDXIII VII ID OCT / VIXT ANN LXIII”

(a) Altre fonti (cfr. Silvestro Castellini. Storia della città di Vicenza) raccontano che Andrea Loredano, caduto prigioniero, mentre offriva 6000 ducati di taglia per il suo riscatto, venuti a contesa due soldati sulla sua prigionia, veniva da uno di essi crudelmente scannato.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 31 agosto 1926

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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