I bastioni

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A capo Bastian Betto come quello, che divenne capo, e patron di bastioni atttesa la sua buona grazia benché unico veneziano di tal professione

I bastioni

Anche la più minuta plebe studiò procacciarsi alcun gradito trattenimento, e sopra tutto quello della conversazione nelle taverne chiamate in Venezia magazeni. Stanno questi luoghi aperti dal spuntare del giorno sino dopo la mezza notte, ripieni di voci strillanti, e menti insana, occupate dal vino, e trattenute dal ozio nonché dominati da Bacco. Quantunque la provvidenza delle leggi, et il vigore dei decreti non permettano altrettanto pure, tollerabile diviene il divieto, poiché a direttori non compete disgustarsi, o cimentarsi con alcuno, e perché l’interesse proprio non lo permette.

Questi bastioni, o siano cantine sono stati istituiti per il solo bisogno quotidiano della povertà, che ricorre alle cantine del sestiere, onde comprare la bevanda alla minuta, e profittarsi di sì abbondante mezzo mediante certe finestre terrene, stante dover essere le porte sempre chiuse appunto per la ragione, che non succedano giochi, pranzi, bestemmie, omicidi, e mille altri mali. (1)

(1) Giovanni Grevembroch. Gli abiti de Veneziani di quasi ogni età con diligenza raccolti e dipinti nel secolo XVIII. Filippi Editore Venezia.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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