Il monumento funebre all’eroe di Famagosta Marc’Antonio Bragadin, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo
È noto il martirio sofferto a Famagosta da Marc’Antonio Bragadin, perché venne e descritto, e dipinto, e scolpito, e rappresentalo sulle pubbliche scene, e monumenti illustri ancora lo ricordano.
I Turchi dopo di avere barbaramente tormentato, e scorticato vivo il Bragadin, riempirono la sua pelle di paglia, e nel partire da Cipro la attaccarono all’antenna di una galeotta, e mostratala a spettacolo ferale ai lidi della Soria, la portarono in trionfo a Costantinopoli, e la chiusero in una cassa nell’Arsenale della città.
La pelle arrivò in seguito nelle mani dei parenti del Bragadin, e collocata a Venezia prima nella Chiesa abbaziale di San Gregorio, indi, alla soppressione di questa, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo in un’urna, guardata da due leoni con un’iscrizione. Tutto questo ci raccontano gli storici, ma non ci dicono in quale modo sia stata rapita, né chi fosse l’uomo si coraggioso, a malgrado di ogni pericolo, per rubarla. Ora ciò che resta a desiderarsi si scopre col mezzo di una supplicazione fatta al Senato nel dì 13 febbraio del 1588 (m.v. 1857) da Girolamo Polidoro veronese soldato di Famagosta, e confermata dalla testimonianza del fratello del martirizzato, e dalle lettere scritte da Marc’Antonio Tiepolo bailo a quel tempo in Costantinopoli, per il governo veneziano.
“Serenissimo Principe. Io Hieronimo Polidoro da Verona in servitio di questa eccelsa Repubblica e non scordando nella mia schiavitù la divotione mia, né atterrandomi da nessun pericolo, sono stato quello felicissimo martire, il quale a richiesta dell’illustrissimo Thiepolo, all’hora Bailo a Costantinipoli, levai di una cassa dell’arsenale la pelle del clarissimo Bragadino, et di quella sotto i panni vestitomi, la portai salva ed intiera all’illustrissimo Bailo, con quest’atto di virtù ed ardimento significando, con certezza di morte, la infinita divotione ch’io porto alla Serenità vostra. Quello che mi è successo dopo è horribile ad ascoltare da uno principe religioso e clemente, non che insopportabile all’umana natura e poter tollerare. Imperciocchè, accusato di questo lecito furto a’ ministri turcheschi, ho patito innumerevoli e maggiori strassi, et forse nella vecchia memoria non è uscita viva persona da’ più fieri tormenti; imperocché per molti giorni fui torturato alla corda con i piedi in su, bastonato sul ventre, e sulla schiena di tre mille bastonate, battuto sulla natura che si guastò, e io divenni eunuco. Semimorto ritornai al tormento, e di nuovo co’ piedi in su attaccato alla corda, e sinuato con sbadaglio di ferro in bocca in un vaso di acqua salsa con la testa a pendicolo attuffata, et immersa, ho sofferto le più formidabili pene, che potessero capitare in animo di tigre e serpenti. Dopo i quali tormenti tutto guasto e rovinato, ed in mendicità di servitù con consumatione di ogni mia facoltà, mi sono finalmente condotto ai piedi della Serenità Vostra, la quale supplico per l’amore di Christo di concedermi provisione di ducati 16 al mese“.
Vennero dal Senato concessi allo sventurato in vita sua ducati 5 al mese, da essere riscossi dalla Camera di Verona. (1)
In una ricognizione della cassetta di larice contenente la pelle, fatta nel 1596, quando ancora stava nella chiesa di San Gregorio, la pelle viene così descritta : “era piegata in ampiezza di un foglio di carta, salda e palpabile come fosse un panno lino, vi si vedevano i peli del petto ancora attaccati, et alla mano destra che era scorticata, e le dita non compiute di scorticare, con l’unghie che sembravano ancor vive, lo che fu veduto dalli seguenti: mons. Barbaro abate di San Gregorio; tutti li preti di chiesa. E la detta pelle fu portata con licenza di monsignor Patriarca Priuli ai Santi Giovanni e Paolo dove fu veduta da molti padri del convento e fu riposta nell’urna del suo deposito” (2).
Purissimo stile, nobili e ben adatti ornamenti, rendono molto pregiabile il monumento in Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, innalzato nel 1596. L’urna racchiude la pelle dell’eroe; e il busto sovrapposto ne porge l’effigie. La pittura a chiaro scuro che lo corona, si reputa dell’Alabardi, altri l’attribuiscono al Piazza, cappuccino, rappresenta il tormentoso súpplizio sofferto dal Bragadin.
“D. O. P. / M. ANTONII BRAGADENI / DVM PRO FIDE ET PATRIA / BELLO CYPRIO SALAMINAE / CONTRA TVRCAS CONSTAN / TER FORTITEQ CVRAM / PRINCIPEM SVSTINERET / LONGA OBSIDIONE VICTI / A PERFIDA HOSTIS MANV / IPSO VIVO AC INTREPIDE / SVFFERENTE DECTRACTA / PELLLIS / ANN. SAL. CIƆIƆLXXI XV KL SEPT. / ANTON. FRATIS OPERA, ET / IMPENSA BYZANTIO HVC / ADVECTA / ATQVE HIC A MARCO, HER / MOLAO, ANTONIOQ. FILIIS / PIENTISS. AD SVMMI DEI / PATRIAE PATERNIQ. NOMI / NIS GLORIAM SEMPITERNAM / POSITA / AN. SAL. CIƆIƆLXXXXVI / VIXIT ANN. XXXXVI”. (3)
Un busto del Bragadin si può vedere in una Sala dell’Armamento in Palazzo Ducale, opera di Sebastiano Aspetti, mentre un medaglione con la sua effigie si vede sopra l’architrave della porta d’ingresso del palazzo Bragadin Bigaglia in Calle del Cafetier ai Santi Giovanni e Paolo.
(1) L’Omnibus raccolta di letture popolari di Storia, Letteratura, Belle Arti, Curiosità. Tipografia di Giovanni Cecchini 1854.
(2) Antonio Riccoboni. Storia di Salamina presa e di Marc’Antonio Bragadino comandante. Tipografia della Gazzetta Privilegiata. Venezia 1843.
(3) Tempio dei Santi Giovanni e Paolo in Venezia descritto ed illustrato dall’autore degli otto giorni a Venezia. Tipografia Andreola Venezia 1835.
Da sinistra a destra, dall’alto in basso: targa a memoria di Marc’Antonio Bragadin; affresco che ricorda il martirio del Bragadin nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo; interno della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo; medaglione in Calle del Cafetier; il monumento a Marc’Antonio Bragadin nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo; il busto di Marc’Antonio Bragadin opera di Tiziano Aspetti, nelle Sale dell’Armamento; l’urna contenente la pelle di Marc’Antonio Bragadin.
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.



















































































Se il Polidoro consegna la pelle al Bailo, da chi l’hanno comprata i parenti del Bragadin e in che anno? Grazie
Buongiorno, per approfondire l’argomento può leggere “Storia di Salamina presa e di Marc’antonio Bragadino comandante” di Antonio Riccoboni, si trova in books.google.it