Quando San Marco lottava anche per le sorti d’Italia

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Palazzo Ducale, Sala dei Pregadi (Senato). Allegoria della Lega di Cambrai

Quando San Marco lottava anche per le sorti d’Italia

La lega di Cambrai fu uno degli avvenimenti più singolari e tragici che conti la storia, una spaventosa coalizione di potenze quale mai non si vide tramata in danno di una sola potenza. Ne facevano parte nientemeno: il re di Francia, l’imperatore d’Austria, il re di Spagna, il re di Ungheria, il papa Giulio II, il duca di Savoia (cioè del Piemonte), il marchese di Mantova e il duca di Ferrara; Venezia era sola contro tutti, ma formidabile, nella politica, e la famosa lega e la conseguente guerra durata ben dieci anni, per Venezia che doveva essere annientata, ridondò invece a tutto suo onore in una della pagine più brillanti della gloriosa sua storia. La Dominante in quel momento vide forse più lontano di tutti i vari stati d’Italia, e molti dei suoi patrizi pensarono che San Marco poteva essere per tutta la penisola un grido di riscossa contro, gli stranieri tiranni, sfruttatori, vampiri. Certo è che Venezia chiamata, per le lotte contro i Turchi, il baluardo della Cristianità, ebbe nella lega di Cambrai l’esatta visione dei mali d’Italia e lo attestano i suoi due più insigni diaristi; il Sanudo ed il Priuli.

Il patrizio Gerolamo Priuli deplora la stoltizia cieca dei signori italiani, poiché non capivano “che la festa dei veneziani sarà la sua vigilia, idest (cioè) che ruinati i veneziani, il giorno driedo (dietro) saranno chazati di lo loro stati et morti et ruinati et impregionati, perché li signori ultramontani harianno natura et costume de non voler compagnie in le signorie et dominactione et volevano essere signori del tutto“. (a)

Il Sanudo invece nei suoi Diari accenna a dei fatti concreti e ci racconta che i soldati di Venezia, prima di cimentarsi coi Francesi ad Agnadello, alzavano il grido in campo: “Italia! Italia! Marco! Marco!“.

Ma non è tutto: il cavaliere di San Marco Alvise Mocenigo, savio di terraferma, propose ai Pregadi di scrivere ai Provveditori di campo che l’esercito veneziano passasse l’Adda al grido d'”Italia e libertà” e che per la guerra fosse inalberato un nuovo vessillo coll’effigie di San Marco e con la scritta “Defensio Italie!” (Difesa d’Italia!). (b)

Dopo dieci anni di guerra continua la Repubblica riuscì a ricuperare quasi tutto il suo stato, e questa resistenza vittoriosa giovò non soltanto a Venezia, ma bensì a tutta l’Italia, poiché la formidabile lotta contro la prepotenza degli stranieri, nella coscienza di molti, di moltissimi anzi, assunse fin d’allora un carattere propriamente nazionale.

E per la stessa storia nazionale sta il fatto di enorme importanza, che l’Italia deve alla fortunata resistenza di Venezia se le terre di cui l’imperatore Massimiliano d’Austria pretendeva il dominio, tra cui i territori di Padova, di Treviso, di Vicenza, di Verona, di Rovereto, del Friuli, rimasero libere ancora per quasi tre secoli, e piegarono al giogo soltanto col trattato di Campoformio. (1)

(a) Priuli, Diari. Volume IV

(b) Sanuto, Diari. Volume VIII

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 13 febbraio 1924.

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