I Diari di Marin Sanudo e l’Istoria Viniziana di Pietro Bembo

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Fondamenta del Megio - Sestiere di Santa Croce

I Diari di Marin Sanudo e l’Istoria Viniziana di Pietro Bembo

Con decreto del 26 settembre 1530 il Consiglio dei Dieci eleggeva a storiografo ufficiale della Repubblica Veneta messer Pietro Bembo, più tardi cardinale, del ramo di San Salvador. La nomina del Bembo nella carica onorifica e remunerativa di storiografo fu un grave colpo all’amor proprio di Marin Sanudo, poiché venne a strappargli completamente ogni consolante illusione, recando offesa alla coscienza dei propri meriti acquistati servendo con lo studio la patria. Quanta differenza tra questi due scrittori.

Il Bembo favorito dalla natura e dalla fortuna, salito presto ad altissima fama, corteggiato ed esaltato; il Sanudo invece, gigante solitario, quasi oscuro, modesto, povero, sventurato. Ed il Bembo, non ascoltando che il suo egoismo, scrisse subito al Sanudo chiedendogli a prestito i suoi Diari “per haver lume d’infinite cose per satisfare l’opera sua“, ma ne ebbe un deciso e sdegnoso rifiuto poiché “quelli libri“, rispondeva il Sanudo, “erano la cura, et la fatica di tutta la sua vita et che egli non volea dare i suoi sudori ad alcuno“.

Il futuro cardinale Pietro era ostinato e vedendo fallito l’intento scrisse il 7 agosto del 1531 al “Serenissimo Principe, Signor suo colendissimo” e più tardi anche al Consiglio dei Dieci e tanto fece che il povero Sanudo, travagliato dalle più tormentose angustie economiche, fu costretto a piegare ed al Consiglio rispose aderendo.

Però voleva salvaguardata in originalità e la proprietà del suo lavoro, e chiedeva fossero anche ricompensate tante sue fatiche per “poter sustentar la misera vita sua“, per quel poco di tempo che avrebbe ancora campato, “et maridar una fiola che era ancora zitella“.

“Il Consiglio dei Dieci obbligava allora con suo particolare decreto il Sanudo a concedere al Bembo lo spoglio “delle sue fatiche” e gli assegnava “centocinquanta ducati all’anno in vita soa, azò el se possi sustentar et maridar una so fiola natural“, ed in cambio i cinquantatré volumi già scritti, che poi divennero cinquantasei, erano proprietà della Signoria “et dopo la morte dell’autore sieno messi ne la camera da questo Conselo“.

Il 23 settembre 1531 il povero Sanudo racconta che “in questa mattina comenzia a tochar la mia provision, zoè ducati 75 per sei mesi, da sier Vetor Dandolo governador di le intrade“. Ma purtroppo la misera pensione, per così enorme ed insigne lavoro, non durò molto poiché il Sanudo moriva nel 1533. E fu per lui un bene finire l’angustiata esistenza e non veder pubblicata la “Istoria” del Bembo, il quale, dopo aver comodamente attinta la parte maggiore della sua opera dai “Diari” del Sanudo, non pensò nemmeno di citare una volta il nome dell’illustre e sventurato diarista. (1)

Una targa a ricordo di Marin Sanudo, autore dei mirabili “Diari”, è posta in Fondamenta del Megio, sul un muro della casa dove abitava il famoso diarista.

Testo riportato nella targa: “MARINI LEONARDI F SANVTI VIRI PATR / RERUM VENET ITAL ORBIS Q VNIVERSI / FIDE SOLERTIA COPIA SCRIPTORIS / AETATIS SVAE PRAESTANTISSIMI / DOMVM QUA VIXIT OBIIT Q PR N APR MDXXXVI / CONTEMPLARE VIATOR

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 15 febbraio 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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