Il fallimento del Banco Garzoni

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Sotoportego del Banco Giro in Campo San Giacomo de Rialto - San Polo

Il fallimento del Banco Garzoni

Una gran brutta notizia corse nel mattino del 31 gennaio 1500 fra i commercianti di Rialto: Il Banco Garzoni, una delle prime case bancarie della città, stava per sospendere i pagamenti. La notizia dal centro commerciale si diffuse a San Marco e nello stesso giorno il Maggiore Consiglio, geloso dei suoi commerci, deliberava un prestito di ducati ventimila, per anni tre, al banco di Garzoni, atteso “li soi meriti“. La buona novella quando giunse a Rialto produsse in tutti un gran sollievo; la protezione del Governo a favore del Banco valeva assai più dei ventimila ducati e la fiducia ed il credito salirono molto in alto nei rapporti commerciali di quella giornata.

Il 3 febbraio il Maggior Consiglio mandò al banco i suoi deputati ed erano messer Marco Barbo, il consigliere, messer Domenico Marin, savio del Consiglio, e Marin Lion e Filippo Tron, procuratori, e furono accolti con grandi onori da Andrea, Piero ed Alvise Garzoni. Ascoltata prima la messa a San Zuan di Rialto, tutti assieme si recarono poi al Banco dove sopra un gran tavolo c’erano i sacchetti con la moneta prestata “et il zornal preparato” per gli eventuali depositi dei privati. Messer Andrea Garzoni, il più anziano titolare della Ditta, d’innanzi alla folla che attenta seguiva la cerimonia così parlava:

A nome de la Santissima Trinità, Padre, Fiol et Sprito Santo se fa saver come la nostra illustrissima Signoria di Vinetia, ha fatto piezaria per el ditto bancho per durata 20 mila, per el tempo di anni tre. Et i Garzoni, mediante el divino aiutorio, prometemo a tutti far el dover suo, come sempre è tà solito instituto di detta fameia. Et viva sempre San Marco!“.

Finita la cerimonia messer Andrea aperse il giornale e cominciò a scrivere i depositi privati e vennero così Zuan Tolentin che portò tremila ducati, e Matio Cini quattromila, e Domenico Cavalin duemila ed altri ed altri ancora.

Ma purtroppo il 16 marzo di quello stesso anno il banco tornò a fallire, e questa volta perfino il buon Sanudo nei suoi Diari scrive che “fo gran murmuration in terra, haver relevà bancho, e poi, habuto, li denari, haver falito“. Il governo volle vederci chiaro e trovò molto a ridire sulla disastrosa azienda del Banco e quando messer Andrea Garzoni invocò il perdono “in zenocchioni” dicendo che era “stà ingannà da forestieri“, fu cacciato dal Consiglio.

Pochi giorni dopo i Garzoni furono banditi ed il Governo nominò Hieronimo Grimani, Battista Morosini e Pietro Marcello curatori del fallimento. A Rialto fu fatta una grida che condannava i banchieri infidi e fraudolenti e prometteva ai creditori del banco la protezione della Repubblica. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 7 luglio 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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