I Castellani e i Nicolotti e le Forze d’Ercole

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Joseph Heintz. La caccia dei tori in Campo San Polo (foto dalla rete, particolare).

I Castellani e i Nicolotti e le Forze d’Ercole

I Castellani e i Nicolotti erano le sole fazioni palesemente esistite sotto la Repubblica. Queste fazioni avevano un’origine incerta ed antica; è  probabile che i primi abitanti di Venezia, fondando una città con l’opera delle industriose loro mani, abbiano fatto nascere liti e odi per la divisione dei terreni, per i limiti delle proprietà non ancora determinati, per i mille accidenti della caccia e della pesca, e prodotte fazioni nel seno di una medesima popolazione.

I Castellani ed i Nicolotti non furono mai fazioni politiche. I loro nomi derivavano dai quartieri occupati nella città;  i Castellani occupavano le isole di Castello, cioè l’estremità orientale della città; i Nicolotti invece si concentravano nell’isola di San Nicolò stendendosi fino a Rialto, e ponendo una gran parte del canale per limite fra gli uni e gli altri.

La Repubblica alimentò l’emulazione di queste fazioni le quali erano piuttosto rivali che nemiche. I Castellani rappresentavano particolarmente l’aristocrazia, poihé gli abitanti del loro quartiere erano gli impiegati ed i dignitari dello stato. I Nicolotti, al contrario, formavano il partito democratico, mentre nel loro seno offrivano gli ufficiali subalterni, i pescatori ed i mozzi di bastimento.

Lo stato non aveva nulla a temere da questi uomini perché li trattava con equità, accarezzando il loro amor proprio, e se i Nicolotti mostravano qualche animosità contro i Castellani, era cagionata soltanto dal sapere che dal seno di questi uscivano le dignità della Repubblica: ma queste emulazioni, rivalità e gelosie tornavano sempre a vantaggio dello Stato. L’esercizio dei giochi e dei combattimenti svolgeva in essi un vigore del corpo, e un indurimento alla fatica che potevano ad ogni momento giovare alla Repubblica.  

Il Giovedì grasso, in carnevale, era il giorno in cui i Nicolotti e i Castellani cercavano di vincersi scambievolmente nei loro esercizi. I giochi, le sfide e gli assalti erano di ogni genere, il più celebre di tutti, di cui durò a lungo il ricordo, era il gioco di equilibrio chiamato le “forze d’Ercole”.

Erano svariati gruppi d’uomini, raffiguranti una piramide, una torre, un arco e molti altri edifici di cui i materiali erano i corpi dei giostratori.  Presso un vecchio capo dei Nicolotti si conservava  un grande volume manoscritto il quale offriva la descrizione di simili giochi con figure che li rappresentano. Uno fra gli equilibri più difficili era quello eseguito sul ferro della gondola, l’uomo collocato alla base si teneva con un piede sopra ciascuna delle sottili lame d’acciaio, e sopportava sulle spalle o sulla testa due e qualche volta tre uomini.

I Nicolotti avevano il berretto e la cintura neri, il rosso era distintivo dei Castellani, del rimanente il vestito dei giostratori era splendido e pittoresco per la varietà dei colori. Ecco la lista dei differenti giochi separatamente od alternativamente eseguiti dalle due fazioni: L’anera, Tre ponti, La imperiale carega, La bella Venezia, La fondamenta dei pensieri, Quattro angoli sovra le crosette, La fuma, Il castello, Gaffaro, Due ponti, La mezza rosetta, La Gloria.

Tutta la varietà di questi giochi consisteva nelle molteplici attitudini dei personaggi formanti il disegno dell’edificio cui prendevano a raffigurare. ritti, curvi, sdraiati, sul ventre, sulle spalle, sui piedi, sulle mani e sul capo, ciascuno contribuiva all’insieme della voluta architettura.  (1)

(1) Venezia colpo d’occhio letterario, artistico, storico, poetico e pittoresco di monumenti e curiosità di questa città. Giulio Lecomte. (Coi tipi di Gio. Cecchini e Comp. Editori. Venezia 1844)

Museo Correr. Le Forze d’Ercole dei Castellani.

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