Parrocchia del’Arcangelo Raffaelo

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Chiesa di San Raffaele Arcangelo vulgo dell'Anzolo Rafael - Dorsoduro

Parrocchia dell’Arcangelo Raffaelo

Posizione Alla estremità occidentale di Venezia; stende un promontorio in Laguna verso Fusina piccolo villaggio sulla sponda del continente.

Chiesa

Vogliono alcuni che Adrianna moglie di Genusio Ruteno signore di Padova, ricoverata fra queste Isole al tempo della irruzione di Attila, facesse erigere questa Chiesa per soddisfare il voto innalzato al cielo qualora il marito suo tornasse illeso dalle rovine che devastavano il continente. Tale è la volgar tradizione; quello però che merita fede perchè appoggiato a senatorio decreto 20 dicembre 1454 in cui si trovano annoverate le prime chiese, si è, che il sacro edificio fosse il secondo fra gli otto in queste isole eretti per insinuazione del peregrinante vescovo di Oderzo San Magno, in torno alla metà del VII secolo. Comunque siasi, la Chiesa rimonta ai primordi della Città, sofferse l’incendio devastatore del 1105, indi rialzata ebbe consecrazione l’anno 1175. Cadente per vetustà, fu ricostruita dalle fondamenta nel 1618 per opera dell’architetto Francesco Contin. L’esterno Prospetto si decorò nel 1755, indi fu consacrata dal Patriarca di Venezia Francesco Antonio Correr nel giorno 15 maggio 1740.

Parrocchia

L’istituzione di questa Parrocchia ravvogliendosi nei tempi oscuri, non lascia conoscerne l’epoca. Nell’anno 1810 per la generale riforma dei circondari, le fu aggregata quasi tutta la Parrocchia di San Nicolò allora soppressa; ma nello stesso tempo le si staccarono alcune contrade che si unirono alle due Parrocchie di Santa Maria del Carmine, e dei Santi Gervasio e Protasio (San Trovaso).

Chiese nel circondario di questa parrocchia attualmente ufficiale

San Nicolò (vescovo di Mira o Mirea nella Licia). Sussidiaria. La sua erezione si nasconde fra le tenebre dei primi secoli di Venezia; si dice però innalzata a cura della famiglia Zancaruol nel secolo VIII, alcuni ruderi manifestano che siasi fondata sulle rovine di antico castello che occupava quell’area. Era parrocchia le, soppressa nel 1810, il suo circondario venne incorporato quasi del tutto alla Parrocchia, di cui si parla, alla quale ora appartiene come sussidiaria. Gli abitanti ne dintorni di questa Chiesa sono per la massima parte poveri pescatori, perciò volgarmente è chiamata San Nicolò dei mendicoli. La contrada quantunque fusa nella Città, conservò sino alla cessazione dell’antica Repubblica, qualche vestigio della originaria sua particolare nazionalità; poiché quella popolazione aveva il diritto di eleggere dal suo gremio un Sindaco, che ne era il Procuratore o Capo, nella quale figura si riconosceva dal Governo. Egli esercitava qualche sorveglianza politica in quel circondario, vestiva dignitoso costume, interveniva ad alcune pubbliche solennità, e volgarmente s’intitolava doge de Nicolotti.

Santa Teresa. Oratorio sacramentale. Maria Ferrazzo ebbe il merito nel 1647 di fondare questo sacro edificio con chiostro annesso, nel quale instituì un monastero di religiose carmelitane. Il veneto Senato sovvenuto avendo generosamente questo stabilimento, ne assunse il Patronato, per cui il doge visitava ogni anno la chiesa nel giorno di Santa Teresa, cui più tardi venne sostituito quello della Commemorazione della Madonna del monte Carmelo, ricorrente nel 16 luglio. Soppressa dal Governo Italiano la religiosa famiglia, il monastero fu convertito in Orfanotrofio femminile, che caritatevolmente ricovera, alimenta ed istituisce oltre 200 povere fanciulle della città. La chiesa viene ufficiata come Oratorio del Pio Luogo, ed a comodo del vicinato.

San Filippo Neri. Oratorio. Apparteneva ad una Confraternita digià soppressa, nondimeno viene tuttora ufficiato a cura di alcuni devoti della contrada.

Chiese secolarizzate

Scuola della Fraterna . Vi si raccoglieva una pia unione per i suoi religiosi esercizi, e per la distribuzione di alcune elemosine. Soppresso quell’Istituto, il locale serve ora ad usi profani.

Santa Marta. La Chiesa e il Monastero adiacente s’innalzarono l’anno 1315 da Giacomina Scorpioni propostasi di fondare un Ospitale pei poveri. Ma invece d’infermi vi entrarono alcune monache Benedettine che ebbero nel 1318 per prima Abbadessa Margarita Trevisan qui venuta dal Chiostro di San Lorenzo in Ammiano, Isoletta di queste lagune poscia ingoiata dalle onde. La Chiesa intitolata sul principio a Sant’Andrea Apostolo, e a
Santa Marta, ritenne il solo titolo della Santa, di cui fu affissa l’immagine sopra la porta principale, scultura in marmo del secolo XIV che tuttora vi è conservata. Il tempio minacciando rovina, si riedificò nel 1448 di maggior dimensione; fu poi consacrato nel 1.º maggio 1480 dall’Arcivescovo di Corinto Antonio Saracco. Papa Clemente VII intento ad introdurre miglior disciplina fra quelle suore, vi sostituì la regola di Sant’ Agostino a quella di San Benedetto; provvedimento eseguito dal Patriarca Antonio Contarini. La Comunità religiosa si mantenne sino al 1805, alla qual epoca fu concentrata nell’altra delle monache di Santa Giustina. Il sacro Edificio secolarizzato, si consegnò nel 1806 alla militare amministrazione, cui serve tuttora.

Località meritevoli di particolare menzione.

Calle degli stendardi. Questa lunga e spaziosa via comincia poco lunge dalla Chiesa di San Nicolò, e procede regolarmente verso Santa Marta. Sorge in essa una colonna di marmo che porta il Leone, simbolo di San Marco, Patrono di Venezia. Poco lunge si innalza un’antenna da cui pende, in alcuni giorni solenni, lo stendardo della città. Lateralmente alle case che fiancheggiano al sud la Calle de gli stendardi scorre una lunga costa chiamata Arzere sopra Canal: il tronco successivo è detto Arzere di Santa Marta: internamente. cioè verso il Campo di Marte, v’è un’altra costa intitolata Fondamenta dell’Arzere, alla quale mette il Ponte dell’Arzere, tutte queste denominazioni servono a stabilire, come ho esposto nel discorso preliminare che ivi si fosse costrutta nel primordi della città una robusta arginatura per difendere il caseggiato dalla corrosione delle acque del Medoaco maggiore (fiume Brenta) il quale scaricando una volta il gonfio e rapido suo volume nel Canale della Giudecca, percuoteva la sponda di Santa Marta.

Feste veneziane

Festa di Santa Marta. Era costume del veneziani, alcun poco tuttora vigente, di concorrere nella sera anteriore alla Festività di Santa Marta sulla spiaggia di quella chiesa, ed ivi raccogliersi lietamente a convitto. Sostengono alcuni ciò fosse in commemorazione delle sollecitudini di Marta per l’apparecchio delle vivande offerte al SS. Redentore, che degnò visitarla; ma la origine di questa festa sembra piuttosto procedere dalla circostanza, che ricorrendo il nome di quella Santa nella stagione estiva la più abbondante del pesce Scivola, volgarmente chiamato Sfoglio, solevano i pescatori portarsi in quel contorni onde raccoglierne, e fatta buona preda, sbarcare sulla vicina spiaggia per cuocerla e reficiarsi. Quest’uso introdotto dai popolani passò indi alle classi elevate, le quali profittando della pesca esercitata dai poveri, si trasferivano sul luogo per comperare il pesce appena tratto dall’acqua, e che arrostito all’istante riesce molto delicata vivanda. Era ben naturale che i ricchi aggiungessero qualche altro cibo a quello che formava oggetto primario del loro concorso, e quindi s’imbandissero laute cene nelle circostanti contrade. E come tali riunioni si facevano nelle ore notturne, presentavano il meraviglioso spettacolo di copioso numero di natanti barchette a quella parte dirette, graziosamente guernite e illuminate, entro le quali sedevano i commensali quando non preferivano di approdare alla spiaggia per giovarsi delle tavole ivi apprestate. (1)

(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)

Parrocchia del’Arcangelo Raffaelo dall’Iconografia delle trenta Parrocchie – Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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