Ponte San Maurizio, sul Rio del Santissimo

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Ponte San Maurizio, sul Rio del Santissimo - San Marco

Ponte San Maurizio, sul Rio del Santissimo. Calle del Spezier – Calle del Piovan

Ponte in pietra; struttura in mattoni e pietre, balaustre in ferro a volute. Su un fianco del ponte, al centro dell’arco, è riportata la data 1866.

SAN MAURIZIO (Campo, Rio, Ponte, Fondamenta del Traghetto), La chiesa di San Maurizio fu eretta dalla famiglia Candiana, detta Sanudo. in tempi assai antichi, e dedicata ai Santi Maurizio e compagni, ed al martire Sant’Adriano. Dopo l’incendio del 1105 fu rifatta, e durò fino al 1590, in cui fu riedificata dai fondamenti, e consacrata. Nel 1806 si architettò nuovamente sopra disegno del patrizio Pietro Zaguri. Dobbiamo però il frontespizio al Selva, le porte e le finestre laterali al Diedo, il maggiore dei tre bassi rilievi superiori a Bartolammeo Ferrari, ed i due minori a Luigi Zandomeneghi. La chiesa di San Maurizio si conservò parrocchiale fino al 1810, in cui divenne oratorio di S. Stefano.

Il Campo di San Maurizio soleva essere magnificamente addobbato, a cura della confraternita degli Albanesi, il 15 giugno di ogni anno, poiché in quel giorno vi passava il doge col suo seguito per avviarsi alla chiesa dei Santi Vito e Modesto.

Si legge che nel 1391 il pievano di San Maurizio Giacomo Tanto, essendosi posto d’accordo con Tommaso Corner di uccidere un prete Giovanni, mansionario della chiesa di San Marco, lo condusse in una casa situata a Sant’Apollinare in Carampane, sotto pretesto di dargli quartas vini malvatici pro dicendis totidem missis, e colà, aiutato dal compagno, lo trucidò. Ambedue poi si recarono in Canonica, ove il defunto abitava, e derubarono tutti i di lui effetti. Scoperto il delitto, Tommaso Corner, assente, venne con sentenza 28 settembre 1392 condannato a perpetuo bando, ed il pievano ad finiendam vitam suam in cavea suspensa ad campanile S. Marci in pane et aqua.

In Campo di San Maurizio, o precisamente di faccia la chiesa, abitava quella Francesca Michieli, vedova di Bernardo Vielmi, la quale, con due suoi figliuoli, e con la fantesca, venne trucidata nel 1539 dal di lei nipote Pietro Ramberti, che poi ne pose a ruba la casa. Il Ramberti perciò fu condannato alla pena capitale, accompagnata dai soliti tormenti, ma, nella vigilia del giorno fatale, Lodovico, fratello del condannato, volendo risparmiargli una morte tanto infamante e dolorosa, ottenne in grazia di potergli dare l’ultimo addio, e fingendo di abbracciarlo, gli pose in bocca una nocciuola ripiena di veleno sì fiero che in poca d’ora lo fece cadere esanime al suolo. L’esecuzione, ciò non ostante, ebbe luogo sopra il cadavere. Per maggiori particolari vedi le cronache del Barbo e dell’ Agostini, nonché le nostre Condanne Capitali, operetta altrove citata.

A San Maurizio abitava pure quel patrizio Marco Muazzo il quale, avendo antica ruggine, per affari di famiglia, con un proprio nipote, lo invitò a casa propria, e gli diede di un pugnale nel petto. Fuggì il misero giovano, e per la porta della riva si gettò nel prossimo canale, ma il Muazzo, infellonito sempre più, e gettatosi in acqua pur egli, finì il nipote con molte ferite. Perciò venne bandito con sentenza contumaciale 22 giugno 1545.

In Campo di San Maurizio al N. A. 2258, scorgi un palazzo che venne fondato nel secolo XVI da un Dionisio Bellavite fodi m. Polo, marcandante d’olio e farine, il quale commise a Paolo Veronese di dipingergli sul prospetto quattro storie colorate, e due a chiaro oscuro della storia Romana. Nella cima (così scrive il Ridolfi) sono fanciulli posti a sedere sopra a festoni, e sotto alle finestre fece cartelle colorite e camei, e, tra quelle, altre a chiaro scuro con satiri intorno; e sotto quelle dei mozzati, corazze e bellici stròmenti pur a chiaro scuro. A’ piedi, sopra a’modiglioni, sono due singolari figure finte di bronzo, che rappresentano la Prudenza, e Minerva con rami d’olivo, e gambi di spiche in mano, per dinotare che dagli avanzi fatti d’olio e di grano il padrone haveva murata la casa. Ora poche traccie rimangono dell’opera di Paolo. Sembra che sopra l’arca di questo palazzo sorgesse antecedentemente il campanile della chiesa di San Maurizio, poiché nelle Condizioni della Diocesi di Venezia e Dogado presentate nel 1564 ai Soprastanti alle Decime del Clero, ritroviamo che il Bellavite pagava un livello alla chiesa di San Maurizio per il campanile disfatto. Nel palazzo Bellavite, venuto poscia in mano di un Giavarina, dei Sora, di un marchese Cavriani, dell’avvocato Cromer, e d’ altri proprietari, abitò il poeta vernacolo Giorgio Baffo. In un sonetto diretto a questo poeta, ma forse fattura di lui medesimo, è scritto

Quel Baffo che sta in Campo a S. Maurizio,
Tra la chiesa e il famoso Cordellina,
In t’un palazzo che col ciel confina,
Del Sansovin magnifico edifizio ecc.

Quanto al Cordellina, esso era un famoso avvocato che abitava in uno dei due palazzi contigui a quello ove abitava il Baffo, posseduti dalla patrizia famiglia Molin.

In parrocchia di San Maurizio finì la vita nel 1597 l’’architetto Antonio Da Ponte, le varie abitazioni del quale abbiamo avuto occasione di notare più addietro.

Riporta il Fontanini nella Biblioteca dell’Eloquenza Italiana, ed anche il Codice CCCCLXXXII, Classe VII della Marciana,intitolato: Anni Emortuali di diversi Personaggi Distinti, che nella contrada di San Maurizio morì il celebre Guarini, autore del Pastor Fido. Ma, come osserva lo Zeno nelle annotazioni all’opera del Fontanini, tal fatto successe invece nella contrada di San Moisè, annoverando quel necrologio parrocchiale fra i decessi il 7 ottobre 1612 l’illustre sig. Zambatista Chiarini, Cavalier di Ferara, d’anni 74, da febre già giorni 17, visitato dall’ Eccellentissimo Giarca. Leggesi bensì nelle Inscriptiones Sepulchrales (Classe XIV, Cod. XXVI-XXVII dei Latini, presso la Marciana) che il Guarini fu sepolto a San Maurizio vicino alla porta che passa nella casa del Piovano, et è quella sepoltura che è chiusa coi ferri impiombati dopo il contagio del 1630, né fu dopo più aperta per esservi stati posti in quel tempo degli appestati. Tale sepoltura più non esiste, ed al certo venne distrutta rifabbricandosi la chiesa. (1)

(1) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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