Parrocchia di San Giovanni in Bragora

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Chiesa di San Giovanni in Bragora

Parrocchia di San Giovanni in Bragora

Nome della Località

La Bragora. Questa Isoletta era una delle Gemine ossia Gemelle, così detta per la sua prossimità ad altra consimile, conosciuta sotto lo stesso nome, in cui si trova la Parrocchia di San Martino, della quale si è detto a suo luogo. Varie opinioni si svilupparono riguardo alla denominazione, di Bragora aggiunta a questa Gemella; però la più probabile è quella, che sia proceduta dalla natura del fondo anticamente paludoso.

Nella lingua italiana de secoli trapassati, si usava la voce Brago per fango, melma, e simili: Dante, nell’Inferno, dice che qui staranno come porci in Brago. Fazio degli Uberti così si esprime: Ancor per portar via lo fango, e il brago. La voce Gora indica un canale escavato onde raccogliere acque stagnanti: Dante dice: Mentre noi correvam la morta gora, Dinnanzi mi si fece un pien di fango. Dalla unione di codeste due voci sembra venuta Bragora, cioè, località fangosa, disseccata col mezzo di canali che l’attraversa.

Fondazione

Il tempio di San Giovanni Battista in Bragora si reputa uno dei primi edificati in Venezia per insinuazione di San Magno nel Secolo VII, o poco dopo. Fa fede della sua antichità anche la donazione con cui, verso il mezzo del X secolo, Domenico Talonico o Tradonico, Vescovo di Olivolo, diede a questa chiesa alcune reliquie del Corpo di San Giovanni Battista, da lui tolte in Oriente in una provincia chiamata Bragola, dal che arguiscono alcuni, essere venuto alla nostra isoletta il nome di Bragora.

Tal dono manifesta la predilezione di quel vescovo per questa chiesa, la quale si reputa fondata dagli autori di lui, cioè dai Talonici, o Tradonici, chiamati poi Gradenigo, illustre famiglia venuta da Pola in Istria, che diede alla Repubblica più Dogi, e fra essi quel Pietro Tradonico ucciso da alcuni congiurati nel 13 Settembre dell’864 mentre usciva dalla Chiesa di San Zaccaria dopo aver assistito alle sacre funzioni; e quell’altro Pietro Gradenigo che ebbe la forza d’animo e di mente di riformare il governo all’epoca della così detta Serrata del Maggior Consiglio, nel 1296.

Chiesa

Questo tempio, riedificato più volte, si rialzò anche nell’anno 1475, e finalmente nel 1728 venne restaurato, e ridotto nell’attuale sua condizione. Alcune scelte pitture decorano il suo interno, da me descritte nel libro Otto giorni a Venezia. La erezione di questa chiesa in parrocchia, rimonta pure ad età lontana, e sebbene non si conoscano i nomi deprimi suoi parrochi, si hanno memorie che nel 1090 Andrea Martinaccio vi sosteneva la cura delle anime.

E qui cadendo il discorso intorno ai pievani di questa chiesa, è a notarsi; che in Venezia si cominciò sino da tempi remoti lo studio delle scienze mediche sopra il fondamentale principio delle anatomiche operazioni. Una legge del 27 Maggio 1368 ordinava infatti, che ogni anno, per un determinato corso di tempo, l’anatomia umana si esercitasse, al quale oggetto fu costituito un collegio medico sotto il titolo di: Artium liberalium sive Artistarum et Physicorum Collegium, si raccoglieva in un edificio a ciò destinato presso il Campo di San Giacomo dall’Orio, ove istruiva la gioventù con le cadaveriche sezioni.

Salito intanto nel 1464 al pontificato il veneto patrizio Pietro Barbo, che assunse il nome di Paolo II (e non Pio II come scrissero alcuni), volle egli beneficare la sua patria con Bolla che conferiva al suddetto Collegio medico i privilegi tutti delle università; e come esso Papa aveva tratto i natali nella Parrocchia di San Giovanni in Bragora, istituì cancelliere perpetuo di quel collegio il pievano di detta chiesa, prerogativa di cui godettero questi parrochi sino ai primi anni di questo secolo.

Aveva infatti quel collegio la facoltà di conferire in Venezia il dottorato in medicina, ed in teologia; però non ne usava che pel primo, ed anche entro limiti alquanto ristretti, per non minorare il concorso degli studenti presso l’università patavina. Sciolto dal cessato governo italiano il collegio, i suoi membri composero una società di medicina, la quale incorporata poi ad altre accademie scientifico-letterarie, prese novella forma e assunse il titolo di ateneo, stabilimento sussistente, con residenza nel locale della soppressa Confraternita di San Girolamo, rimpetto alla Chiesa di San Fantino, come vedremo a suo luogo. E quanto alla famiglia Barbo, da cui è uscito il suaccennato pontefice, essa teneva la sua abitazione nella Calle chiamata della Pietà, che mette al Campo di San Giovanni in Bragora; località che tuttora conserva il nome di Sottoportico e Corte del Papa.

Venendo poi a parlare dell’attuale circondario di questa parrocchia, esso è l’antico, al quale, nella riforma del 1810, si aggiunsero alcune frazioni tolte a quello di San Martino, e una parte della soppressa Parrocchia di Sant’Antonino.

Chiese entro la periferia di questa Parrocchia attualmente officiate.

Sant’Antonino. Sussidiaria. Questa chiesa, antica parrocchiale, era stata fondata nel IX secolo dalla celebre famiglia dei Participazi poi detti Badoari, alla quale apparteneva Angelo, o Agnello, Participazio, X, Doge delle Venezie, e che fu il primo doge eletto in Rialto. Erano infatti i Participazi molto ricchi, e potenti se, fino dai primi secoli, diedero sette dogi. Sussiste ancora un ampio edificio d’araba architettura, sulla piazza o campo di San Giovanni in Bragora, chiamato Palazzo Badoaro, il quale, benché crollante, offre maestose tracce della sua originaria magnificenza, e vestigia dello stemma participazio. Questo monumento avvalora le memorie che abbiamo d’ingenti somme dagli individui di quella cospicua prosapia consacrate alla erezione di varie chiese nel suo vicinato.

San Lorenzo. Oratorio Sacramentale. Anche questa chiesa, e l’altra di San Severo, che sorgeva in vicinanza, furono erette dai Participazi, anzi, per quanto sembra, dal Doge Angelo. Poco appresso, il di lui nipote Orso, Vescovo di Castello, con testamento del Febbraio 853 (more veneto) dispose pingue legato per la fondazione di un monastero adiacente al tempio medesimo. Romana Participazio, sorella di detto Orso, prese cura del la esecuzione del testamento, e innalzato quel chiostro, fu la prima Abbadessa delle Sacre Vergini in esso raccolte sotto le insegne di San Benedetto.

Vogliono alcuni che innanzi ancora alla qui venuta dei Participazi fosse già istituita in quel sito una parrocchia, per mantenere la quale, senza turbare l’ufficiatura delle monache, venne fissata la residenza del pievano nella poco lontana Chiesa di San Severo, che ora più non esiste.

Però il monastero ne aveva il patronato, il quale per alcune controversie dappoi agitate, gli fu confermato anche da bolle dei pontefici Urbano III, Innocenzo III, Gregorio IX, e Bonifacio IX. Il tempio di San Lorenzo sofferse nel 1105 gravissimo incendio, per cui fu duopo riedificarlo; e più tardi, cadente per vetustà, venne rialzato nel 1592 dall’architetto Sorella, e ridotto nella magnifica attuale sua forma. Prima di questa ultima riedificazione, figuravano in esso i sepolcri di personaggi cospicui, e segnatamente la tomba di Marco Polo, celebre viaggiatore, e di altri individui di quel casato. La soppressione delle comunità religiose, decretata dal cessato governo italiano, fece sgombrare il convento, e chiudere la chiesa.

Nel primo fu dappoi stabilita la Casa d’Industria per i poveri; e la seconda, restaurata per le cure pietose dell’Abate D. Daniele Canal, attuale rettore emerito della stessa, fu riaperta al culto divino nel 1817. Ora la sua ufficiatura è vieppiù assicurata, essendosi stabilita presso la medesima una famiglia di Padri Domenicani.

Santa Maria della Visitazione, ossia della Pietà. Oratorio Sacramentale. Quest’oratorio è annesso all’ospizio destinato a raccogliere, nutrire, ed educare i figli esposti, perciò chiamato della Pietà. In origine, il Pio Istituto venne fondato nel 1340 dal Francescano Pietro d’Assisi, presso il Campo di San Francesco della Vigna, come abbiamo veduto nel capitolo precedente; poi largamente dotato dalla pia matrona Lucrezia Dolfin, e da altri benefattori, fu trasferito in questa parrocchia lungo la Riva degli Schiavoni. La Repubblica Veneta, presa la maggior cura di quest’ospizio, se ne fece immediata tutrice; il doge ne assunse il patronato, e ogni anno lo visitava nella Domenica delle Palme.

Ricoverava, come ricovera tuttavia, i fanciulli d’ambo i sessi presentati al suo torno, le femmine in esso raccolte sogliono essere istituite anche nella musica strumentale, e vocale, nella qual arte, una volta, alcune giungevano all’apice. L’attuale governo di sua maestà avendo trovata in grave sconcerto l’economia di questo Pio Luogo, per le vicende sofferte dal veneto banco di Zecca, nel quale erano deposti i suoi capitali, lo ha generosamente sovvenuto, e lo sovviene tuttora di tutto quello che può abbisognare in aggiunta alle patrimoniali sue rendite, le quali però, bene sistemate in questi ultimi anni, sono ormai pervenute a florida condizione. Il suddetto oratorio venne ricostruito nell’anno 1745, regnante il Doge Pietro Grimani, e gli fu data la forma che meglio conviene agli esercizi filarmonici delle ricoverate.

San Giorgio dei Greci. Questo tempio, di ricca, ed elegante struttura, fu innalzato dai Greci dimoranti a Venezia, nell’anno 1550. Architetto I. Sansovino. Viene ufficiato con le discipline del rito greco, e i suoi sacri ministri si prestano alla cura spirituale degli individui che professano il rito medesimo. Questa parrocchia, innestata in quella di San Giovanni in Bragora, conta circa 400 anime sotto la sua dipendenza, molte delle quali però si trovano sparse in diversi quartieri della città.

Oratorio della Fraterna. Apparteneva quest’oratorio al pio stabilimento chiamato Fraterna Grande di Sant’Antonino, che distribuiva annualmente ai poveri, sotto forme diverse, la rendita di circa ducati 50,000. Soppressa la confraternita, e demaniati i suoi beni, la carità de veneziani creò nuove fonti per soccorrere i miserabili; e la benemerita Pia commissione generale di Pubblica Beneficenza presieduta dall’eminentissimo Patriarca, e da S. E il gran ciambellano del regno conte Daniel Renier, profittando della sovrana munificente pietà, ha potuto ottenere quel già demaniato edificio con alcune rendite di sua appartenenza, nel quale, giovandosi di cospicuo legato disposto in morte dall’ultimo Doge Lodovico Manin, eresse un orfanotrofio sotto il titolo Istituto Manin.

Questo pio stabilimento, di recente creazione, raccoglie, e mantiene oltre 200 poveri fanciulli d’ambo i sessi, privi, o abbandonati da lor genitori. I maschi, sono in parte ricoverati nell’interno del P. L. e vengono esercitati presso artieri per apprendere qualche mestiere. Gli altri si affidano ad oneste famiglie villiche. Le femmine, altre vengono istituite in orfanotrofi del loro sesso, altre collocate, come i maschi, in campagna. Premi annuali, masse di risparmio, e molte altre ottime discipline rendono segnalata questa pia fondazione; a merito della quale fu anche restituito al culto divino l’adiacente oratorio.

Chiese secolarizzate.

Il Sepolcro. Questa Chiesa fu distrutta, e lo spazio su cui sorgeva, forma parte della caserma stabilita nel convento che portava lo stesso nome. Nel secolo XV Beatrice Venier, e Polissena Premarin, unitesi a due dame fuggite dalla Grecia per evitare il furore delle armi turche, fondarono in questa situazione un ospizio, a ricovero delle pellegrine transeunti per Venezia onde trasferirsi alla visita di Terra Santa. Col processo del tempo l’ospizio fu convertito in monastero di Francescane, le quali vi costruirono una chiesa, entro cui un Sepolcro sul modello di quello di Gerusalemme. Al momento della generale soppressione de monasteri, fu secolarizzato anche questo, e convertito in caserma.

San Sebastiano sul campo di San Lorenzo, nell’angolo fra il convento e la chiesa, sorgeva una cappella intitolata a San Sebastiano, la quale, di già secolarizzata, rimase distrutta per la nuova forma data al convento per adattarlo agli usi della Casa d’Industria che vi è stabilita.

Località meritevoli di osservazione.

Alla testa orientale del Ponte del Sepolcro, si vede affissa al muro, ove comincia la caserma, una lapide con iscrizione che accenna il sito ove sorgeva la casa donata nel 1363 dalla Repubblica al celebre Petrarca, per di lui abitazione, quando venne qui ambasciatore del duca di Milano.

Trapassato quel ponte, si trova un calle chiamato della Pietà; percorrendo questo, si affaccia al suo punto estremo una cella vinaria al civico N. 3799, soggiorno e studio una volta del celebre Alessandro Vittoria oriundo di Trento, e qui discepolo di Sansovino; il qual Vittoria decorò Venezia col suo scalpello di tante opere di altissimo pregio, e nel 1605 lavorò di sua mano il proprio busto che domina il monumento a sé medesimo eretto nella Chiesa di San Zaccaria, nel quale poi la salma di lui ebbe onorevole riposo, l’anno 1608. (1)

(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)

Parrocchia di San Giovanni in Bragora dall’Iconografia delle trenta Parrocchie – Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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