Cappella della Madonna della Pace

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Cappella della Madonna della Pace - Castello

Cappella della Madonna della Pace. Cappella secolarizzata

Storia della cappella

Vi dava accesso la porta che scorsesi fra quella della Scuola di San Marco, ed il muro della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Nell’atrio venne sepolto nel 1355 l’infelice doge Marino Faliero in un deposito di marmo, oggidì trasportato nel Civico Museo, e nell’interno esisteva l’altro deposito di Lorenzo Gabrieli, vescovo di Bergamo, con la di lui statua, e con belle figure scolpite da Lorenzo Bregno.

Questa cappella, ufficiata fino dal 1546 da una devota confraternita, aveva una tavola del Carpaccio sopra l’altare, che venne rinnovato nel secolo XVII in marmo carrarese col prospetto della mensa esprimente in basso rilievo un angelo in atto di liberare alcune anime purganti, nonché il Palazzo Ducale, opera pregiata di Arrigo Merengo. Forse in tale occasione, la tavola del Carpaccio disparve, poiché nel secolo trascorso non si scorgeva che l’antica immagine di Maria Vergine col bambino in braccio, di greco lavoro, trasportata da Costantinopoli nel 1349, donata ai Domenicani nel 1503, e riputata quella innanzi a cui orando San Giovanni Damasceno, ricuperò, come tramandarono gli scrittori ecclesiastici, la mano recisagli dagli iconoclasti.

Questa tavola trovasi oggidì nella vicina chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Gli altri quadri posti in giro sulle pareti erano di Giulio dal Moro, di Leandro Bassano, e del Celesti. Il soffitto si doveva al pennello di G. B. Litterini.

L’area della Cappella della Pace fa parte oggidì dei cortili appartenenti al Civico Ospitale.(1)

Visita della Cappella (1733)

La tavola dell’altare di Vittore Carpaccio essendosi rimodernato l’altare più non si vede. Il quadretto, che è al presente sopra l’altare si dice essere quella immagine di Nostro Signore che restituì la mano a San Giovanni Damasceno troncatagli dagli infedeli. Dietro l’altare vi sono due miracoli della Beata Vergine quello alla destra è di Leandro Battano, l’altro alla sinistra è di Angelo Leone, ma assai maltrattato. Dopo questo del Bassano vi è un altro miracolo di Nostro Signore, con il nome dell’autore cosi: Opus Verbil. Segue un quadro con molti angeli, che tengono un’immagine di Nostro Signore di Giuseppe Alberti da Trento. Dopo questo un quadro di Giulio dal Moro col nome dell’autore diviso in due, cioè con la Nascita della Madonna, ed il miracolo di San Giovanni Damasceno. Dirimpetto il San Luca, che dipinge Nostro Signore è opera del Cav. Andrea Celesti, come pure il quadro, che segue con la visita dei Re Maggi ed il Paradiso sopra l’altare sono opere dello stesso autore. Il soffitto con la Coronazione della Beata Vergine e di Bartolommeo Litterini. Nel primo chiostro, vicino alla cappella, vi è il sepolcro di Jacobello Fiore pittore dei primi tempi. (2)

(1) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o vòlti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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