Famiglia Foscari

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Fondamenta Zattere ai Gesuati, 785 (Dorsoduro) - Stemma Foscari

Famiglia Foscari

Foscari. Concordano tutti gli scrittori nell’asserire venuta da Mestre nell’882 la famiglia Foscari, e qui stabilitasi produsse tribuni antichi ed uomini insigni in ogni facoltà. Eresse nobili monumenti, tra i quali l’altare cospicuo nella chiesa di San Giobbe, ove era collocata la tavola di Marco Basaiti, con l’ Orazione all’orto, ora esistente nella Pinacoteca dell’ i. r. Accademia di Belle Arti.

Quantunque cinque scudi, però di poco diversi, porti di questa famiglia il Coronelli, nel suo Blasone, pure usò principalmente quello diviso d’argento e d’oro, col primo punto vermiglio, caricato del leone di San Marco d’argento.

Il doge Francesco Foscari, nacque nel 1373, da Nicolò q. Giovanni, e, al dir dell’Egnazio, fece rispondere la sua famiglia, fino allora vissuta in ristrette fortune, perché poco prima revocata dall’esilio. Scorsa in giovanezza la carriera degli impieghi minori, egli fu, nel 1405, eletto a podestà e capitano di Feltre, sostenendo tale carica con assai lode. Giunto intanto agli estremi di sua vita Francesco Gonzaga marchese di Mantova, raccomandava alla protezione della veneta Repubblica il figlio suo Gianfrancesco, il quale, toccando appena il dodicesimo anno di età, aveva duopo di consiglio e di aiuto. Perciò il Senato spediva governatore a Mantova il nostro Francesco, il quale, al dir degli storici, compié si geloso ufficio con molta saviezza, in modo che i popoli di quel piccolo Stato non furono mai più sì tranquilli e felici: e tanto maggiormente risplendé allora la gloria del Foscari e di Venezia, in quanto che avevano i Mantovani sotto gli occhi il contegno crudele di Gio. Maria Visconti duca di Milano, che tirannicamente governava i popoli al suo dominio soggetti. Ma non andò guari che venne al Foscari affidato il reggimento di Vicenza, dal quale passava ambasciatore in Germania a Sigismondo, a fine di trattar della pace, la quale non ebbe allora effetto per le gravose condizioni che quell’Augusto voleva imporre alla Repubblica. Stabilita finalmente, dopo alquanti mesi, una tregua di cinque anni con Sigismondo medesimo, veniva, nel 1443, spedito a lui nuovamente il Foscari a pregarlo di maneggiare la pace col duca Federico d’Austria, il quale, fatta un’irruzione nel Trevigiano, avea toccata sconfitta dalle venete armi, comandate da Francesco Bembo. Ottenuto l’intento, reduce in patria, essendo avvogador di comun, si vide onorato del titolo di procurator di San Marco de citra che gli fu conferito il dì 20 gennaio 1445,
attesa la morte di Giovanni Barbo. Le differenze in questo mezzo nate fra il pontefice Giovanni XXIII e Sigismondo, per lo scisma della Chiesa, appianar si dovevano in un vicino concilio. Perciò entrambi si erano recati a Lodi, e la Repubblica spedì ivi tre ambasciatori, nel numero dei quali fu il Foscari, li motivo apparente di tale ambasceria era di rendere omaggio al supremo gerarca e all’imperatore, ma l’oggetto reale si fu di profittar dell’occasione per stabilire la pace con Sigismondo. Le condizioni proposte da ambe le parti non piacquero, e quindi convenne star contenti della tregua dapprima conchiusa. Solito al soglio di Piero Martino V, e mostratosi disposto di combinare definitivamente la pace fra i Veneziani e l’Augusto, furono spediti quattro ambasciatori a Costanza, ove tener si doveva il concilio. Il Foscari fu primo del numero, e quello che arringò il papa e poscia l’imperatore; ma non ostante la sua eloquenza ed i suoi modi gentili, atti a conciliar l’animo d’ognuno, non poté né anche questa volta fermare la pace, perché troppo umilianti erano le proposizioni dei ministri cesarei. Francesco fu poscia mandato ambasciatore a Maometto I, e pochi mesi dopo, attesa la sua rara perspicacia nel trattare i negozi, ebbe l’incarico di stabilire i patti della dedizione di Cividale. Venuto poscia a morte il doge Tommaso Mocenigo, fu, come notammo, assunto al principato il nostro Francesco, le cui azioni, gioie e dolori, durante il suo reggimento più sopra dicemmo. Ebbe due mogli, la seconda delle quali, Marina Nani, gli sopravvisse; un unico figlio, e fu lo sfortunato Jacopo. Francesco Foscari, dicono gli storici, era adorno di esimie doti: mente viva e penetrante, giusto raziocinio, parlar eloquente, anima nobile e generosa. Amò la guerra, ma solo per abbattere la potenza dei vicini, che rendersi potevano funesti alla patria; evitando possibilmente quella di mare per non recar danno al commercio. Nel suo governo furono banditi gli abusi, regnò l’ordine e la giustizia. Provò gioie ed affanni senza misura. La sua deposizione fu altamente disapprovata, e la sua morte generalmente compianta.

Il monumento del Foscari, collocato nella sinistra parete della cappella maggiore dei Frari, veniva eretto per volontà dei suoi nipoti, e con l’opera dell’architetto Paolo e dello scultore Antonio, fratelli Bregno di Como, se vogliamo prestar fede alla iscrizione posta sotto l’intaglio che di questo monumento ordinò, nel 1777, Federico Foscari. Antonio Bregno, è Antonio Rizzo; intorno a cui è da vedersi quanto abbiano detto nella illustrazione del monumento medesimo da noi compreso fra I Monumenti cospicui di Venezia E’ desso costituito da una nobilissima cassa, sorretta da quattro mensole, su cui giace supina la statua del morto duce, alle estremità della quale stanno i simulacri delle virtù cardinali. Un padiglione ricchissimo copre la detta cassa, sul cui prospetto sono, a bassorilievo, scolpite l’Abbondanza, la Fede e la Pietà, per fianco il Serafico e l’Evangelista patrono. Il tutto è chiuso da due pilastrini reggenti la cima, la quale con miste linee elevandosi nell’estrema cornice, lascia nella fronte uno spazio ad accogliere la statua del Salvatore benedicente, con un fanciullo a lato, in mezzo a raggi di gloria. Per fianco della detta cima quinci è figurato l’Angelo e quindi Maria annunziata. Nella sottoposta tabella si legge :

ACCIPITE CIVES FRANCISCI FOSCARI VESTRI DVCIS IMAGINEM
INGENIO MEMORIA ELOQVENTIA AD HAEC IVSTICIA
FORTITVDINE ANIMI CONSILIO SI NIHIL AMPLIVS CERTE
SVMMORVM PRINCIPVM GLORIAM AEMVLARI CONTENDI.
PIETATI ERGA PATRIAM MEAE SATISFECI NVNQAM. MAXIMA
BELLA PRO VESTRA SALVTE ET DIGNITATE TERRA MARIQVE PER
ANNOS PLVS QVAM XXX GESSI SVMMA FELICITATE CONFECI
LABANTEM SVFFVLSI ITALIAE LIRERTATEM . TVRBATORES QVIETIS
ARMIS COMPESCVI . BRIXIAM BERGOMVM RAVENNAM CREMAM
IMPERIO ADIVNXI VESTRO . OMNIBVS ORNAMENTIS PATRIAM
AVXI . PACE VOBIS PARTA ITALIA IN TRANQVILLVM POEDERE
REDACTA POST TOT LABORES EXHAVSTOS AETATIS ANNO LXXXIIII
DVCATVS IIII° SVPRA XXX SALVTISQVE M°CCCC°LVII° KALENDIS
NOVEMBRIBVS AD AETERNAM REQVIEM COMMIGRAVI . VOS
IVSTICIAM ET CONCORDIAM QVO SEMPITERNVM HOC SIT
IMPERIVM CONSERVATE. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Rio dei Mendicanti, 6366, (Cannaregio) – Calle del Paradiso, 5748 (Castello) – Fondamenta Zattere ai Gesuati, 785 (Dorsoduro) – Fondamenta Zattere ai Gesuati, 785 (Dorsoduro)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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