Madonna col Bambino, bassorilievo di Calle de Cà Corner

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Madonna col Bambino, bassorilievo di Calle de Cà Corner - Santa Croce

Madonna col Bambino, bassorilievo di Calle de Cà Corner

Bassorilievo in pietra d’Istria raffigurante la Madonna col Bambino.

Calle de Cà Corner. Reputatissima famiglia è la Cornaro fin dai primi tempi della Repubblica. Ebbe quattro dogi e molti cardinali, vescovi, guerrieri, uomini di stato insigni, e scrittori illustri. Si divise in vari rami. Nacque in questo palazzo (cioè nell’antica fabbrica a questa anteriore), correndo l’anno 1454 ai 25 di novembre, la celebre Caterina Cornaro, figlia di Marco e di Fiorenza Crispo. Fu battezzata in San Cassiano dal piovono Zetto. Bellissima giovinetta nel 1466 Dario da Trevigi la ritrasse; e ne fu mandata la effigie a Giacomo Lusignano, re di Cipro, che la elesse a sua sposa. Il matrimonio fu contratto in Venezia nel 10 luglio 1468 per mezzo di ambasciatori del re e Caterina non fu condotta presso lo sposo nel regno di Cipro che nell’anno 1471. Circa due anni visse col vecchio marito, il quale morendo la lasciò incinta. Ebbe un figlio, che poi mori un anno appresso. Caterina rimase allora signora del regno, che per più di due lustri amministrò con vario avvicendare di cose. Le guerre del Turco misero in molta soggezione la Veneta Repubblica nel 1488. Essa mandò Giorgio Cornaro, fratello della regina, affinché la persuadesse per sua sicurezza di tornare a Venezia, e cederle il regno. La povera donna, imbelle e vedova, si arrese ai politici consigli della sua madre Repubblica, e nel 6 giugno 1489 giunse a Venezia, abdicando al regno di Cipro, e facendone padroni i Veneziani. Ricco emolumento questi le assegnarono; e inoltre l’ameno castello di Asolo, sui Colli Trevigiani, colla facoltà d’intitolarsi regina di Cipro, di Gerusalemme, di Armenia e signora d’Asolo. Quivi tenne vari anni corte splendida e gaia: letterati, poeti, principi v’intervenivano; e Pietro Bembo, allora giovane, era di quella corte uno dei più bei ornamenti. Ma pei tumulti della guerra di Massimiliano imperato re, dovette Caterina lasciar Asolo, e ritirarsi a Venezia in questa sua abitazione. Alquanto dopo s’infermò; e nel 10 luglio 1510 mori di anni cinquantaquattro. Splendidi funerali le furono fatti per ordine pubblico nel 12 luglio seguente. Si fece sopra barche un ponte dalla Pescheria fino al campo di Santa Sofia; e per esso da San Cassiano passò tutto il funebre carteggio. Intervennero le Congregazioni e le Scuole grandi, moltissimi consiglieri, senatori, e patrizi alla famiglia congiunti. Il mortorio si diresse ai santi Apostoli, ed ivi il cadavere fu esposto sotto ricco baldacchino. Fece l’orazione funebre Andrea Navagero, orazione che lamentiamo perduta. Nella nobilissima cappella di Santa Lucia, ove la famiglia Cornaro aveva il proprio sepolcro, fu deposta allora la spoglia della regina; e vi rimase fino al 1663, in cui venne trasferita in San Salvatore in apposito monumento, lavoro di Bernardino Cantina. Ritornando al palazzo in San Cassiano, quello, che al presente vediamo, ebbe suo cominciamento nel 10 maggio 1724, in cui Nicolò Basca, parroco di San Cassiano, benedisse e gettò la prima pietra. Lo architettò Domenico Rossi comasco. La facciata è a tre ordini, rustico, ionico e corintio. Nobilissimo è l’approdo. L’atrio è pittoresco per colonne isolate, disposte simmetricamente, e secondo la corrispondenza dei fori della regolatrice facciata. Le scale non corrispondono a tanta magnificenza: ma la pianta ed ogni interno comparto sono regolari. Gremita di stucchi e di affreschi barocchi è la gran sala. Qualche buon dipinto del Tiepoletto ancora vi si ammira. Caterino Cornaro, in cui si estinse il ramo della famiglia Cornaro della regina, lasciò morendo il palazzo a papa Pio VII, di cui fu cameriere segreto. Il pontefice lo donava poi ai conti abati Cavanis, benemeriti istitutori delle Scuole di Carità: e questi finalmente la cedettero al Municipio per uso del civico Monte di pietà. Il Correr nelle Gemme parlando a lungo della Caterina, osserva, “che là dove in antico l’opulenza e il regio splendore avevano albergato, allenando con gradevole pompa alla meraviglia, si tengono presentemente depositati i testimoni delle fortune mancate ai comodi, e più spesso alle estreme necessità della vita, e venuti cauzione di soccorsi, quantunque onestamente concessi, non però meno infaustamente ottenuti. (1)

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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