L’Occhio della Provvidenza nel timpano sopra l’ingresso della Chiesa di Santa Maria Maddalena

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L'Occhio della Provvidenza, Chiesa di Santa Maria Maddalena. Sestiere di Cannaregio

L’Occhio della Provvidenza nel timpano sopra l’ingresso della Chiesa di Santa Maria Maddalena

La ricostruzione della chiesa di Santa Maria Maddalena venne iniziata nel maggio del 1763 e, dopo diverse interruzione, venne completata nel 1790. La chiesa è opera dell’architetto Tommaso Temanza il quale si ispirò per idearla al modello del Pantheon romano. Il Temanza morì nel 1879 e non vide mai finita la sua opera, la costruzione venne portata a termine dall’architetto Giannantonio Selva.  

Guardando la facciata della chiesa dal campo, colpisce subito la sua decorazione esterna che suscita qualche curiosità. Si nota subito il frontone d’ingresso con il motto “SAPIENTIA AEDIFICAVIT SIBI DOMUM” e l’Occhio della Provvidenza nel timpano, dentro un triangolo equilatero ed un circolo formato da un serpente che si morde la coda.

Con la scritta “La Sapienza edificò a se stessa” il Temanza voleva forse significare che il tempio era dedicato alla Sapienza della divina Provvidenza. Con l’Occhio della Provvidenza volle rappresentare Dio che tutto sa, tutto vede e provvede, e che nella Trinità, rappresentata dal triangolo equilatero,  trova la sua massima espressione, mentre il serpente che si morde la coda formando un cerchio raffigura l’Eternità. 

Alcuni autori vogliono vedere qui rappresentata la Sapienza, secondo un principio filosofico imperrante in quel tempo, quello dell’Illuminismo. Non è improbabile che il Temanza si sia ispirato, se questo fosse vero, al filosofo Giambattista Vico,  il quale immaginò la Sapienza  (in Scienza Nuova 1725) come una donna dalle tempie alate, che ritta su un globo, tenneva lo sguardo fisso, su un triangolo luminoso, con dentro un occhio veggente. (1)

(1) Claudio Daveggia. La Chiesa della Maddalena. e Giuseppe Ronchetti. Il Dizionario Illustrato dei Simboli. Ulrico Hoepli Editore Milano 1922

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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