I Draghi di pietra nel chiostro del Monastero di San Stefano

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Uno dei draghi posti nel chiostro del Monastero di San Stefano

I Draghi di pietra nel chiostro del Monastero di San Stefano

Il drago è una delle creazioni più celebri della mitologia antica e del medio evo. L’importanza data a questo essere presenta uno dei fenomeni più singolari della mente umana, in quanto la sua esistenza venne fermamente creduta dagli antichi di ogni nazione.

Ai naturalisti passati era piaciuto descriverlo in diverse maniere. Essi gli attribuirono ali, creste, piedi e teste di varia figura, fino al punto che uno storico fece menzione di un drago nato dall’accoppiamento di un’aquila con una lupa, aveva grandi ali, la coda di serpente e i piedi di lupo, fatto altrettanto falso quanto meraviglioso. Ma lo stesso autore conveniva con gli autori moderni, che il drago era un animale chimerico se si pretendeva di farlo differire da un semplice serpente.

I greci lo consacravano a Minerva per denotare che la vera sapienza non s’addormenta mai, e a Bacco per esprimere i furori dell’ubbriachezza.  Enea mentre faceva alcune libazioni all’ombra di suo padre Anchise, vide uscire dalla tomba un drago smisurato, il cui corpo formava mille tortuose spire, ed aveva il dorso coperto di squame gialle ed azzurre. Fece il giro del sepolcro e degli altari, strisciò dentro vasi ed alle tazze, assaggiò di tutti i cibi offerti, e poi rientrò nella tomba senza fare il minimo male agli astanti. Enea prese questo drago per un genio che servisse suo padre.

I Daci usavano portare, quando andava in guerra, varie emblemi di una forma singolare e spaventosa, queste erano comunemente draghi o serpenti alati. Dopo la vittoria di Traiano sui Daci, i romani li adottarono nelle loro insegne, ogni coorte aveva il suo dragonario, il quale portava nei combattimenti un dragone. I draghi erano ricamati in tessuti di cotone, o di seta e di porpora. La loro testa era di metallo, e il vento introducendosi nella loro grandissima gola, gli agitava, ne gonfiava il collo, e li rappresentava in atto di fischiare come i veri serpenti, con lo scopo di spaventare i nemici.

La religione cristiana identificò la figura del drago con il diavolo, il maligno. Lo stesso San Giovanni ci presentò il drago in questo modo, dicendo anche che egli era il Serpente antico, quello che nel racconto della Genesi spinse Eva a compiere il peccato originale. Nel medioevo il drago divenne l’emblema delle azioni luminose di valorosi cavalieri, che tremavano quando si avvicinavono alla loro eletta ma che non avevano paura d’ingaggiare battaglia contro i terribili draghi e mostri.

Il drago s’incontrava anche nelle leggende dei Cinesi e dei Giapponesi, i primi dei quali gli rendevono una specie di culto. Essi guardavano i draghi come principio della felicità, s’immaginavano che disponevano delle stagioni e faccevano a lor talento cadere la pioggia e rumoreggiare il tuono. Erano persuasi che tutti i beni della terra fossero confidati alla loro custodia, e che abitavano ordinariamente sulle alte montagne. (1)

Due bassorilievi con dei draghi sono infissi nel chiostro di Santo Stefano sopra le porte che conducono alla Chiesa di Santo Stefano e alla Calle dei Frati. I due draghi, ritratti nella più classica dell’immaginazione moderna, sono ritratti mentre si mangiano la coda formando un cerchio. Il cerchio era il simbolo dell’universo, del creato, emblema del cosmo e della Terra, dell’eternità delle cose, dell’alfa e dell’omega. Probabilmente posti sopra quelle porte a custodia del monastero come si usava nella mitologia greca metterlo a protezione dei tesori e dei luoghi sacri, o come simbolo dei frati agostiniani eremitani.

Altri draghi si possono vedere su una patera sopra una porta della Casa dei tre Oci alla Giudecca, su un altorilievo sul Campanile di Santa Margherita, su dei bassorilievi in Corte dei Senatori in Palazzo Ducale.

(1) Giuseppe Ronchetti. Il Dizionario Illustrato dei Simboli. Ulrico Hoepli Editore Milano 1922 e Felice Romani, Antonio Peracchi. Dizionario d’ogni Mitologia e Antichità

Dall’alto in basso, da sinistra a destra:

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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