Corte de lo Strologo a San Marcuola, nel Sestiere di Cannaregio

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Corte de lo Strologo a San Marcuola, nel Sestiere di Cannaregio

A San Marcuola vi è una corte detta dello “Strologo“. Veramente da una sentenza del Consiglio dei Dieci che porta la data del 28 marzo 1541 la corte si dovrebbe chiamare della “Strologa“, poiché appunto in quest’epoca vi abitava una tale Pasquetta Venturi di professione strologa, fattucchiera, indovina. Tutta le fanciulle della contrada la conoscevano e così pure parecchie patrizie che nelle ore serotine andavano a visitarla con grandi precauzioni.

Pasquetta dava responsi ad ognuno, aveva per tutti buone parole, per le malattie aveva erbe e consigli portentosi; ad una brutta che voleva sapere se l’amante le era fedele, rispondeva; “No starte savariar se no ti è bela, chi piase al so movizzo xe una tela“, e all’amante che desiderava cose concrete affermava: “Lo dirave la puta, ma la tase. Che dormir sola tropo ghe dispiace“. In quanto alle erbe ne aveva di tutti i generi: la mandragola per i vecchi, la centaura per le brune che volevano imbiondire, un “sugo amoroso” per le brutte e anche una certa per la scomparsa di certi frutti, proibiti dalle convenienza sociali. E fu appunto questo che predette la “strologa“: Maria Calcagnetto ricorse a lei per essere liberata da un ingombro d’amore, ma con la liberazione le venne la morte e la giustizia si mise di mezzo.

Pasquetta Venturi, che per furberia ne aveva da vendere, capì subito il fallo commesso e scappò di notte senza lasciar traccia. Fu bandita in perpetuo con taglia e morte in caso d’arresto, ma la furba fu sempre uccello di bosco e la sentenza affissa nella corte a San Marcuola restò sempre lettera morta.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 7 aprile 1925.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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