La Cattedra di San Pietro, nella Chiesa di San Pietro di Castello

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La Cattedra di San Pietro. Chiesa di San Pietro di Castello

La Cattedra di San Pietro, nella Chiesa di San Pietro di Castello

Secondo la tradizione esisteva nel 650 nell’isola di Olivolo una chiesa dedicata ai Santi Sergio e Bacco, rifabbricata nel 774 dal vescovo Magno in onore invece di San Pietro. L’isola si chiamava Olivolo per la sua configurazione quasi di oliva dicono alcuni, altri per i molti olivi che in essa crescevano, ma poi nel 1090 si chiamò Castello da una torre merlata che sorgeva nel limite estremo dalla parte del Lido e la Chiesa divenne così San Pietro di Castello, la cattedrale della Dominante fino al 1807. Ai tempi del patriarca Vincenzo Diedo verso il 1580 si ordinava al Palladio di ricostruire la chiesa, ma questi venuto a morte, continuava l’opera sua Francesco Smeraldi detto Fracà e Giovanni Grapiglia architetto e scultore.

Tra le curiosità della chiesa esiste la cattedra marmorea detta di San Pietro e di cui la cronaca Sivos racconta: “Michiel imperator per li molti favori ricevuti dalla nostra Repubblica le mandò donare nell’ottocentoventisette la cattedra de piera sora la quale fo sentato Pietro apostolo primo papa la qual fo posta in chiesa di Castello dietro l’altar grande“. E la cronaca del Dandolo: “Michiel Paleologo donò a doxe Zuane Particiaco (Partecipazio) cathedra marmoream in qua (nella quale) primun domino Petrus sedit“.

Oggi la cattedra si trova a destra di chi entra in chiesa, accanto al terzo altare la cui pala rappresenta appunto San Pietro in cattedra fra quattro Santi, pittura cinquecentesca di Marco Basaiti. Sulla cattedra sono scolpite alcune lettere in lingua araba con lettere cufiche o arabe antiche e da queste “si conghietturò appartenesse all’emiro El Kebir o Ibraim Halibì Adalcani, signore dei Mori nella Sicilia“.

La cattedra di San Pietro, ebbe sempre dalla Repubblica una speciale venerazione e il giorno di San Pietro la cattedra di Castello era coperta di fiori e circondata di ceri. Oggi dopo quanto scrisse il Galliccioli nelle sue “Memorie venete antiche” non può essere sostenuta l’autenticità della cattedra, la quale probabilmente era soltanto una sedia episcopale costruita in pietra come si usava negli antichi tempi. (1)

Traduzione dall’Arabo cufico dell’iscrizione scolpita sullo schienale della Cattedra:

“O SIGNORE! DACCI QUEL CHE TU CI PROMETTESTI PER BOCCA DEI TUOI MESSAGGERI E NON CI SVERGOGNARE NEL GIORNO DELLA RISURREZIONE”
(Corano Sura III, v. 194)

“E TU PERDONA! ABBI PIETA’! TU SEI DEI PIETOSI IL MIGLIORE!”
(Corano Sura XXIII, v. 118)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO. 15 agosto 1928

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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