La festa della Natività della Vergine e l’andata del doge alla Chiesa di San Pietro di Castello

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Chiesa di San Pietro di Castello

La festa della Natività della Vergine e l’andata del doge alla Chiesa di San Pietro di Castello

Il giorno otto di settembre era a Venezia “festa di palazzo“: correva in quel giorno “La Natività di Maria Vergine” e il doge per antica tradizione “scendeva in san Marco ad ascoltare Messa solenne” detta dal Primicerio della Basilica.

La chiesa, racconta un cronista anonimo, era in quell’occasione tutta addobbata di drappi rossi, il colore preferito dai veneziani, che finivano con grandi frangie d’oro; il pavimento era ricoperto da finissimi tappeti levantini dalle tinte vivaci, gli altari adornati di fiori che cadevano a grappoli e di grosse candele attorte da verdi erbe profumate, e al sole settembrino irrompendo dalle grandi cupole indorava il tempio maestoso in una rida di colori, quasi esultanza alla nascita della Madre di Gesù, il Redentore crocefisso.

Finita la cerimonia nella Basilica marciana, aveva luogo nel pomeriggio in forma solenne la visita del doge e della Signoria “alla chiesa patriarcale di Castello per venerare il corpo di San Lorenzo Giustiniani“, il quale si diceva, nel 1625 aveva preservato miracolosamente la città da una fiera pestilenza.

Fu il Giustiniani il primo patriarca di Venezia, quando il pontefice Nicolò V all’8 di ottobre del 1451, con la “Bolla Regis Aeterni“, soppresse la cattedra vescovile di Castello e il patriarcato di Grado e istituì il patriarcato di Venezia, eleggendo a patriarca il Giustiniani che prese possesso della sua nuova carica il 22 dicembre di quell’anno stesso. Ma fu breve la carica, appena quattro anni e tre mesi, poiché l’otto gennaio 1456 il santo presule moriva e principiò allora la lotta tra i frati di San Giorgio Maggiore e i Canonici di Castello per averne la salma: i frati allegando la volontà di Lorenzo che ripetutamente aveva desiderato per sua sepoltura il chiostro San Giorgio, i Canonici invece sostenendo che i Vescovi dovevano per legge pontificate, esser sepolti nelle proprie chiese.

Vinse Castello, e quando nel 1596 si rifabbricò la cattedrale su tipo palladiano, sotto il patriarca Lorenzo Priuli e doge Marino Grimani, il corpo del santo venne riposto nella cappella di San Giusto nel palazzo patriarcale, finché compiuta la fabbrica e per voto del Senato costruito l’imponente altare del Presbiterio, fu posto nel 1666 nella grande urna sostenuta da angeli e sulla quale si eleva la sua statua, opera di Clemente Moli, scultore bolognese.

Ma già il Senato fin dal 1630, avendo riconosciuto “l’efficace intercessione del Beato Lorenzo Giustiniani per la preservazione di questa Città nostra dal morbo pestilenziale“, stabiliva: “che il giorno in cui si celebrà la festa del medesimo Beato, abbia nell’avvenire ad esser comunemente fra i giorni festivi di Palazzo, e si vada a venerare quelle sacre ceneri dal Serenissimo Prencipe nostro col Senato, tutti ciascun anno, nel giorno medesimo“.

La proposta passò a pieni voti, ma nel Settecento rivedendo gli Avogadori le feste della Repubblica che a tutti parevano troppe, si decretò che la visita alla chiesa di Castello invece di aver luogo nel giorno dedicato a San Lorenzo Giustinian che veniva l’otto gennaio, fosse trasferita l’otto settembre, giorno della “Natività di Maria Vergine” e così si toglieva una festa di palazzo.

Quindi il giorno otto settembre, il Doge, la Signoria e il Senato si recavano in forma solenne a San Pietro di Castello: preso imbarco al Molo nei peatoni ducali rimorchiati dalle solite barche degli arsenalotti sbarcavano alla riva del Campo San Piero accolti dal patriarca, dai canonici, dai preti della cattedrale tra i quali, il più giovane, recava il grande stendardo del Santo che aveva figurato nella funzione di canonizzazione in San Pietro a Roma. I quattro fiocchi di oro tenuti da quattro patrizi della famiglia Giustiniani, e al suono delle trombe ducali il corteo si recava in chiesa addobbata con magnificenza regale.

L’organo suonava, l’incenso bruciava nei turiboli, i preti cantavano le “Laudi” al primo patriarca, e il doge pregava genuflesso dinanzi all’altare su cui stava il sarcofago del Santo circondato da cere. La cerimonia non durava che circa mezz’ora, ma fino a tarda sera durava la sagra nel campo di San Piero, nei campielli e nelle calli attigue, sagra in onore del beato Giustiniani, mentre nel vicino Campo delle Vergini, davanti “al Monastero di Monache Agostiniane, dette le Vergini” si festeggiava “la Natività di Maria Vergine“. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. Il Gazzettino 8 settembre 1932.

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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