Il pane biscotto della Repubblica durava più di 150 anni

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Fabbrica del biscotto. Isola di Sant'Elena

Il pane biscotto della Repubblica durava più di 150 anni

Nell’isola di Sant’Elena, allora una delle più belle della laguna verso il mare sorgevano ai tempi della Repubblica i forni per il biscotto delle milizie. Erano ben trentaquattro forni “di magnifica e rara struttura nei quali la Serenissima impiegava trecento persone tra cui cento di origine tedesca“. Sulla porta principale, che dava ingresso allo stabilimento, vi era nel 1758 un Leone in marmo il quale teneva fra le zampe anteriori, invece che il solito libro, lo stemma del doge Francesco Loredan, allora regnante, a testimoniare il restauro fatto in quell’epoca dal governo, e le cure mai risparmiate per la grandiosa fabbrica sorvegliata da due patrizi, i Provveditori al biscotto.

E difatti il biscotto veneziano, che non soggiaceva mai all’attacco del tarlo, aveva fama europea. Quale fosse il segreto della sua lavorazione ora s’ignora del tutto, e solo rimane un curioso particolare che ne attesta l’eccellenza della qualità e il magistero della confezione.

Racconta l’ingegnere Giovanni Casoni morto nel 1857; “Nel 1821 venne offerta ad alcuni mercanti una grossa partita di biscotto lasciata dai Veneziani nei magazzini del forte di Candia, insieme a ceci, fave e riso, allorché nel 1669 Venezia perdette l’isola famosa. I Turchi, come è loro costume, non si occuparono mai di quei depositi, e solo dopo centocinquanta anni e qualcuno che li scoprì venne l’idea di vendere le mercanzie. Tutto era guasto, il solo biscotto dopo un secolo e mezzo era sanissimo, niente disgustoso al palato, niente ripugnante allo stomaco, anzi senza alcuna preoccupazione, era ancora gustoso” (1)

(1) Giovanni Malgarotto. Il Gazzettino 22 luglio 1925.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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