I delitti al Ponte dei Miracoli

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Ponte dei Miracoli. Sestiere di Cannaregio

I delitti al Ponte dei Miracoli

Racconta Marin Sanudo, il celebre diarista, che il 13 novembre 1514 “se intese questa note per mezo il ponte di la Madona di Miracoli, a hore do di note fo dà de uno fusetto (pugnale) a Zuane Pisani, zovene di anni diecioto, ed subito murite“. Per quante indagini si facessero non fu possibile scoprire chi avesse ammazzato né di scoprire mai la causa di quel delitto, e soltanto il buon Sanudo commenta: “siché si fa di strani casi la notte specie in lochi deserti, et vine morti assa’ in questa terra con fusetti“.

Non solo di notte, ma anche di giorno avveniva qualche delitto in quel tranquillo angolo di Venezia, un anno dopo, il 27 gennaio 1515, di mattina “ussita fuora di la chiesa di santa Maria di Miracoli una bellissima dona, nomata Samaritana Zon, moier de Zuane Beneto ed essendo su la riva per montar la gondola, una maschera sentata sopra al ponte de li Miracoli se mosse et li dete di un fuseto et li taiò el viso da l’ocio fino a la bocha si che dita dona sarà guasta in tutta la soa vita“.

Il delitto fece rumore tanto più che lo Zon era conosciutissimo come uno dei più agiati mercanti di Rialto, e la Signoria nello stesso giorno decretò una taglia di seicento ducati, a colui che avesse dato informazioni sul colpevole. Due giorni dopo veniva arrestato un tale Cardin Capodivacca di Padova, ma risultò fin dai primi interrogatori la sua innocenza mentre da alcune rivelazioni avute si procedeva contro il patrizio Piero Tiepolo quodam Paolo della contrada di Sant’Apollinare. Il Tiepolo veramente colpevole e che si era vendicato della donna per le ripulse alle sue proteste d’amore, era ormai fuggito e contro di lui il Consiglio dei Dieci non potè decretare che il bando perpetuo e la pena di morte nel caso fosse arrestato.

I Signori di notte fecero da quel giorno una più attiva sorveglianza nella contrada di Santa Marina, e al ponte dei Miracoli, dinanzi ad una Madonnina regalata da sier Marco Badoer, venne acceso durante la notte “uno cesendelo“, piccola lampada, d’ordine del capo contrada Alvise Zanutti.

Nel 1713 sul ponte dei Miracoli aveva bottega “un caregheta”, fabbricante di sedie in dialetto chiamate “careghe“, il quale teneva come garzone di bottega un giovane di sedici anni, tale Antonio Codoni, nativo di Sospirolo in quel di Belluno. Una mattina nacque questione tra il grazone, che abotava in casa del padrone, e la serva certa Marietta di Campalto,e il giovane dopo averla ben bene ingiuriata le scagliò un bicchiere ferendola sulla testa, per cui “il caregheta“, accorso alle grida bastonò il giovinastro e lo licenziò sull’istante.

Il Padoni giurò di vendicarsi, e seduto sul ponte dei Miracoli o sulla riva vicina passava parecchie ore della giornata in attesa del momento propizio. Nel pomeriggio del 26 giugno egli vide il suo vecchio padrone allontanarsi verso Zanipolo: la serva era finalmente sola. In due salti fu in casa, prese per il collo la Marietta e giù coltellate all’impazzata finché non la vide stramazzare al suolo in un lago di sangue. Al rumore della lotta, alle grida della poveretta accorsero i vicini, l’assassino venne subito arrestato, da donna era già morta.

Condannato al capestro, il 3 luglio 1713 doveva aver luogo l’esecuzione dell’assassino tra le due Colonne della Piazzetta di San Marco, e il carnefice, che era quasi sempre un fante del Consiglio dei Dieci, stava preparando il laccio, quando alcuni barcaiuoli del vicino traghetto gli osservarono che quel laccio era troppo lungo. Il carnefice arrogantemente rispondeva: “Quando lo farò per voi, lo farò a modo vostro“.

Intanto cominciò a suonare la campana del Maleficio, il condannato uscì dal Palazzo Ducale, la grande folla che gremiva la Piazzetta si aperse al suo passaggio, gli fu messo il laccio al collo, ma essendo veramente troppo lungo il paziente prima di morie soffrì per qualche tempo orribili convulsioni. A questa vista i barcaiuoli gridarono, la folla fece eco, si percosse il canefice e racconta un codice della nostra Marciana che “molta gente andò in acqua, fu persa molta roba, e stroppiate molte persone nel cader a terra una sopra l’altra et molti ne morì affogati, che fu proprio una gra strage di popolo“.

Due giorni dopo “il caregheta del ponte di Miracoli” regalava alla chiesa di Santa Maria venti ducati per l’esequie della povera Marietta di Campalto e per tutti quei morti di cui la causa fu Antonio Codoni, il feroce assassino.

Negli ultimi anni della Repubblica, aveva preso stanza quasi giornaliera sul ponte dei Miracoli una vecchia mendicante di Murano, tale Rosaria; non parlava mai ma soltanto tendeva la mano per l’elemosina e le monache dell’attiguo convento le porgevano ogni giorno gli avanzi della loro mensa. Il 15 marzo 1782 la mendicante moriva in una misera stamberga di Murano, ma quale non fu la sorpresa di tutti quando si seppe che al prete, suo confessore, aveva affidato la somma di quattrocento ducati per essere conseganti, quale suo lascito, al convento di Santa Maria dei Miracoli. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. Il Gazzettino 1 giugno 1931.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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