I decreti in Erbaria a Rialto

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Palazzo dei Carmelenghi. Sestiere di San Polo

I decreti in Erbaria di Rialto

Il grande mercato di Rialto, che dava frutta, verdura e ortaggi a tutte le botteghe della città era anticamente chiamato “Erbaria“, e si svolgeva sopra una vasta fondamenta costruita di legname sul Canal grande, vicino al Ponte di Rialto; solo nel 1398, dice la cronaca Savinafo compida de piera la fondamenta, la quale giera in prima de legname, comenzando ai Camerlenghi de Comun fino ai traghetto qual va a Santa Sofia, zoè alle barche che se va a Padoa“.

Le grosse barche dell’estuario cariche di frutta e verdura approdavano a Rialto dove un gastaldo, d’accordo con il “Console dei mercanti” stabiliva il prezzo di vendita che doveva iniziare la gara, e le numerose ceste, le grandi casse, le corbe ricolme venivano in breve acquistate e trasportate nelle botteghe. Da Rialto poi le erbe e la frutta erano distribuite ai negozi della città che aveva nel 1770 centicinquanta botteghe di erbaggi e duecento dieci di frutta essendo allora distinta l’arte degli Erbaroli da quella dei Frutaroli.

Gli erbaroli avevano la loro Scuola in Fondamenta San Gioachin, i fruttaroli avevano la loro in una corte adiacente alla calle della “Casseleria” a Santa Maria Formosa, e un piccolo oratorio dedicato a San Giosafat, il santo protettore degli orti.

Ma tra i confratelli dei fruttaiuoli sorse nel 1401 un aspro dissidio: Nicolò, “frutarol a san Zeminian“, San Geminiano in piazza San Marco, accusava i fruttaiuoli di Rialto di far camorra nella compera delle frutta, in tacito consentimento con il “Console dei mercanti“, e l’arte si divise in due campo, che dava ragione a Nicolò e chi parteggiava per i negozianti rialtini. La questione, come avviene sempre tra partiti opposti, divenne seria e il 14 maggio 1401 nella sede della scuola in Casselleria, dove erano raccolti molti confratelli, la lite si inasprì in tale maniera che dalle parole e dali insulti si passò ai fatti, e furono pugni e colpi di bastone tra di due partiti.

Il gastaldo e il vicario dell’arte ricorsero al doge, allora il Serenissimo Michele Steno nel suo primo anno di dogado, e il doge chiamati i più autorevoli mercanti della confraternita volle sapere il dissidio, esaminò e ponderò la questione, e risolse di riunire nel pomeriggio del 9 giugno tutta la scuola nella sala del Collegio per calmare gli animi e rappatumare le persone.

E così fu, i frutaroli grati al principe di quell’accordo stabilirono fi fargli un presente di parecchi poponi, volgarmente chiamati “meloni“, primizia saporita della fine del mese di giugno. Ma tanta fu la gratitudine di quella concordia, opera del doge Steno, che la confraternita ordinò che ad ogni principe nel suo primo anno di principato, un dato giorno, fossero con solenne processione offerti parecchi “meloni” dai soci della scuola. E difatti scelto il giorno, il 25 luglio, nel mattino i fruttaioli si radunarono tutti, e  da Campo Santa Maria Formosa per la Merceria e la Piazza di San Marco si recarono in Palazzo Ducale a fare il goloso dono al Doge. (1)

Testo di un’iscrizione murata sulla facciata del Palazzo dei Camerlenghi verso il Canal Grande e l’Erbaria:

IL PRENCIPE FA SAPER
ET E D’ORDINE DELLI ILLVSTRISSIMI ET ECCELLENTISSIMI SIGNORI PROVEDITORI AL SAL COME QV
ELLI, HANNO LA TOTALE GIVRIDITIONE SOPR AL’ISOLA DI RIALTO CHE ESSENDO RISSOLVTA E
FERMA INTENZIONE DI SUE ECCELLENZE, CHE GLI HORTOLANI DI CHIOZA, PELESTRINA, M
ALAMOCO, SANTO ERASMO, VIGNOLE, ZVECCA, LIDO, TRE PORTI, E DI QVESTA CITTA’ E MUR
AN CHE VENGONO A VENDER IN QVESTA CITTA’ NELL’ISOLA DI RIALTO SOGETTA AL MAGIS
TRATO DI LORO ECCELENZE NEI STAH ASSEGNATI A MEDEMI ORTOLANI CHE E NELL ERB
ARIA CHIAMATA PESCARIA VECHIA POSSINO SMALTIRE LA ROBBA CHE CONDVCANO A BE
NERITIO E COMODO VNIVERSALE DELLA CITTA’ CON TVTTA SICVREZZA NE RESTINO IMPR
OPRIAMENTE MOLLESTATI O PREGIVDICATI DA CHI SI SIA FRVTAROL ERBAROL O ALTRA
PERSONA SI FA PVBLICAMENTE INTENDER CHE CADAVNO SIA CHI ESSER SI VOGLIA CHE AR
DIRA IN OGNI TEMPO DELL’ANNO A PORTAR DANNO A DETTI ORTOLANI FACENDOCI LEC
ITO CONTRO LA LORO VOLONTA’ ENTRAR NELLE LORO BARCHE ALLE RIVE DI DETTA
ERBARIA ET INGERIRSI A MANGIAR O PIGLIAR LA ROBBA DA ESSI CONDOTTA CON FORME
INDIRETTE O NON PAGANDO QVELLA INNANZI LEVARLA D’ESSE BARCHE SARA’ EVERA
MENTE PVNITO CON IRREMISSIBIL PENA DI TRE TRATTI DI CORDA E NON ESSENDO AB
ILE DEE ESSER POSTO VN’HORA DI BERLINA ET ALTRE PENE AD ARBITRIO DI SVE ECCEL
ENZE, ESSENDO CONVENIENTE CHE LE PERSONE, CHE PORTONO IN QVESTA CITTA’ VITV
ARIA SIANO BEN TRATTATI RESTANDO PERCIO’ GLI HORTOLANI STESSI OBLIGATI ET INCAR
ICATI IN CASO DI MOLESTIA, CAPITAR AL MAGISTRATO DI SVE ECCELLENZE A DARNE CO
NTO E NOTITIA PER LE PROPRIE RISOLVZIONI, SOTTO PENA ANCO A LORO D’ESSER CORR
ETTI AD ARBITRIO DI SVE ECCELLENZE, ET LA PRESENTE SIA SCOLPITA DI MA
RMO A CHIARA INTELLIGENZA DI CADAUNO
DATA DAL MAGISTRATO ECCELLENTISSIMO DEL SAL LI 13 MARZO 1688.
MARC’ANTONIO PASQUALIGO PR.
PIETRO LOREDAN P.
OTTAVIAN PISANI PR.
ANTONIO BOLLANI PR
ADDI 10 GIUGNO 1688. PVBBLICATA, PER ME GIACOMO PALACIOL COMANDADOR DEL DETTO
ECCELLENTISSIMO MAGISTRATO.
ILLARIO BONERI, SCONTRO, SAL CASS. ….LA

Testo di un’altra iscrizione in una colonna delle Fabbriche Vecchie in Erbaria:

TARIFA DELLE VTILITA DEL
PESADOR DE FRVTTI FRESCHI
STABILITA DAL MAGISTRATO ALLE TARIFFE
APPROVATA DAL CONS.O ECC.O DI 40
AL CRIMINAL AL 1726 16 MARZO
OLTRE LE QVALI NON POSSANO NE IL
PRINCIPAL NE LI SOSTITVITI TVOR
NE DI MANDAR COSA ALCVNA SOTTO
LE PENE DELLE LEGGI
CON IL PESO DI CADAVN CESTO
CORBA SOMMA CASSA O ALTRO COLLO
DE FRVTTI HAVER DEBBA COME SEGVE
SINO A LIRE 60 DI PESO SOLDI VNO — 71
SINO A LIRE 200 SOLDI DVE —72
PER QVALSIVOGLIA MAGGIOR SVMMA DI
PESO SOLDI QVATTRO — 74
GIO BATTA LIPPAMANO INQ.
FRANCESCO BATTAGGIA INQ.
SIMON. CONTARINI INQ.
NICOLO MARCHESINI SEC.O

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 23 ottobre 1932

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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