Fontana di Campo San Beneto

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Fontana di Campo San Beneto

Fontana di Campo San Beneto

Piccola fontana a colonna ottagonale in ghisa, con un grande beccuccio ricurvo, da dove fuoriesce l’acqua a getto continuo.

Campo San Beneto. Chiesa di San Benedetto. Quel Giovanni Tiepolo patriarca, al quale è attribuita la fondazione di questa chiesa, nei primi anni del secolo XVII, non ne fu che il generoso restauratore. La prima origine di essa si diceva sconosciuta, quantunque antichissima; però nuovi e sicuri documenti ne attribuiscono il merito ai Caloprini, Burcaldi, Burcalli poi Rergalli, ed ai Falieri; alla qual sentenza pare aggiungere peso la notizia comunemente registrata, avere Domenico e Giovanni Faliero, fratelli, ceduta questa chiesa l’anno 1013 al monastero di Brondolo. Essa era parrocchiale, molto tempo prima di siffatta donazione, onde i monaci di San Michele di Brondolo, i quali allora appartenevano alla regola di San Benedetto, deputarono al governo della chiesa un prete secolare. Ma desertato il monastero da Ezzelino, e dato da papa Gregorio IX ai monaci Cisterciensi della Colombo di Piacenza, questi vollero fare uno dei loro parroco di San Benedetto; però essendosi opposto il vescovo di Castello, i monaci si piegarono ancor essi ad eleggere un sacerdote secolare, riserbato all’abate di Brondolo il diritto della elezione nonché della destituzione. Il monastero di Brondolo nuovamente distrutto sul principio del secolo XV, durante le guerre contro i Genovesi, fu assegnato alla congregazione dei canonici regolari dell’isola di Santo Spirito; ed essi pure continuarono a instituire parroco di questa chiesa un sacerdote secolare Il quale abbandonando troppo spesso il proprio gregge per la sottigliezza della prebenda, e il fatto non accomodando ai parrocchiani, essi ottennero l’anno 1435 dal pontefice Eugenio IV, e colla intercessione di San Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia, che la chiesa loro fosse dichiarata indipendente. Il santo patriarca ricevette dall’abate di Brondolo la cessione della chiesa, che per conseguenza non poteva essere spontanea come lasciò scritto taluno; e ne divideva egualmente le rendite fra il parroco ed i tre titolati. La chiesa stava per cedere alle ingiurie dei tempi, quando l’anno 1619 fu incominciata a riedificare a spese del piissimo patriarca di allora Giovanni Tiepolo; fu consacrata nel 1695, nel 1810 resa succursale a San Luca. Stimatissimo è l’erburneo Crocifisso nel primo altare alla destra, e più ancora, in onta a qualche lieve difetto, la pala di Bernardo Strozzi, meglio col titolo di Prete Genovese, nell’altare di mezzo. Essa rappresenta le matrone romane che sciolgono San Sebastiano, e staccano le frecce onde è trafitto il suo corpo. Negli altri altari sono un San Benedetto con la Carità e la Speranza, San Giambattista e la Fede; ed un altro San Benedetto che a Maria Vergine raccomanda un parroco della sua chiesa; opere di Sebastiano Mazzoni, pittore fiorentino del secolo XVII. Una tavola con Nostra Donna, i Santi Antonio da Padova e Francesco d’Assisi, ai quali ella porge il Bambino, con altri Santi, di Antonio Fumiani; e un San Francesco di Paola di Giambattista Tiepolo, pala in cui l’artista, meritamente famoso per molti ragguardevoli dipinti, e giudicato inferiore a sé stesso. Il miracolo del Santo che trae vivo dal forno un agnello già cotto, dipinto nella mezza luna sovra l’ultimo altare. e opera di Gaspare Diziani. (1)

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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