Pozzo fontana di Campo Santa Maria Zobenigo

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Fontana di Campo Santa Maria Zobenigo

Pozzo fontana di Campo Santa Maria Zobenigo Geremia

Pozzo con un beccuccio da dove fuoriesce l’acqua a getto continuo.

Campo Santa Maria Zobenigo. Zobenigo secondo alcuni e corruzione di Jubanico, nobile famiglia, che avrebbe fondata la chiesa parrocchiale; secondo altri è l’antichissimo nome dell’isola sopra la quale si innalzò questa parrocchia. A stabilire l’antichità di questa parrocchia e del suo nome vale quanto si legge negli scrittori, che il muro negli antichissimi tempi innalzato, per difendere la città dall’impeto delle acque e dai nemici (a. 902), venne condotto dall’imboccatura del rio di Castello sino a Santa Maria detta allora in Jubanico.

Chiamasi ancora Santa Maria del Giglio, perché la chiesa è consacrata a Nostra Donna Annunziata, e in pittura si suole esprimere il mistero dell’Annunziazione con la Vergine che sta raccolta in orazione e con l’Angelo che le apparisce tenente in mano un giglio. Questa parrocchia si ingrandì nel 1810 con parte delle soppresse parrocchie di San Moisé, di Sant’Angelo, di San Maurizio, e con intera la parrocchia di San Fantino.

Chiesa di Santa Maria del Giglio. Fra le antichissime famiglie venete delle quali non rimangono altre memorie che quelle tramandateci dai monumenti della singolare loro pietà, e insigne la famiglia Grubanico, il cui nome dura tuttavia, quantunque corrotto, nella chiesa di Santa Maria del Giglio, ossia di Santa Maria Zobenigo, eretta forse in compagnia degli Erizzi, dei Barbarighi, dei Graziaboni e dei Semitecoli, certo in remotissima età, quantunque ignota per l’appunto. Di fatto fu chiesa matrice, da cui dipendevano San Moisè, San Fantino, San Maurizio, San Benedetto, Sant’ Angelo, San Samuele, San Gregorio, San Vito, Sant’ Agnese, Santi Gervasio e Protasio, San Barnaba, e San Raffaele Arcangelo. Arse del 966, e del 1103 per conseguenza delle feroci sedizioni di quei tempi. L’ anno 1680, minacciando nuovamente di cadere, fu nella presente forma riedificata per le cure del parroco Ludovico Baratti e colle elargizioni dei fedeli; fra i quali si segnalò la famiglia Barbaro, che spese trentamila ducati nella sola informe facciata, sulle cui nicchie stanno i ritratti di cinque di essi Barbari devoti e muniti, e per colmo di stravaganza le piante topografiche di Roma, Candia, Padova, Corfù, Spalato e Pavia scolpite sui pilastri delle colonne. L’architetto è il Sardi. Più lodevole e l’architettura interna, quantunque sia in molti luoghi deturpato di fregi contorti, di cartellami e di rabeschi. Sette sono gli altari Nel primo a destra e il busto del parroco Baratti sotto la Natività di Nostro Signore quadro di Giambattista Volpato. La tavola con Nostra Donna, San Antonio e il martirio di Sant’Eugenio è di Carlo Loth. Nel secondo è una buona statua del beato Gregorio Barbarigo del Morlaiter; nel terzo la visita di Nostro Signore di Jacopo Palma; nell’altar maggiore la Comunione degli Apostoli e un bel mosaico di pietre fine di Gio. Comin; il trasporto della Santa Casa di Loreto nel soffitto è di Antonio Zanchi; l’Annunziata è una bell’opera di Girolamo Salviati; e i quattro Evangelisti e l’Adultera del Tintoretto; finalmente i busti di Giovanni Contarini e di Giustiniani sono di Alessandro Vittoria. Nel primo altare a sinistra è il Salvatore in gloria, Sant’Agostino e Santa Giustina, di Jacopo Tintoretto, e il busto di Andrea de Vescovi sacerdote, che molto meritava della chiesa, sotto l’Assunzione di Maria Vergine del Volpato. Nell’altare di mezzo sono quattro quadretti del Vivarini, il busto del parroco Antonio dei Vescovi, e lo Sposalizio di Nostra Donna dello Zanchi, di cui è pure la tavola dell’ultimo altare con Maria Vergine e il martirio di Sant’Antonio prete. Sulla porta è una bella Cena di Giulio del Moro, e la funzione del sabato santo, che anticamente si celebrava in questa chiesa come matrice, di maniera palmesca. Il soffitto fa dipinto dallo Zanchi, dal Magiotto e da Giuseppe Angeli. Nella sagrestia una Nostra Donna con un San Giovanni si attribuisce a Rubens; un Cristo in croce è del Bassetti; Abramo che parte il mondo, dello Zanchi; l’adorazione dei Magi e copia del Padovanino; e gli apostoli Jacopo e Andrea, dello Zanchi.

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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