Gli amori di Elisabetta Caminer, una giornalista del Settecento

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Elisabetta Carminer (1751-1795)

Gli amori di Elisabetta Caminer, una giornalista del Settecento

Elisabetta Caminer, chiamata Bettina, nata il 29 luglio 1751, cominciò appena quindicenna a scrivere sull’ “Europa letteraria“, una rivista mensile pubblicata a Venezia da Domenico Caminer suo padre, impenitente grafomane, sebbene di molto ingegno.

La Bettina era di una bellezza affascinante, ma di una grande leggerezza e con le sue civetterie di perfetta fraschetta faceva ammattire il buon Domenico, che, sebbene avesse nella figlia una buona collaboratrice, pure con quel permanente desiderio d’amore gli metteva lo scompiglio nella redazione e nella tipografia. Due copisti furono i suoi primi amori e dai copisti saltò, di punto in bianco, al marchese Albergati di Bologna, e da questi ad un giovane abate, Alberto Fortis, amante molto più delle femmine che del messale.

Il padre cercò di maritarla e vi riuscì, dopo infinite ricerche, con il dottore Antonio Turra, medico di qualche grido, che abitava nella contrada di San Barnaba e che si era innamorato di quella superba bellezza. Ma neppure il matrimonio calmò la Bettina, e tra un bacio al marito ed un articolo sull’ “Europa letteraria” continuava la tresca con l’abate Fortis, che il Gradenigo ci descrive come “una profumeria ambulante, in abito di velluto, parrucca con cipria, calzette fiammeggianti e grandi fibie d’argento“. Giambattista Mutinelli, famoso maldicente, scaraventò all’abate Fortis un libello dove la Bettina era chiamata “femmina del bovin bestiame in fregola“.

La Bettina non ci badò, e anzi volse i suoi amori al patrizio Bernardino Gritti, allora uno dei tre capi della Quarantia Criminale e fratello del poeta Francesco; e lo stuzzicò con versi e prose a lui dedicati, ed il Gritti, capito il gergo, non fece naturalmente il casto Giuseppe. Ma fu per il nobilomo una grande delusione, poichè, dopo il tanto desiderato convegno, egli ebbe a dire: “E versi ho fatto a questa bella cosa, che neppur merita una cattiva prosa“.

Nel 1774 l'”Europa letteraria” si trasfomò nel “Giornale enciclopedico“, rivista settimanale di circa 50 pagine, e Bettina ne era, con il padre, la redattrice più importante, pur mantenendo sempre vivo il bisogno di amore. Ed ecco apparire il prete Giuseppe Manzoni, in pubblico era un santo, ma in privato un gran libertino; ed ecco l’avvocato veneziano Giuseppe Giupponi, al quale quella benedetta Bettina, non mai sazia, scriveva: “Quando verrà, delizia mia, mio nume che insieme ci raccolgano le piume?“.

Elisabetta Carminer Turra morì nel 1795 a soli 45 anni, e chi disse che morì per l’abuso di liquori, altri di cancro ad una mamella, altri ancora per “qualche incomodo di galanteria“. Fatto è che Bettina era morta, e fu allora che anche il “giornale enciclopledico” dovette sospendere per sempre le sue pubblicazioni. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 27 novembre 1923.

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