La villeggiatura delle famiglie veneziane

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Villa Pisani detta anche "la Barbariga". Strà

La villeggiatura delle famiglie veneziane

Nei tempi antichi le famiglie nobili veneziane facevano la loro villeggiatura nelle isole prossime alla città e particolarmente in quella di Murano, ma con l’estendersi dei domini repubblicani in terraferma, la bella riviera del Brenta accolse i nostri patrizi e sorsero palazzi e ville e giardini, luoghi di delizia e di pacifico ritiro dalle cure e dalle lotte del governo. La villeggiatura cominciava il giorno dopo la festa di San Girolamo, verso il 30 settembre, ed in campagna nel Seicento si passavano le serate, dice la Giustina Renier nelle sue Feste, giocando al famoso gioco dell’oca e bevendo vin dolce, ma nel Settecento, soggiunge il Goldoni, c’era il faraone, la bassetta e la donnetta.

Comunemente per andare in villa si pigliava il Burchiello, un piccolo naviglietto che partiva dal Molo, vicino al Ponte de la Pagia, e su per il Brenta percorreva tutta la riviera; il battello era coperto e consisteva in una sala e stanzetta contigua. il tutto adorno di specchi e pitture, fornito di scaffali, panche, tavoli, sedie. I letti stavano a prua ed a poppa, ma per lo più, durante la notte, il Burchiello si fermava e i viaggiatori scendevano a dormire negli alberghi.

La vita più attiva dei villeggianti si svolgeva di notte: si giocava, si ballava e si faceva all’amore ed erano celebri nel 1775 le notti di casa Pisani nella splendida villa di Strà in cui Pietro Vettor Pisani, procuratore di San Marco, riuniva intorno a sè tutta una schiera di amici ed amiche con la sola divisa di darsi bel tempo in qualuque maniera. E ne escogitavano delle maniere di ogni forma e di ogni colore!

Antonio Farsetti ultimo rampollo della famiglia patrizia e morto in miseria a Pietroburgo nel 1808, era il gran matto della compagnia ed una notte, verso le due, la nobildonna Maria Barbarigo, quasi sessantenne, se lo vide capitare in camera da letto, vestito da ballerina con le sottanine corte, e accompagnato da quattro o cinque suonatori di cembalo, ballare la furlana. La povera signora rise da donna di spirito ma il giorno dopo fece porre internamente sull’uscio un buon chiavistello.

Gaspare Gozzi ed il pungente Baretti erano spesso invitati dal Pisani, ed una volta vi andò anche il Goldoni, ma fu apparizione fugace, chè il buon Carletto preferiva la villa Widman a Bagnoli, nel distretto di Padova, dove si recitavano commedie nelle quali il conte Widmann faceva con molto successo la parte di Arlecchino. E forse a Bagnoli venne al Goldoni l’ispirazione di quella famosa trilogia che svolge la villeggiatura nelle sue tre fasi maggiori: la smania di andarvi, le avventure insidiose ed il triste ritorno.

Nel settecento, conclude il Goldoni, la villeggiatura, specialmente a Venezia, era fanatismo e la campagna diventava un affare di lusso, di fatica, di sperpero, anziché di sollievo, di passatempo, di riposo. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 21 novembre 1923.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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